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Si approvino subito le nuove competenze infermieristiche

Altrimenti, di fronte al perpetrarsi di questa forma di abulia istituzionale rispetto ai problemi dell’infermieristica italiana, saremo costretti a chiamare a raccolta gli infermieri e ad intraprendere tutte le iniziative di lotta necessarie

05 LUG - Gentile Direttore,
Nursing Up ha partecipato con ottimismo alla riunione di insediamento del tavolo tecnico scientifico sugli infermieri. Lo abbiamo fatto nonostante le premesse, e quando parliamo di premesse ci riferiamo al lunghissimo lavoro relativo all’implementazione delle funzioni infermieristiche portato avanti da uno specifico tavolo Ministeriale durante gli anni precedenti, lavoro giunto al termine dopo anni di impegno con la produzione di un documento importante (anche se perfettibile), quello relativo all’implementazione delle funzioni infermieristiche e che, nonostante sia stato condiviso dalla maggior parte del mondo sindacale ed associativo e da buona parte del mondo medico, ancora oggi attende di essere approvato dalla Conferenza Stato Regioni a causa degli out out delle lobby mediche.

Nonostante qualche altro sindacato abbia abbandonato i lavori per poi ritrovarsi, con nostra sorpresa, a presentare una propria autonoma piattaforma con la sbalorditiva adesione della Federazione Ipasvi (che dall’altra parte continua a sedere anche al tavolo Ministeriale di cui parliamo), noi abbiamo partecipato con attenzione ai lavori svolti sino ad oggi, e siamo intervenuti in maniera fortemente critica contestando il metodo utilizzato, che secondo noi genererà solo ulteriori perdite di tempo.


Abbiamo poi ricevuto da parte del Ministero, come se tutte le richieste e contestazioni che abbiamo mosso non fossero mai giunte a destino, uno scritto da valutare, che dovrebbe essere la base di discussione al tavolo di cui si parla.

Nel corpus di tale scritto troviamo due parti, ancora di carattere generale ed astratto laddove, partendo dalla individuazione “dei bisogni collettivi”, si conferma l’esigenza, per noi scontata, di “ricontestualizzare l’offerta”, per calibrarla rispetto alle esigenze.

Ma è anche difficilmente contestabile la successiva evidenza contenuta nel documento di cui parliamo secondo la quale: “la transizione epidemiologica, fortemente determinata dai mutamenti demografici in corso, impone in modo ormai improrogabile il riorientamento dell’intera offerta assistenziale, volta non solo ad assicurare adeguate risposte agli eventi acuti correlati all’aumento della prevalenza e dell’incidenza di patologie cronico-degenerative, ma soprattutto a garantire efficaci strategie preventive e pro-attive, assicurando altresì l’attivazione di setting assistenziali che consentano di affrontare e gestire, in un’ottica di continuità delle cure, le problematiche di salute connesse agli esiti già manifesti della cronicità. Affinché tale cambiamento possa essere compiutamente realizzato è necessario che sia realmente garantita la “continuità assistenziale”, intesa come l’attivazione di specifici percorsi di cura attraverso l’adozione di opportuni strumenti di raccordo nonché di professionalità appropriate a rispondere ai nuovi bisogni (Accordo Stato-Regioni, 2004)“.

Il problema, tuttavia, è che tali citazioni di principio, ancora una volta estremamente generali, astratte e timide nella loro formulazione, per noi sono la chiara ed inequivocabile conferma della reale volontà di riportare indietro le lancette del tempo.

Ma non finisce qui, perché proseguendo nella lettura del documento, si legge quanto segue : “…per l’attuazione di quanto previsto all’art. 1 comma 1 del D.lgs. 28 Gennaio 2016 n° 15, procedere ad innovare l’accesso delle professioni sanitarie al Servizio Sanitario Nazionale, nonché a ridisciplinare la formazione di base, specialistica e lo sviluppo professionale di carriera con l’introduzione di misure volte ad assicurare una maggiore flessibilità nei processi di gestione delle attività professionali e nell’utilizzo del personale nell’ambito dell’organizzazione aziendale.”.
Noi non siamo assolutamente d’accordo!

Questo è il tempo di consentire agli infermieri di esprimere le loro reali e concrete potenzialità professionali per permettere al sistema salute di beneficiarsene.  

Gli infermieri italiani oggi possiedono, anche in comparazione con i colleghi degli altri Stati d’Europa, qualificazione e formazione di eccellenza, ma gli viene negato di operare secondo le loro potenzialità perché esistono norme chiare ma purtroppo inattuate.    

Insomma, Nursing Up ha partecipato con ottimismo a questi primi incontri presso il Ministero della Salute, lo ha fatto nonostante la Cabina di Regia, altra struttura che doveva essere creata per garantire un confronto sistematico tra politica e parti sociali ai vari livelli sanitari  sia rimasta, a distanza di qualche anno ormai, solo un progetto non ancora realizzato.

