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Nascite in sicurezza. Non è con il reato di violenza ostetrica che si tutela la salute alla nascita

di Antonia Carlino (Cisl Medici)

22 APR - Gentile Direttore,
non è con l'introduzione del reato di violenza ostetrica nel nostro codice, come prevede la proposta di legge, a firma Zaccagnini, che si raggiunge l'obiettivo salute della nascita. E’ quanto mai puerile per non dire balzano in una Italia, con un ordinamento giudiziario che prevede la responsabilità medica ancora come reato penale, pensare a una ulteriore forma sanzionatoria. Sembrano gli editti contro la peste, di manzoniana memoria!

Se ci sono casi di malasanità, essi vanno perseguiti col dovuto rigore nelle aule di giustizia.

Ma se noi parliamo di problemi nella assistenza alla nascita e nelle garanzie di salute per madre e figlio, essi vanno affrontati nella giusta angolazione per individuare cause e indicare soluzioni. Non certo soluzioni che innescano meccanismi a cascata di medicina difensiva, difficilmente controllabili.

Le criticità nell’assistenza alla nascita ci sono e vanno affrontate con prontezza e precisione e sono quelle emerse anche dalle ultime indagini ministeriali sugli spiacevoli, per non dire tragici, fatti in sala parto dell'ultima settimana del 2015. Esse rilevano, non tanto atipie nell'assistenza alla nascita fisiologica, ma mancata tempestività nella diagnosi e assistenza a travagli patologici.


Il che significa, senza circonlocuzioni, carenze organizzative e formative nel personale medico.

In questi ultimi anni un modello di assistenza alla nascita inadeguato ai bisogni di una popolazione demograficamente cambiata, si è coniugato con il decennale blocco del turn over dei medici e relativo blocco delle assunzioni procurando risultati perversi nell’organizzazione delle strutture sanitarie. Impoveriti nel personale, ridotto al minimo, oberato da turni di guardia sempre più abitualmente frequenti e solitari, in cui il giovane medico è allontanato dal vecchio, si continua ad assistere al mancato trasferimento di saperi e competenze tra le generazioni degli operatori che si avvicendano nella maggior parte degli ospedali italiani.

La relazione tra carico di lavoro e mortalità materna e neonatale è stata indagata già da tempo.

Uno studio giapponese, pubblicato su Jama* nel lontano 2000, ha evidenziato come causa più comune di morte della madre, prima e dopo il parto, siano le emorragie e come questa sia legata alla quantità di lavoro e al ridotto numero di medici specialisti in ostetricia presenti nelle strutture ospedaliere.
Ciò punta il dito su quegli standard ospedalieri latitanti e dotazioni organiche mancanti e sottolinea, se mai ce ne fosse bisogno, l’alto livello di criticità raggiunto con la desertificazione delle piante organiche avvenuta in questi anni.

Tutto questo nei reparti con alto turn over di pazienti produce un eccessivo abbassamento delle cure con l’effetto paradosso di aumento di costi sanitari, legato agli esiti negativi.

I paradigmi di assistenza alla nascita, i cui confini tra fisiologia e patologia sono molto labili, vanno inseriti appieno nella cornice dell'emergenza - urgenza. Quindi è indispensabile la presenza di un anestesista dedicato e di altri specialisti, di cui va curata e va revisionata la formazione. Presenza di un neonatologo e non di un pediatra, di un ostetrico e non di un ginecologo. Specialisti cui sia molto chiara e acquisita la necessaria coniugazione tra il possesso delle abilità tecniche e la forma mentis. Specialisti che operano in organizzazioni in cui sia chiaro e condiviso e definito chi, cosa e quando fa.
La formazione rimane ancora, purtroppo, come ho avuto modo di dire in altre circostanze, il convitato di pietra di questo dibattito.

Per la CISL Medici è necessario un percorso innovativo nella formazione dei medici ostetrici con solido bagaglio curricolare specifico di assistenza alla nascita così come neonatologi cioè specialisti dedicati all’assistenza al neonato e non di pediatri tout court. Questa formazione si deve sposare con un processo di ricerca di standard qualitativi, attualmente presenti in ginecologia, ma assenti o insufficienti in ostetricia. Perché anche l’ostetricia, ove i confini tra fisiologia e patologia sono labili, necessita di procedure e modelli innovativi di assistenza in grado di individuare precocemente le anormalità del travaglio, pensando a soluzioni organizzative mutuate da altre esperienze, come il senior consultant dei paesi anglosassoni, cui far riferimento in caso di gravi emergenze in sala parto. E’ con una innovazione saggia della disciplina e una organizzazione del lavoro ragionevole che si può garantire salute, nella nascita, a madre e figlio.
 
Antonia Carlino
Responsabile dipartimento nazionale politiche di genere e welfare
Segreteria Nazionale CISL Medici 


22 aprile 2016
© Riproduzione riservata


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