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Sanità integrativa come stimolo per riprogettare quella pubblica

05 LUG - Gentile direttore,
ancora una volta disparità di trattamento tra cittadini italiani, in spregio a quanto enunciato all’art. 32 della Costituzione: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.

Sono di qualche giorno fa (8 giugno 2016) i risultati della Ricerca CENSIS-RBM Assicurazione Salute sulla sanità integrativa; sebbene i dati analizzati evidenzino sempre più le criticità del SSN che non riesce a razionalizzare i costi ed a rendere più efficiente il settore di attività, di contro, la sanità privata avanza, diventa sempre più competitiva anche per la rapidità di accesso, la flessibilità degli orari di apertura delle strutture e la possibilità di scelta, in alcuni casi, dell’operatore sanitario che deve effettuare la prestazione richiesta.

Tra questi due sistemi sanitari (pubblico e privato) si sta inserendo la sanità integrativa che potrebbe essere, a parere di chi scrive, anche da stimolo per la sanità pubblica, al fine di “rivedere” e ridefinire il quadro di riferimento attraverso una riprogettazione di una sanità pubblica efficiente e per tutti.

I risultati riportati nella Ricerca sono allarmanti e fanno riflettere chi opera nel settore sanitario ed ancor di più, coloro i quali dovrebbero programmare gli interventi necessari al fine di “garantire” una sanità non solo efficiente ma soprattutto equa.

Si, una sanità per tutti perché, come afferma l’art. 32 della Costituzione, la salute è un diritto fondamentale dell’individuo e di tutta la collettività, non di una parte di essa!

Ebbene, nel 2012 sono stati circa 9 milioni gli italiani che hanno dovuto rinviare o rinunciare a prestazioni sanitarie a causa di difficoltà economiche, non riuscendo a pagare di tasca propria le prestazioni. Nel periodo che va dal 2013 al 2015 il dato è passato ad 11 milioni. Tale trend ovviamente riguarda i soggetti più a rischio come anziani, famiglie monoreddito ecc.

Dalla ricerca Censis-Rbm si evidenzia un aumento non di poco conto, della spesa nel settore della sanità privata che è arrivata nel 2015 ad un + 3,2 % (riferito al dato del 2013), pari a 34,5 miliardi di euro. Le cause di ciò sono in primis le liste d’attesa; ebbene, 10 milioni di italiani ricorrono al privato e 7 milioni alla attività intramoenia poiché non possono aspettare i tempi enormemente lunghi delle liste d’attesa della sanità pubblica.

Altra criticità che ha determinato la penalizzazione della sanità pubblica a favore di quella privata, è stato l’aumento dei ticket su alcune prestazioni di laboratorio e di diagnostica per immagini. Questo ha fatto si che i cittadini siano stati “incentivati” a rivolgersi al privato a parità di tariffe (se non addirittura inferiori), senza contare la rapidità di esecuzione e di refertazione dell’esame richiesto. Ciò sta a significare che chi può permetterselo economicamente effettua la prestazione nel privato o attraverso l’attività intramoenia, chi non può, deve attendere le lunghe liste di attesa della sanità pubblica.

Sta facendosi strada così la sanità integrativa che gestita su base privatistica, cerca di compensare le criticità evidenti della sanità pubblica senza però avere dei costi esosi che debbano essere affrontati nei casi di necessità non prorogabile. Questo sarà nella economia sanitaria, il prossimo business che, in ogni caso garantisce sempre più chi può a discapito di coloro che dovrebbero essere garantiti dallo Stato, in base ad un diritto da sempre statuito (art.32 Cost.).

Dalla ricerca emerge inoltre che, il 52% degli italiani considera inadeguato il servizio sanitario della propria regione, dato che sale considerevolmente sino al 68,9% nel Sud Italia, si attesta al 56,1% al Centro e scende al 32,8% al Nord est.

Il dato rilevante è che 11 milioni di italiani non hanno potuto far ricorso alle necessarie cure sanitarie o hanno dovuto procrastinare tali prestazioni. Tale comportamento può significare un ritardo negli accertamenti diagnostici e conseguenzialmente nell’inizio di una terapia adeguata che potrebbe determinare, in alcuni casi, la sopravvivenza di un individuo.

E’ con queste riflessioni e con il supporto di questi dati che l’MCL , interpretando le esigenze sociali, auspica che la sanità pubblica, privata ed integrativa, siano una rete virtuosa nel rispetto dell’equità e della qualità dell’assistenza da garantire a tutta la collettività.

Movimento Cristiano Lavoratori di Catanzaro

05 luglio 2016
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