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Federspecializzandi: “Serve trasformazione radicale da sistema basato su ‘titoli’ a sistema basato su ‘competenze’”

20 MAG - Gentile direttore,
Le scriviamo dopo aver seguito con attenzione il dibattito che nelle ultime settimane ha animato la discussione in merito alla formazione medica specialistica, a seguito delle proposte presentate nel contesto del disegno di legge delega ex art. 22 del Patto della Salute. 
 
Molti sono stati i commenti che hanno visto contrapporsi opinioni diametralmente opposte, ed essendo la nostra Associazione fortemente coinvolta nella tematica, ci teniamo a presentare il nostro punto di vista, nella speranza di fornire una panoramica esaustiva su quella che potremmo definire una vera e propria “questione formativa” per gli specializzandi, che essendo estremamente complessa rischia di essere spesso banalizzata e ricondotta a facili manicheismi.
 
In primo luogo desideriamo chiarire che l’Ufficio di Presidenza di FederSpecializzandi si esprime in modo nettamente contrario riguardo alla proposta presentata dalle Regioni all’ultima riunione del tavolo al Ministero della Salute, nel contesto del disegno di legge delega ex art. 22 del Patto della Salute.

Come un deja vu ricompare infatti proposta del doppio canale formativo, già commentata e bocciata circa un anno fa, inaccettabile in primis per l’instaurarsi di una netta disomogeneità tra i medici in formazione, venendosi a creare una categoria di medici di serie “a” e una di medici di serie “b”, peraltro in assenza di adeguata definizione e applicazione di standard qualitativi delle strutture in rete formativa e di adeguata definizione dei percorsi didattici. Inoltre, prima la proposta dei Sindacati dei 2 anni in assunzione a tempo determinato su SSN e poi la più esplicita proposta del doppio canale da parte delle Regioni, ci lasciano molto delusi perché è evidente come dietro allo slogan del rinnovamento e del cambiamento si stia mettendo ancora in secondo piano la necessità, da noi più volta espressa, di un reale ripensamento qualitativo e strutturale del sistema formativo medico post lauream, proponendo piuttosto soluzioni che al di là della facciata sono solo il tentativo di trovare negli specializzandi la risposta a problemi di orari di lavoro, di budget e piante organiche.

 
Troviamo altresì deludente e non costruttivo il dibattito a cui abbiamo assistito a mezzo stampa nelle ultime settimane riguardo a questi temi.
Nei giorni della prevista emanazione del Bando per la terza edizione del concorso nazionale di accesso alle scuole di specializzazione di area medica, in molti hanno commentato la proposta dell’Intersindacale, peraltro rimaneggiamento di precedenti versioni e da cui hanno preso le distanze altri sindacati, che ripropone l’assunzione all’interno del SSN a mezzo contrattuale dei medici in formazione durante gli ultimi due anni, espressione della poco e male celata volontà di utilizzare i medici in formazione, peraltro i più formati, a colmare le carenze di organico del SSN.

Ma la cosa che ci lascia più perplessi, e che ci spinge ad intervenire di nuovo nella discussione, è la facilità con cui si vende la proposta come il rivoluzionario strumento di innovazione e revisione dell’intero sistema formativo. Ci sembra estremamente semplicistico pensare che spostare sul SSN gli specializzandi degli ultimi due anni possa rappresentare la risposta ad una serie di problemi molto più complessi relativi alla formazione medica.

Rispondiamo quindi ai colleghi di Anaao, che chiedono di partecipare al “concorso di idee”, che FederSpecializzandi da anni presenta alla stampa e alle istituzioni documenti e proposte che partono dall’analisi sistematica delle problematiche formative e propongono cambiamenti strutturali e articolati, basati sulla riflessione realizzata al livello locale con i medici in formazione. Nel presente articolo, ad esempio, sono riportati molti dei contenuti della nostra proposta formativa presentata all’attenzione dello stesso tavolo politico del Ministero della Salute qualche settimana fa.
 
