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Un unico inquadramento per l’Emergenza territoriale

30 GIU - Gentile direttore,
la mancanza per troppo tempo di una scuola di specializzazione dedicata alla Medicina d’urgenza ha di fatto creato un esercito di medici dedicati all’emergenza della più varia provenienza. A ciò si è aggiunto l’altro male dell’estrema diseguaglianza, sotto il profilo della tipologia del rapporto di lavoro,  di figure professionali presenti nello stesso contesto: medici dipendenti, medici convenzionati, medici a contratto atipico, in varie proporzioni a seconda della sistema regionale.
 
Tralasciando di entrare nella polemica (vedi i recenti articoli su QS a proposito della Sicilia) , mai  sopita, tra chi abbia più competenze nella gestione dell’emergenza territoriale  e su chi debba avere la “leadership”, credo importante sottolineare che il settore richieda  un “gioco di squadra”, come insegnano le linee guida di tutte le società scientifiche, e per essere squadra occorre per prima cosa avere tutti la stessa maglia, seppur con ruoli differenti. Indossare la stessa maglia vuol dire appartenere tutti ad un unico inquadramento giuridico: quello della dipendenza dal Ssn.

 
La Fimeuc di recente  ha dichiarato:
“Il Sistema di emergenza urgenza e quello di cure primarie, ciascuno per il suo ambito di competenza devono recuperare su tutto il territorio nazionale una uniformità di prestazioni,  di standard di personale e tecnologici. Non  è più possibile che i LEA di così forte impatto sulla salute dei cittadini siano così diversamente organizzati sul territorio e tra le  regioni.  A tal fine, per citare solo un esempio, non è più rinviabile l’adozione di strumenti legislativi che consentano il passaggio alla dipendenza di tutti i medici convenzionati che operano nel 118. “
 
Perché si possa raggiungere l’obiettivo di una uniformità nella gestione e trattamento dell’emergenza territoriale, oltre all’aspetto del profilo giuridico, occorre anche un forte impegno sotto il profilo della formazione. Negli anni si è fatto ricorso ad un numero elevato di equipollenze, per cui in area di emergenza si trovano ad operare specialisti di varie discipline: medicina interna, chirurgia, cardiologia, pneumologia, geriatria, ecc. ed ogni regione ha strutturato proprie modalità di formazione di questo personale. Sarebbe, invece, importante tracciare un modello unico a cui fare riferimento, o comunque requisiti minimi di formazione dai quali non si può derogare.
 
Si rendono necessari, oggi, riferimenti nazionali che vadano oltre le LG del 1996 per indirizzare  le regioni sull’organizzazione dei Dipartimenti d’emergenza urgenza, dei PS ai vari livelli operativi, delle OBI, delle Medicine d’Urgenza, dell’emergenza pre-ospedaliera, compreso il sistema d’allarme sanitario (118) e delle reti hub & spoke. Qualunque sia il modello organizzativo prescelto, elemento determinante è l’individuazione dei livelli di governo clinico e organizzativo della rete che dovrà coordinare MMG, PLS, Medicina Specialistica, attuale CA, CO 118 e DEA.
 
Uno dei limiti emerso più di frequente nei tentativi di “integrazione” tra le numerose figure professionali è sempre stato la mancanza di un chiaro ruolo di coordinamento, che  deve essere definito ancor prima di sviluppare modelli organizzativi assistenziali, in base ai diversi contesti territoriali. E’ importante che l’emergenza pre-ospedaliera sia integrata con quella ospedaliera, intendendo appartenenza, almeno funzionale, ad un’unica organizzazione dell’emergenza (Dipartimento d’emergenza urgenza) che permetta di svolgere attività sia sul territorio che in ospedale, con modalità organizzative adattate ad ogni realtà (rotazione, progressione, etc..).
 
E’ opportuno che il personale dell’emergenza pre-ospedaliera sia personale dipendente  del SSN. Occorre accelerare la possibilità del passaggio alla dipendenza dei Medici del 118 in convenzione, nelle regioni in cui ciò non è ancora avvenuto. Nelle more del passaggio alla dipendenza di tutto il personale dell’emergenza, si ritiene essenziale che vengano stabiliti degli standard organizzativi per l’inquadramento delle diverse figure mediche. L’appartenenza a specialità diverse induce molti medici a considerare il posto a ruolo in PS un passaggio verso la disciplina in cui sono specializzati, anche in conseguenza del carico di lavoro  e dell’usura da elevata pressione di attività e stress lavoro correlato con rischio elevato di “burn out”.
 
L’inserimento nel sistema emergenza anche di medici provenienti da settori convenzionati e con contratti libero professionali, rende il settore uno dei più colpiti dal fenomeno del precariato medico. Il ricorso al precariato ed ai contratti cosiddetti atipici (co.co.co, co.co.pro) arriva a situazioni locali dove il personale precario supera in percentuale quello con contratti strutturati , specie nelle regioni con piani di rientro e blocchi del turn-over.
 
La stabilizzazione degli organici è, pertanto, un  elemento prioritario da perseguire. Attraverso  la  modifica dell’art. 8 comma 1 bis del Dlgs 229/99,  oppure un provvedimento con analoghi effetti,  finalizzato al transito  del personale in servizio nell’emergenza pre-ospedaliera dal rapporto in convenzione a quello della dirigenza medica dipendente dal SSN. Insieme con un impegno delle istituzioni a tutti i livelli (Governo, Parlamento, Ministeri, Regioni, Provincie e relativi assessori competenti) ad un adeguamento dei contratti della formazione specialistica in Medicina d’Emergenza-Urgenza al fabbisogno nazionale stimato dalla Conferenza Stato-Regioni.
 
Sandro Petrolati
Coordinatore commissione nazionale emergenza Anaao Assomed

30 giugno 2016
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