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I giovani laureati e il laboratorio di Biochimica Ospedali dei Colli

25 LUG - Gentile direttore,
scrivo per fare un po’ di chiarezza in merito a quanto riportato dalla giovane collega Alessia Borgia, specializzanda in Biochimica clinica, che nelle sue lettere del 28 giugno e del 2 luglio scorso.
 
descrive una realtà lavorativa che sicuramente non appartiene al Laboratorio che ho la fortuna di dirigere. Da alcuni anni ricevo richiesta di frequenza da parte di giovani laureandi o specializzandi per lo svolgimento di tesi sperimentali e compilative che non possono essere portate a termine nei laboratori delle Università da cui provengono. Ho sempre accolto tali richieste così come ho sempre accolto i laureati che mi chiedevano di potere frequentare il Laboratorio a scopo formativo e spesso su base volontaristica, per “imparare il mestiere”, anche se ciò creava, e crea, non pochi problemi a chi deve lavorare e allo stesso tempo insegnare le varie tecniche di laboratorio.

 
Non ho mai avuto il coraggio di dire di no a questi giovani volenterosi, molti dei quali veramente preparati, consapevole della delusione che provano nel vedere - dopo tanti sacrifici sui banchi universitari - molto in lontananza un eventuale inserimento nel mondo del lavoro che, evidentemente, nelle strutture pubbliche, avviene sulla base di concorsi decisi sulla base della programmazione del fabbisogno regionale da anni in Campania limitato dal commissariamento deciso dal governo nazionale che ancora oggi limita, nonostante il parziale sblocco del turn-over, e non poco l’accesso dei giovani laureati ai concorsi, che resta l’unica via di accesso al mondo del lavoro.
 
Effettivamente ritengo che ci sia bisogno di risorse giovani per colmare i vuoti di organici ridotti all’osso in particolare in Campania, dopo anni di commissariamento, come del resto sta provvedendo con il piano da circa 5 mila assunzioni da qui al 2018 la struttura commissariale.    E ciò specialmente in realtà come la nostra in cui vengono effettuati milioni di prestazioni.  

E’ necessario però fare adesso un po’ di chiarezza.
 
I giovani frequentatori del nostro laboratorio, coperti da opportuna assicurazione contro infortuni ed accidenti vari, non hanno l’obbligo di una frequenza giornaliera, si integrano nel ciclo lavorativo sempre accompagnati da un operatore del laboratorio, non possono accedere al sistema informatico né possono validare esami in quanto non hanno potere di firma digitale.
 
Quindi non possono certamente sostituirsi agli operatori strutturati. La dr.ssa Borgia è stata inserita nel settore di Autoimmunità, ha imparato buona parte delle tecniche utilizzate, ha mostrato buone capacità di apprendimento e si è anche resa utile inserendosi nel ciclo di lavoro sempre sotto una opportuna supervisione. Per la giovane collega ho predisposto anche non pochi corsi di formazione da parte dello specialista della ditta fornitrice del sistema di Autoimmunità per cui questo importante percorso di apprendimento le sarà certamente utile per la sua futura attività professionale. Ciò chiarito capisco la delusione della collega per le difficoltà ad inserirsi in una realtà lavorativa, come un grande ospedale pubblico, ma non posso accettare che la stessa giovane collega dia notizie completamente errate, frutto di sue personali fantasiose deduzioni e probabilmente frutto della delusione di prospettive personali su cui nulla può fare un Servizio ospedaliero come il nostra che ne ha semplicemente accolto le richieste di apprendistato. Anzi trovo ingeneroso e non corretto le considerazioni sulla nostra realtà clinica. 
 
E’ ora a tal proposito di corroborare con un po’ di numeri le realtà della nostra attività che si colloca ai vertici della Regione Campania e non solo. Il laboratorio di Biochimica che dirigo, certificato Iso 9001, produce circa 2.700.000 prestazioni/anno con un case mix elevato per esecuzione di esami ad alta complessità quali dosaggio di immunosoppressori, antiepilettici in HPLC, esami in citometria a flusso, esami di coagulazione speciale etc.
 
