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Ecco perché Slow Medicine non è una moda passeggera

di Luigi Arru

20 APR - Gentile Direttore,
mi permetto di intervenire in merito alla garbata lettera che il Presidente Omceo di Bologna ha inviato al Dottor Vito Gaudiano, responsabile scientifico del convegno organizzato dall'Omceo di Matera sulla Slow Medicine, dove ho avuto il piacere di essere invitato per tenere una relazione nella mia funzione di Assessore dell'Igiene e Sanità e dell'Assistenza Sociale della Regione Sardegna.
 
Mi permetto di intervenire per raccontare quel che ho scelto di fare con una delibera di Giunta. La Regione Sardegna con la delibera N 54/11 del 10-11-2015, ha deciso di firmare un accordo con Slow Medicine, prima, e ad oggi mi risulta, unica regione italiana. La scelta che personalmente ho favorito, non nasce da motivazioni legate ad una adesione acritica ad una moda del momento, né a semplici, ma a volte obbligate scelte "ragionieristiche", ma da una profonda analisi della Sanità in Sardegna che parte da considerazioni demografiche, epidemiologiche e dalla fotografia dell'organizzazione del Servizio Sanitario Regionale,

 
Dallo studio dei numerosi dati sia amministrativi che sanitari che mi vengono presentati utilizzando più fonti (analisi SDO, PIANO nazionale esiti, Atlante Mortalità Evitabile, Analisi della Spesa Farmaceutica) emerge chiaramente un quadro che richiede un approccio ed un metodo che ho cercato di sintetizzare a Matera utilizzando il titolo di un libro di Edgar Morin "la sfida della complessità".
 
Le scelte che propongo come Assessore, politico, sono ovviamente condizionate, direi inevitabilmente, dal fatto che per 28 anni ho fatto il medico ospedaliero in un reparto di ematologia e che per 10 anni ho avuto il piacere di fare il Presidente Omceo di Nuoro. Quella cultura medica, modello ippocratico?, (pongo il punto interrogativo per difficoltà personale nell'inquadrarmi in un solo modello) che mi ha accompagnato, si è dovuta arricchire e confrontare con una cultura di governo della sanità che mette al centro il cittadino, che ha allo stesso tempo il compito di valorizzare la funzione di tutti i professionisti sanitari, tenendo conto che rispetto al modello di relazione classico medico-paziente, esiste il cosiddetto terzo pagante, cioè lo Stato, e nel nostro caso la Regione Sardegna.
 
Il terzo pagante, la Regione, cioè si pone come ente garante della tutela del diritto alla salute non potendo dimenticare che ha il compito di identificare le risorse economiche necessarie, risorse da individuare con atti deliberativi che debbono tenere conto delle risorse necessarie per far funzionare altri settori rilevanti della società (istruzione, lavori pubblici, politiche del lavoro, politiche del welfare).
 
Da clinico e da cultore per lungo tempo della Evidence Based Medicine, so che nessuna imposizione governativa, medicina amministrata, può togliere la discrezionalità finale della scelta al medico nella prescrizione di indagini di laboratorio, indagini radiologiche, terapie, ma come governo e terzo pagante ho il dovere di chiedere ragione della scelte al professionista, perché devo essere si garante della presa in carico che il medico é chiamato ad attivare ma devo essere garante allo stesso tempo anche degli altri cittadini che in una logica di insieme possono risentire di scelte effettuate privilegiando esclusivamente il modello classico medico paziente (Scienza e Coscienza). In sintesi tutelo la sua "coscienza" ma devo poter discutere della "scienza" utilizzata.
 
Ma cosa c'entra in tutto questo “Slow Medicine”? Una piccola premessa, personalmente mi piace di più il nome originale "Scegliere Saggiamente" movimento che non penso sia nato in contrapposizione ad altri modelli culturali di medicina, pensando che i medici non facessero scelte sagge per il cittadino!
 
L'idea partita dall'American Board Internal Medicine, dalle società scientifiche, si poneva l'obiettivo di capire, in un contesto sanitario diverso e più ricco, quali scelte diagnostiche e terapeutiche, fossero realmente utili per il cittadino paziente, prendendo in considerazione anche i potenziali rischi. L'obiettivo del movimento "Choosing Wisely" è prima di tutto quello di identificare tra le numerose opzioni i reali benefici per il cittadino ancor prima che motivazione sui possibili risparmi, che non possono non essere valutati quando si realizzano evitando azioni che non diano reale beneficio.
 
Concluderò per rispondere al collega specialista urologo Giancarlo Pizza, svestendo i panni dell'assessore e indossando il camice come Luigi Arru: l'ASH, American Society Hematology, ha pubblicato nel 2015 l'elenco delle pratiche che rispettano le motivazioni di "Choosing Wisely". Tra le raccomandazioni si parla dell'uso della TAC nel follow-up dei pazienti trattati per Linfomi Non Hodgkin (Limit surveillance computed tomography (CT) scans in asymptomatic patients following curative-intent treatment for aggressive lymphoma:...Il monitoraggio con TAC in pazienti asintomatici in remissione completa dopo 2 anni può essere dannoso per il piccolo ma progressivo rischio di tumore indotto da radiazioni; è anche costoso e non è stato dimostrato che migliori la sopravvivenza).
 
Mi autodenuncio ho seguito queste indicazioni quando ero in ospedale, le ho spiegate alla Persona, le ho discusse con lui, le ho condivise con gli altri componenti del team!
 
In questo modo metto al centro il paziente, offro le migliori opportunità della medicina basata sulle prove di efficacia, riduco il rischio di effetti collaterali e riduco i costi inappropriati. Slow Medicine dal mio punto di vista è uno degli strumenti per affrontare la sfida della complessità, mettendo attorno ad un tavolo cittadini, professionisti e amministratori in un costante dialogo e confronto per tutelare nel modo migliore articolo 32 della Costituzione.
 
Luigi Arru
Assessore alla Sanità della Sardegna

20 aprile 2016
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