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Gli ottici e il ddl Lorenzin

25 MAG - Gentile Direttore,
negli ultimi giorni sono state pubblicate varie note riguardo alla vicenda dell’esclusione della categoria degli ottici dal DDL Lorenzin.AIOrAO (Associazione Italiana Ortottisti Assistenti in Oftalmologia, unica associazione riconosciuta rappresentativa della professione come da previsione del D.M.) ritiene opportuno non commentare in questo momento la vicenda, essendo già esplicativa della volontà politica di governo delle professioni sanitarie la decisione di non ammissibilità degli emendamenti riguardanti l’istituzione della professione sanitaria di ottico-optometrista durante l’iter del DDL 1324 in Commissione Igiene Sanità del Senato.
 
E tuttavia, considera doveroso esprimere vicinanza al messaggio del presidente SOI, e condivide l’apprezzamento espresso dal Dr. Piovella per il lavoro svolto dalla Commissione su questo tema. Al Dr. Piovella è grata anche per avere menzionato la figura dell’Ortottista Assistente di Oftalmologia.
 
La figura della professione sanitaria di Ortottista Assistente inoftalmologia (presente in Italia dal 1955, evoluzione avvenuta alla fine degli anni 70)è stranamente (o volutamente) assente nella proposta di riconoscimento dell’ottico optometrista quale professione sanitaria presentata da Federottica: “l’ottico optometrista svolge un’attività di natura sanitaria ben distinta da quella svolta dal medico specialista in oftalmologia, pur collaborando con essa e con le professioni di altre aree sanitarie".

 
Allo stesso modo, l’Ortottista Assistente in Oftalmologia è assente in un altro dei nodi strategici per il presidente di Federottica, ovvero la sentenza della Cassazione del 2001 (così pure del Consiglio di Stato 2005), nella quale i riferimenti per la liceità dell’attività dell’optometria sono costituiti, da un parte, dalla non sovrapposizione con l’attività dell’ottico e, dall’altra parte, dalla non incidenza sulle competenze dell’oculista: anche qui sconcertante assenza.
 
In ambito oftalmologico il panorama attuale è costituito da due professioni sanitarie riconosciute: quella del Medico Oculista e quella dell’Ortottista Assistente in Oftalmologia. Quest'ultimo, tra le sue competenze, comprende tutta la diagnostica strumentale oftalmica e la prevenzione. Vi è, poi, l’arte ausiliaria di Ottico.
Una qualsiasi altra nuova professione (o l’eventuale evoluzione di un’arte ausiliaria), dovrà necessariamente confrontarsi  con le competenze dell’ortottista da una parte, e con le attività proprie dell’oculista dall’altra,  anche al fine di evitare parcellizzazioni delle professioni già esistenti e sovrapposizioni con le stesse.
 
In questo contesto giunge  un messaggio innovativo da parte del presidente di Federottica: l’“ottico optometrista non chiede di accapararsi ciò che è di competenza di altre figure professionali, non vuole invadere il campo e allargare i margini del proprio ruolo”. Il messaggio è innovativo perché assolutamente divergente rispetto all’esperienza vissuta finora.
 
Solo un esempio facilmente verificabile da chiunque accedendo agli ordinamenti didattici degli atenei. I corsi di laurea in ottica e optometria appartengono alla facoltà di Scienze Matematiche e Fisiche e non Medicina; essi rispondono al progetto lauree scientifiche del MIUR per incrementare gli iscritti in materie scientifiche,hanno come obiettivi l’industria di ottica ed il marketing ma, soprattutto, devono attenersi al parere  espresso dal Consiglio Universitario Nazionale al momento dell’istituzione del primo corso di laurea: “il CUN esprime al sig. Ministro il seguente parere: l’ordinamento del Corso di Laurea in Ottica e optometria è del tutto coerente con i dettami del DM 509 e del DM 4/8/2000, come da parere già espresso dal CUN in data 25/7/2001; l’Università di Milano “Bicocca” è invitata a espungere dalla definizione degli sbocchi professionali del Corso di studi, presente nell’ordinamento, le parole “aziende sanitarie”, in quanto possono causare fraintendimenti negli studenti e dare adito ad ambiguità con l’attività svolta dal personale delle Aziende sanitarie pubbliche, attività cui danno abilitazione solo le specifiche lauree delle Professioni sanitarie a numero programmato come concertato dai  Ministeri della Salute e dell’Istruzione, Università e Ricercal’Università di Milano “Bicocca” è invitata ad evitare richiami ad attività professionali presso strutture sanitarie, che possano dare adito a fraintendimenti negli studenti, anche negli altri documenti di presentazionedel Corso di Laurea”.
 
Ebbene,  è evidente che il contenuto del parere del CUN  relativamente ai corsi di laurea in ottica e optometria,  venga  di fatto disatteso nel momento in cui  gli studenti vengono indirizzati a fare tirocinio nelle strutture sanitarie, si svolgono all’interno di “laboratori di optometria”  le tecniche di diagnostica strumentale oftalmica nonché le manovre semeiologiche ed i trattamenti propri della professione di ortottista utilizzando, magari,  altre denominazioni, vengono assegnate tesi agli studenti su temi di competenza della professione di ortottista. Dunque, i primi a rischiare un’errata percezione delle competenze realmente permesse ai laureati in ottica e optometria sono proprio gli studenti.
 
Sottoporre il cittadino a valutazioni di pertinenza di altre professioni, semplicemente chiamando queste valutazioni con altro nome, non  ne rende di per sé  lecito l'esercizio, né sono sufficienti, concordiamo con il Dr. Piovella, alcune sentenze riguardanti, peraltro, casi del tutto peculiari e non di portata generale, per pensare di poter modificare la legislazione. Frasi come "la professione ha saputo evolversi in autonomia" possono essere un vanto in un ambito imprenditoriale, ma non lo sono  nell'ambito sanitario, in cui l’evoluzione di una professione sanitaria non può svolgersi fuori dell’egida del Ministero della Salute in concerto con il Ministero dell’Istruzione; allo stesso modo, “modellandosi alle concrete esigenze dei propri utenti” non può significare che, qualora si rilevino difficoltà di accesso ai servizi del SSN da parte dei cittadini per liste di attesa lunghe od eccesso di burocrazia, la soluzione sia quella di dirottare gli utenti verso esercizi commerciali dove potrebbero accentuarsi profili di ‘consumismo’ relativamente all’erogazione di prestazioni sanitarie laddove, invece, l’obiettivo primario di ogni professionista sanitario deve restare quello di garantire l’appropriatezza della prestazione stessa. 
 
I nostri ringraziamenti vanno a quanti hanno ravvisato nelle proposte attuali  di riconoscimento della professione di ottico-optometrista l’evidenza di una sovrapposizione di competenze con l'Ortottista , che AIOrAO afferma da molto tempo, e allo stesso modo a tutti coloro che  comprendono quale estrema cautela e ponderatezza richieda legiferare  su una figura che, volendo rinnovarsi, chiede  di diventare sanitaria ma rimanendo svincolata dalla prescrizione medica. Da temere pertanto la rivendicazione della potestà prescrittiva  dello stesso dispositivo per il quale si detiene un esercizio commerciale, che diventerebbe un chiaro caso di conflitto di interesse legalizzato.
 
Per il Direttivo AIOrAO
Dott. Mag. Dilva Drago

25 maggio 2016
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