Quello che chiediamo con forza è la riflessione comune sulla formazione medica, che metta realmente al centro le esigenze di studenti e specializzandi.
E’ ovvio, e lo sosteniamo da molti anni, che il sistema formativo medico post lauream così come è disegnato abbia un enorme problema di sostenibilità, rappresentato dal gap che ogni anno lascia fuori dalla formazione post lauream migliaia di giovani medici, e un altrettanto grande problema di qualità formativa. Porre l’attenzione unicamente sul primo, però, non è solo un parziale, ma rischia di diventare retorico e demagogico.

La situazione impone un ripensamento strutturale e qualitativo del percorso formativo medico ed è davvero necessario il coraggio di saper vedere e lavorare per il cambiamento, lasciando però fuori la strumentalizzazione della figura del medico in formazione.

La proposta che FederSpecializzandi pone da tempo all’attenzione di stampa e istituzioni consiste nella trasformazione radicale del nostro sistema formativo da un sistema basato “sui titoli” in un sistema basato “sulle competenze” e, come descritto dell’articolato del DM 68/2015, nella progressiva assunzione di responsabilità, proporzionale alla progressiva acquisizione di competenza stessa.

La nostra non è solo una proposta tecnica. Questo cambio di paradigma apre la porta ad una serie di cambiamenti strutturali e organizzativi del sistema stesso, molto più consistenti e rivoluzionari di molte retoriche proposte recenti.

Infatti in un sistema basato sulle competenze diviene in primis necessario individuare e definire per ogni scuola di specializzazione le competenze descrivendole all'interno dei singoli ordinamenti didattici. E’ importante poi definire e utilizzare strumenti didattici adeguati attraverso i quali insegnare le suddette competenze e individuare le modalità e le tempistiche con cui l’acquisizione di tali competenze viene valutata, sia in itinere durante il percorso formativo, che alla fine di questo, introducendo e consolidando uso di strumenti di valutazione complessi (skill assessment) di uso abituale e consolidato in altri paesi europei; in ultimo è necessario implementare il processo secondo il quale competenze acquisite e valutate vengono infine adeguatamente certificate, attraverso strumenti quali il diploma supplement, introdotto dal DM n°68 del 2015.
 
Siamo assolutamente in linea con il collega Magnone quando suggerisce che la competenza si costruisce sul campo, ed è per questo che vediamo nella rete formativa su strutture del SSN, certificate e accreditate negli standard didattici e assistenziali, una grande risorsa. Tuttavia siamo altrettanto convinti che pianificare nel dettaglio tempi e luoghi della frequenza dei medici in formazione, sia sulla rete formativa che nelle varie strutture delle Scuole di Specialità, sia necessario affinché queste rappresentino realmente il contesto dove acquisire le competenze individuate nel piano di studi e contemporaneamente svolgere attività lavorativa professionalizzante. Ciò che guida la pianificazione della frequenza nelle varie strutture, dovrebbe essere la definizione delle competenze da acquisire in quel determinato momento del percorso formativo e il ruolo assistenziale che in quel contesto si è in grado di svolgere sulla base delle competenze già acquisite.

Lo specializzando deve conservare nella sua figura il dualismo di soggetto in formazione e di medico già lavoratore che eroga prestazioni assistenziali, ma affinché entrambi questi ruoli siano portati avanti in sicurezza ed efficacia, essi devono essere definiti sulla base delle competenze da acquisire e già acquisite. Le prime, infatti definiscono cosa si deve ancora apprendere e le seconda cosa invece si può fare con relativa autonomia e responsabilità. Il risultato dell’analisi di questi aspetti è il disegno preciso del percorso formativo, sia dal punto di vista didattico che dal punto di vista dell’attività professionalizzante.

Immaginiamo quindi il medico in formazione come una figura in divenire, via via più competente e con responsabilità e autonomia lavorativa crescente, purché questa autonomia sia supportata dalla certificazione della competenza.
 
Ovviamente cambiare il paradigma della formazione post-lauream significa automaticamente ripensare anche il pre-lauream. L’introduzione della laurea abilitante di sicuro va nella direzione di un sistema valutativo e certificativo in accordo con quanto da noi richiesto. Auspichiamo quindi che questo strumento possa essere davvero adeguato alla valutazione e certificazione delle competenze, abilità e attitudini che il medico neolaureato deve aver acquisito nel suo percorso universitario.

