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Tavolo per l’Infermieristica. Passi avanti nei buoni propositi….

27 SET - Gentile Direttore,
ho letto, non senza meravigliarmi, gli ultimi scritti inerenti ai lavori del “Tavolo tecnico-scientifico per la professione infermieristica”. Siamo d’accordo in ordine alla implementazione delle competenze della professione infermieristica ma nutriamo alcune perplessità, per altro già espresse nel corso dei vari incontri formali, su alcuni aspetti dell’accordo in fieri.

Sulla scorta dei lavori già effettuati e ai quali abbiamo contribuito, ma che, tuttavia, riteniamo ancora incompleti, sentiamo forte l’obbligo di ribadire alcune criticità in ordine alle quali riteniamo si debba ancora lavorare, ferma l’esigenza di imprimere un colpo di acceleratore a tutto il procedimento.

Oltre a quanto sopra, il Nursing Up teme che questioni estranee al nobile ed urgente fine che si propone il tavolo tecnico, possano fuorviare i risultati che gli infermieri e la collettività tutta attendono ormai da tempo.

Siamo profondamente convinti del fatto che il tavolo stia facendo passi avanti ma attenzione a restare sul tema. Abbiamo letto attentamente il contributo presentato dalla Federazione nazionale dei collegi Ipasvi il cui intento - da più parti dichiarato – sembra essere quello di armonizzare ed unificare il documento iniziale, presentato dal coordinatore del Tavolo Maurizio Zega, con i vari contributi proposti dagli esperti delle Regioni, di altre Associazioni e dei Sindacati Nursing Up, Fsi, Fials e Nursind.


Tale documento, tuttavia, corre il rischio di concentrarsi troppo su questioni che potrebbero rendere i lavori di tale consesso solo una “enunciazione di auspici e potenzialità”.

Se per un verso è del tutto evidente che il documento di cui si parla si occupa (finalmente) dell’esigenza di creare le necessarie premesse per assicurare una futura collocazione contrattuale alle centinaia di migliaia di infermieri “con laurea magistrale” che operano giorno e notte nei servizi e nelle strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche e private, per altro verso nulla o poco si sofferma (come invece chiede a gran voce il Nursing Up) su quella che deve essere la necessaria valorizzazione del grande motore dell’assistenza italiana, ossia “gli infermieri”.
 
Mi riferisco a quei professionisti che non sono stati ancora impalmati di una laurea magistrale, di una specializzazione, o di un perfezionamento clinico/master o quant’altro e che da anni aspettano il doveroso riconoscimento del loro ruolo e delle loro responsabilità e l’aspettano per il semplice fatto di essere “solo” infermieri.

Il documento del quale si parla, inoltre, interpreta in maniera direi “singolare” le previsioni delle attuali norme di legge, una lettura che ci chiede di parlare delle motivazioni che stanno alla base della nostra perplessità. Mi riferisco alla doverosa correlazione tra l’art 3), punto 6), lett c) della legge 43/2006 e la singolare qualificazione dei Laureati Magistrali in qualità di “specialisti”, laddove la norma vigente individua invece, chiaramente e diversamente da quanto prevede il documento di cui parliamo, che tale qualificazione debba essere riservata, citiamo testualmente ai “…c) professionisti specialisti in possesso del master di primo livello per le funzioni specialistiche rilasciato dall'università ai sensi dell'articolo 3, comma 8, del regolamento di cui al decreto del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica 3 novembre 1999, n. 509, e dell'articolo 3, comma 9, del regolamento di cui al decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca 22 ottobre 2004, n. 270;”.

Comprendiamo, ovviamente, la ratio che sottende alle ipotesi prospettate, cioè di revisione dei piani di studio dei corsi di laurea magistrale per conformarli alle esigenze di dare una qualificazione spendibile agli interessati, ma nutriamo, invece, dubbi e perplessità sul rischio che, ipotizzare di dare al collega con laurea magistrale una collocazione tra gli specialisti attualmente non prevista dalla norma, possa comportare alcuni problemi concreti, avendo tale possibilità, almeno allo stato, un alto valore demagogico attesa la scarsa (o inesistente) possibilità di realizzazione, ma su questo siamo disponibilissimi a confrontarci su ogni ipotesi contraria e su ogni altra posizione direttamente e/o indirettamente correlata al nostro assunto.

