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Abruzzo. Sono necessari due veri Ospedali di 2° livello

di Antonio Ciofani

03 OTT - Gentile Direttore,
la Regione Abruzzo ha deciso di localizzare, per ora, le funzioni ospedaliere di 2° livello negli Ospedali di Pescara e Chieti per l’Abruzzo sud e negli Ospedali di L’Aquila e Teramo per l’Abruzzo nord. Infatti il decreto “Lorenzin”, in applicazione della legge Balduzzi, prescrive per gli Ospedali di 2° livello, quelli cioè dotati di tutte le discipline comprese le alte specialità, un bacino di utenza di 0,6/1,2 milioni di abitanti: dunque in Abruzzo, (1,33 milioni) ce ne dovrebbero essere 2 per offrire ai cittadini le massime garanzie della medicina di oggi.

Il punto è che la decisione della Regione è interlocutoria, deve andare avanti e portarci, ora che siamo fuori dal commissariamento, a 2 veri Ospedali di 2° livello e non lasciarci con 4 mezzi Ospedali: il decreto parla infatti giustamente di singoli presidi ospedalieri di 2° livello, che devono avere determinate caratteristiche e non di vari ospedali che si dividono le alte specialità. Gli abruzzesi hanno urgente bisogno di queste scelte. Perché?

Se dobbiamo ricoverare un paziente complesso pluriorgano e/o politraumatizzato, non possiamo certo inviare il cranio in un ospedale e cuore e grandi vasi in un altro solo perché i relativi reparti (neurochirurgia e cardiochirurgia) sono stati così dislocati da assurdi criteri di spartizione campanilistica; non si può dividere anche ciò che non può essere diviso, cioè un malato grave multiorgano! Quindi se vogliamo avere le massime probablilità di salvare il paziente, saremo costretti ad inviarlo in un vero grande ospedale dotato di tutte le discipline, ma intanto avremo perso tempo prezioso che può costare la sua vita.

Se non decideremo rapidamente, liberi dal quel maledetto campalinismo che continua a dividere tutto per quattro, l’Abruzzo è destinato ad essere nei prossimi decenni periferia sanitaria e noi ed i nostri figli saremo costretti a fare riferimento agli Ospedali di 2° livello più vicini e cioè “Le Torrette” di Ancona e gli Ospedali romani S. Camillo, S. Giovanni, Umberto 1°, Gemelli, S. Andrea.

E’ assolutamente necessario uscire dalla logica delle 4 province, frutto delle situazioni geo-politiche dei secoli scorsi e prendere atto serenamente che una naturale evoluzione socio-economico ed oro-geografica ha portato ad un sostanziale cambiamento dell’assetto demografico e conseguentemente epidemiologico della nostra regione.

Oggi, intorno a Pescara, il semicerchio Silvi – Città S. Angelo – Pianella – Chieti – Ortona, con una superficie di circa 500 Km quadrati, meno del 5% della superficie dell’Abruzzo che è di 10.700, ha una popolazione di circa 400.000 abitanti, cioè quasi un terzo della popolazione regionale. Pescara è una delle 12 agglomerazioni metropolitane italiane individuate per la UE dall’Institut d’Etudios Regionals i Metropolitans de Barcelona e da altri studi sulle aree metropolitane.

All’interno poi del semicerchio, i comuni di Pescara, Montesilvano, Spoltore, San Giovanni Teatino e Francavilla costituiscono un unico agglomerato urbano di circa 250.000 abitanti, serviti dall’Ospedale di Pescara, che, con 96.000 accessi l’anno, ha conseguentemente numeri enormemente superiori a tutti gli altri nosocomi della regione; Chieti 65.000, L’Aquila 45.000, Teramo 40.000.

Ciò significa che le risorse e le qualifiche da attribuire non possono ignorare i grandi numeri del nosocomio pescarese, devono essere proporzionali, pena l’inaccettabile ma anche pericoloso sovraccarico di lavoro per medici ed infermieri che vi prestano servizio.

Ma rimanendo nella disamina della localizzazione dell’Ospedale di 2° livello dell’area Pescara-Chieti (e prescindendo dalle problematiche dell’Ospedale di 2° livello destinato all’area geo-politica L’Aquila–Teramo), vediamo altri elementi valutativi nell’interesse dei cittadini e di un uso oculato delle risorse.

Per l’attribuzione della qualifica il decreto Lorenzin prevede dei requisiti di base, uno è il numero minimo di accessi annui di 70.000; Pescara ne ha 96.000, Chieti con 65.000 non ha questo requisito. L’articolo 6 del decreto prevede la sicurezza antisismica e come noto all’Ospedale di Chieti, date le perizie effettuate, dovranno essere sgombrati alcuni padiglioni per inadeguatezza dei materiali usati. Anche questo elementare e direi vitale requisito non c’è.

Circa la dotazione di discipline che caratterizzano il 2° livello, a Pescara manca solo la cardiochirurgia, a Chieti la neurochirurgia, la chirurgia toracica, la chirurgia plastica, la chirurgia maxillo facciale, ma ha la cardiochirurgia. A Pescara, che peraltro ha un numero di coronaropatie acute quasi doppio degli altri capoluoghi regionali, potrebbe essere trasferita la cardiochirurgia senza lavori particolarmente impegnativi e a costi irrisori. L’intera area metropolitana e una parte consistente della regione disporrebbero così in tempi brevi di un Ospedale di 2° livello, un Ospedale completo di tutte le discipline con grande giovamento, per i motivi che ho sopra accennato, dei cittadini di tutti i comuni.

Ora che gli organi politici regionali sono tornati sovrani, decidere subito la cosa giusta e meno costosa per i cittadini è più facile, senza deleteri condizionamenti campanilistici o di contee elettorali. La sanità abruzzese ha bisogno di un salto in avanti.
 
Antonio Ciofani
Dir. resp. UOC nefrologia e dialisi, Osp. Spirito Santo Pescara
Consigliere nazionale Anaao

03 ottobre 2016
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