La nostra unità operativa ha di recente subito una ristrutturazione radicale nel segno dell’innovazione per cui è stata realizzata una area di alta automazione completamente automatizzata dalla fase di check-in fino alla conservazione del campione risigillato in storage refrigerato per 7 giorni per eventuali controlli o rivalutazioni. La ristrutturazione è rientrata nel capitolato di gara pubblica per la fornitura dei servizi diagnostici ed il costo totale è allineato alla spesa storica sostenuta per l’acquisto dei reagenti, anzi con sensibile risparmio. Quindi non è assolutamente vero che sono stati acquistate strumentazioni altamente costose e tra l’altro scarsamente utilizzate. Il laboratorio è invece provvisto di un programma di valutazione della qualità e precisione analitica che utilizza  un controllo inter-laboratorio completamente informatizzato che consente la comparazione dei nostri dati con quelli forniti da altri 19.000 laboratori a livello mondiale. Il fatturato, in termini di prestazioni prodotte, del nostro laboratorio si aggira intorno ai 7 milioni di euro, praticamente molto al di sopra della spesa  sostenuta per acquisto reagenti e per gli stipendi del personale (dati del Controllo di gestione facilmente verificabili). Il livello di efficienza è veramente alto anche per il ridotto numero di operatori presenti in servizio: 11 tecnici biomedici e 12 dirigenti sanitari per cui vi è un carico di lavoro elevatissimo di circa 128.500 esami/anno per addetto equivalente (tecnico e dirigente).
 
In uno studio di Benchmarking pubblicato sul sito della Regione Veneto si evince che a parità di struttura per livelli di produttività e di organizzazione il carico di lavoro in tale regione è della metà, mediamente di 60.445 esami/anno per addetto equivalente. Con la mole di lavoro descritta e la forte riduzione del personale che si è registrata per i vari pensionamenti è praticamente una ipotesi non sostenibile e fuori bersaglio, quella di avere in servizio “operatori assenteisti, negligenti o poco collaborativi”. Al di là di ogni volontà di replica polemica e solo per amore della verità va detto che grazie a questo ridotto numero di collaboratori, grazie alla loro preparazione, disponibilità ed impegno giornaliero la Biochimica Clinica dell’azienda dei Colli raggiunge un alto livello di efficienza fornendo un servizio nelle 24 ore per sette giorni alla settimana e per tutto l’anno. Per quanto riguarda eventuali “sprechi di reagenti” ciò è difficile che possa avvenire nella nostra Biochimica in quanto di recente ci è stato fornito un software con il quale vengono scaricati i Kit e che  fornisce le giacenze dei vari materiali in tempo reale.
 
Per quanto riguarda il futuro nei prossimi mesi chiederò alla Direzione generale di aprire maggiormente all’esterno le attività ambulatoriali e di avviare convenzioni con centri o consorzi che intendono acquistare prestazioni presso il nostro laboratorio in una logica di cooperazione pubblico-privata così come previsto dalle ultime norme riguardanti l’accorpamento dei laboratori accreditati e le linee guida dell’Agenas cui siamo stati tra i primi a rispondere. Una parte dei ricavi per tale attività  può essere destinata a finanziare borse di studio per giovani laureati nelle varie discipline della Patologia clinica. E mi auguro che le legittime aspettative di tanti colleghi e colleghe, aspettative oggi frustrate da regole e norme che disciplinano l’accesso al pubblico impiego, possano essere almeno in parte soddisfatte.  
 
 
Luigi Atripaldi
Direttore della U.O.C. di Biochimica Clinica
dell' Azienda Sanitaria Ospedali dei Colli 

25 luglio 2016
© Riproduzione riservata


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