Per noi del Nursing Up, l’ipotetica applicazione delle linee guida sopracitate senza preoccuparsi di apportare alle stesse previamente, i doverosi ed opportuni accorgimenti potrebbe realizzare le seguenti criticità:

- scontentare i possessori di laurea magistrale, i quali, ricordiamolo, non si sono formati per assumere la qualifica di “specialista” (come invece vuole il documento), che la norma invece attribuisce ai possessori di Master di primo livello. I Laureati Magistrali ambiscono ad assumere ruoli di ben diversa e più qualificata responsabilità sotto il profilo gestionale;

- scontentare i colleghi oggi qualificati come “specialisti” ai sensi della legge 43/2006, cioè coloro che hanno conseguito il Master di primo livello (e gli altri titoli indicati dalla norma medesima…) i quali, ragionevolmente, potrebbero vedere allontanarsi la già delicatissima ipotesi di riconoscimento contrattuale delle loro condizioni giuridico formative proprio a causa dell’improvviso allargamento della platea di interessati a numeri così elevati di possessori di laurea magistrale;

- creare una eccessiva “parcellizzazione” delle attività infermieristiche, che non significa operare la necessaria e da noi sostenuta “revisione dei modelli organizzativi di assistenza”, ma bensì “cercare di fare spazio a più persone possibile” incentrando ogni leva su assunti teoretico metodologici non sempre applicabili alla realtà organizzativa infermieristica e discostandosi pericolosamente dalle reali dinamiche funzionali ed organizzative;

- scontentare tutti gli infermieri che non sono specialisti e/o laureati Magistrali. Sì perché nell’ipotesi in cui l’organizzazione proposta nel documento fosse accolta a livello contrattuale senza opportuni aggiustamenti, ciò comporterebbe, in un momento di grave carenza di risorse come quello attuale, l’esigenza di convogliare gran parte (se non tutte…) le già esigue disponibilità economiche per creare le nuove posizioni contrattuali dei laureati magistrali, rendendo praticamente impossibile, sia il raggiungimento di tale ambizioso obiettivo per i primi, che il doveroso riconoscimento che attendono tutti gli altri.

- nel rapporto tra “infermieri con laurea magistrale” e “coordinatori”, il documento esplicita in maniera chiara l’esigenza di reimpostare i piani di studio delle Lauree Magistrali su un filone squisitamente gestionale e formativo, non chiarendo, purtroppo, cosa intende quando dichiara che si deve procedere a “rivedere l’esclusività prevista dalla legge 43/2006 del possesso del solo master universitario di primo livello per assumere la funzione di coordinamento”; cosa significa questo? Che i caposala (coordinatori) devono temere di vedersi surrogare, nel tempo, dai colleghi con laurea magistrale? Se così fosse, chi lo pensa deve dirlo chiaramente, assumendone ogni conseguente responsabilità. Oppure significa che i colleghi con laurea magistrale dovranno rivedere le loro ambizioni verso ruoli dirigenziali, ed essere costretti a fermarsi al livello precedente? Anche questo va chiarito!

Continuando con la lettura del documento sotto la lente della Legge 43/2006, non sfugge che esso fonda parte delle proprie ambizioni di revisione organizzativo contrattuale su modelli di non immediata applicabilità perché soggetti, almeno allo stato, alle disposizioni della legge citata che regola invece, in maniera diversa e precisa, la specifica materia.

Insomma, noi del Nursing Up, almeno per quanto attiene all’esigenza di creare un documento che delinei principi e linee guida e che sia caratterizzato dalla potenzialità per diventare concretezza e disposizioni contrattuali , vediamo un grave vuoto, quello della sua concreta realizzabilità senza la previa, indeferibile attribuzione di risorse economiche da parte dello Stato, risorse attualmente inesistenti.

Nursing Up ribadisce pertanto, e condivide, per quanto gli concerne, che il compito del tavolo tecnico è anche quello di ipotizzare nuovi modelli organizzativo gestionali i quali, attraverso il coinvolgimento ai massimi livelli delle proprie potenzialità la professione infermieristica, non si allontanino da una reale e concreta “praticabilità contrattuale”.
 
Per questo consideriamo quelli compiuti “i primi passi” verso il riconoscimento di un concreto e spendibile contributo che la professione infermieristica può e deve essere messa nelle condizioni di dare nell’interesse superiore del cittadino.

Antonio De Palma
Presidente Nursing Up


27 settembre 2016
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