Sottolineiamo, inoltre, come manchi nel nostro sistema formativo un momento formativo post lauream dedicato all’acquisizione di competenze di ordine generale, presente invece in molti paesi europei.
 
Affinché si possano proporre i cambiamenti fin qui auspicati, diviene fondamentale il processo di valutazione del percorso formativo, ben distinto dall’altrettanto importante valutazione dello specializzando, intesa come verifica dell’acquisizione delle competenze da (skill assessment), passaggio necessario al fine della certificazione delle stesse.

Per valutazione del processo formativo, invece, si intende la valutazione delle Scuole di Specialità e della Rete Formativa dal punto di vista degli indicatori di performance assistenziale, della qualità didattica, dei tutor, della ricerca e delle strutture didattiche e assistenziali dove si svolge la formazione stessa. Quest’ultimo processo è naturalmente correlato all’accreditamento della Rete Formativa e delle Scuole, così come descritto nel DM 68/2015, oltre che rappresentare la valutazione costante della formazione, comprensiva della valutazione da parte degli specializzandi stessi.

A tal proposito Anaao osserva che “si continua ad accettare che il controllore sia lo stesso controllato” ma ci chiediamo se su una tematica importante come quella della valutazione del processo formativo si stia proponendo un reale cambiamento o si stia solo cavalcando il cavallo della delegittimazione dell’Istituzione Università.

Riteniamo invece che l’attenzione alla valutazione nella sua complessità debba essere massima, mettendo al centro l’organo adibito a coordinare al livello nazionale questo processo che è l’Osservatorio per la Formazione Medica Specialistica ed è necessario innanzitutto fare in modo che sia implementato il lavoro che questo ha ricominciato a svolgere, che siano potenziati, e dove necessario istituiti, gli Osservatori Regionali, che divenga attuativo il processo di accreditamento delle strutture in Rete Formativa e delle Scuole di Specializzazione stesse, e perché no che si affianchino al processo di valutazione anche enti terzi, come l’Anvur, e utenti che questa formazione la ricevono, quindi gli specializzandi stessi.
 
In ultimo, vogliamo esprimerci riguardo alla questione delle responsabilità istituzionali relative al percorso formativo post lauream.

Riteniamo molto sterile se non addirittura tendenziosa la polemica che viene mossa nei confronti dell’Università e la rivendicazione di un affrancamento della formazione medica da quest’ultima. Se è la qualità e la sostenibilità del sistema formativo medico che vogliamo mettere al centro, allora non facciamo rivendicazioni ma piuttosto impegnamoci nel definire i ruoli.

FederSpecializzandi chiede che sia l’Università, al livello ministeriale e al livello locale con i Direttori e i Consigli di Scuola, ad essere garante del processo formativo tutto, dalla definizione degli ordinamenti e dei piani di studio, al processo di valutazione dello specializzando. Al SSN e alle Regioni, invece, chiediamo l’individuazione e la proposta delle strutture e degli strumenti adeguati, sia in termini assistenziali che didattici, per costituire la Rete Formativa, comprensiva di tutor formati, contesto nel quale il medico in formazione specialistica possa implementare il proprio percorso formativo.
 
Sappiamo bene che gli specializzandi sono contemporaneamente lavoratori e figure in formazione e riteniamo che proprio in questo duplice ruolo risieda la ricchezza di una formazione che si consolida intorno all’assunzione di responsabilità professionale e un’attività lavorativa completata dallo studio e dall’approfondimento.

Siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità professionali erogando prestazioni assistenziali per rispondere alle esigenze del SSN e ai bisogni in salute dei pazienti, ma chiediamo che questo sia fatto parallelamente alla graduale acquisizione di competenze e di autonomia, e quindi nel profondo rispetto di un percorso formativo che deve essere all’altezza di questo compito e quindi di qualità, ben pianificato, valutato e certificato.
 
L’Ufficio di Presidenza di FederSpecializzandi 

20 maggio 2016
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