Abbiamo partecipato in senso di civico servizio ed in onore degli interessi dei cittadini e degli infermieri che rappresentiamo pur nutrendo gravi e fondati dubbi sulla reale portata di una volontà politica che, nei fatti e diversamente dai proclami, invece di dare ulteriore corso al lavoro già fatto, si limita a convocare tavoli Ministeriali capaci solo di creare aspettative, su questioni rilevanti per il benessere sociale e professionale che tuttavia non giungono mai a destino nonostante il benestare delle parti in causa.

Questo accade perché nella sanità italiana, ancora ben distante dai sistemi integranti e valorizzanti degli altri paesi Europei esiste, nei fatti, una sola professione sanitaria che adotta ogni strumento politico istituzionale per evitare qualsiasi forma di integrazione interprofessionale.

Precisiamo che alle sedute del Tavolo tecnico scientifico svoltesi sino ad oggi era presente gran parte del mondo in rappresentanza delle professioni sanitarie “ad eccezione di quelle mediche”.
 
Come sindacato non possiamo che confermare quanto segue, assunti che abbiamo già sostenuto e denunciato in occasione dei due incontri precedenti:

non è più coerente e tantomeno proficuo affrontare la questione implementazione delle funzioni infermieristiche mediante un nuovo tavolo tecnico, sarebbe un tornare senza alcuna ragione sul gran lavoro già fatto dal tavolo che ha affrontato la questione negli anni passati e che ha chiuso producendo un documento importante,  frutto della mediazione e della condivisione tra quasi tutte le organizzazioni professionali , federazione Ipasvi compresa. Tale documento, che al tempo il Nursing Up ha molto contestato sotto il profilo dei contenuti e che alla fine ha accolto, ma solo considerandolo come un primo ed importante passo, è “già pronto” e giace nella segreteria della Conferenza Stato Regioni in attesa di una (ormai fantomatica) approvazione;

non comprendiamo come si possa pensare di riunire attorno ad un tavolo tecnico, ciclicamente, gli esperti delle professioni sanitarie e chiedere loro di impegnarsi e di lavorare su questioni delicate che attengono alle professioni non mediche, salvo poi cassare con un colpo di spugna tutto il lavoro fatto alla prima levata di scudi di alcune frange del mondo medico;

non comprendiamo come possa darsi inizio ai lavori di un ennesimo tavolo tecnico, senza prima chiarire in maniera incontrovertibile alle lobby sindacali dei medici, quelle per intenderci che  gni volta esercitano una sorta di ridicolo, quanto fattuale “diritto di veto”, che i cittadini italiani hanno bisogno del contributo di tutte le professioni sanitarie, e che nel sistema salute non esiste solo la figura del medico;

non comprendiamo come il Ministro della Salute ed il Sottosegretario De Filippo intendano dare una risposta ai bisogni di salute dei cittadini convocando tavoli tecnici fatti da esperti delle professioni sanitarie interessate ai quali, di fatto e ben oltre le meritevoli ma aleatorie premesse politiche, non viene fornita la garanzia di produrre atti e/o documenti che possano avere dignità e rilevanza  anche senza il preventivo placet delle lobby mediche.

Con queste premesse Nursing Up ribadisce la propria richiesta alla politica “di osare”, avocando a se quell’indispensabile minimo di coerenza e coraggio necessari, che potranno essere dimostrati solo con l’immediato invio all’approvazione della Conferenza Stato Regioni il documento sull’implementazione delle funzioni infermieristiche  sul quale ha lavorato con successo il precedente tavolo tecnico.

Ribadiamo la nostra ferma e determinata richiesta al Ministro ed al Sottosegretario De Filippo di  assumersi la responsabilità di attestare formalmente e prioritariamente, quali sono gli obiettivi dei lavori del tavolo tecnico che si vuole attivare, dando anche doverosa certezza, ai cittadini italiani, agli infermieri ed agli altri professionisti sanitari coinvolti su quali saranno gli strumenti che la politica intende utilizzare per dare forma ed autorevolezza formale (oltre che sostanziale) a tali obiettivi una volta raggiunti, e per evitare che i risultati dei lavori di questo nuovo tavolo tecnico, non siano vanificati,  ancora una volta, nel momento stesso in cui, come purtroppo è ormai prassi quotidiana, certa parte del mondo della  rappresentanza medica solleverà gli scudi chiedendone la cancellazione.

Su queste basi, che noi del Nursing Up riteniamo comunque prioritarie, fondamentali ed imprescindibili, confermiamo la nostra volontà di partecipare ai lavori del nuovo tavolo tecnico, se necessario anche ad oltranza, ma con la chiare premessa che non disperderemo di certo il nostro tempo e le nostre energie in riunioni che non siano finalizzate ad alcun concreto risultato in favore della promozione dei servizi al cittadino e dell’infermieristica italiana.

E’ del tutto evidente, e lo diciamo solo per doverosa precisione, che di fronte al perpetrarsi di questa forma di abulia istituzionale rispetto ai problemi dell’infermieristica italiana, saremo costretti a chiamare a raccolta gli infermieri e ad intraprendere tutte le iniziative di lotta necessarie.

Antonio De Palma
Presidente Nursing Up


05 luglio 2016
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