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La vera carenza è quella di infermieri e personale ausiliario, non di medici

12 OTT - Gentile Direttore,
l’allarme sull’età avanza dei medici italiani non ha veramente alcun fondamento. E’ semplicemente la conseguenza di una politica tendente a diminuire il numero dei medici in Italia. Né c’è carenza di medici in Italia, tutt’altro. Esistono varie statistiche sui medici operanti in vari Paesi europei ed extraeuropei. I dati differiscono leggermente fra loro a seconda delle fonti e dell’anno, ma costantemente l’Italia compare fra i Paesi con il più elevato rapporto medici / popolazione. Si veda per esempio i due grafici sottostanti costruiti su dati dell’OCSE.
 

 
 

 

Le polemiche sulla carenza di medici sono spesso un pretesto, per esempio per attaccare la politica del numero chiuso all’Università, che non piace a molti, oppure per ragioni di politica sindacale. E’ semmai vero che è difficile trovare medici per alcuni servizi o specialità o località. La causa di queste difficoltà tuttavia non risiede in una carenza di medici ma deriva da altri fattori, come per esempio la scarsa attrattività di certe specializzazioni per carichi di lavoro e rischi professionali o la non razionale distribuzione della forza lavoro medici.

I problemi principali che possono dar l’impressione di una carenza di medici sono sostanzialmente due: a) il fatto che spesso i medici impiegano il loro tempo in attività non mediche, ma amministrative o infermieristiche (per esempio i medici di medicina generale che non lavorando in gruppo non hanno segretaria o infermiere); b) la distribuzione territoriale del personale medico; per esempio esiste in Italia una pletora di strutture (spesso piccoli ospedali) che impiegano personale chiaramente sottoutilizzato. 

La politica del numero programmato è giusta, ed il numero di medici deve ancora diminuire. I medici sono personale costoso e che genera spesa non sempre appropriata. Bisogna invece far crescere la professione infermieristica e le professioni ausiliare, per sgravare i medici da compiti impropri, e poi chiudere i piccoli ospedali. Poi, prima o poi, bisognerà per esempio ragionare sul pediatra di famiglia. Siamo l’unico Paese al mondo ad aver messo in Primary Health Care una figura tipicamente specialistica. In tutto il mondo i piccoli in PHC vengono seguiti da infermieri pediatrici. Invece da noi non si trovano pediatri per i reparti ospedalieri (peraltro sovrabbondanti e spesso sovra dimensionati) perché costoro preferiscono la pediatria di famiglia, meglio pagata e certamente meno onerosa.
 
Dr. Paolo Piergentili
Direttore ff UOC Qualità
Ulss 13 Mirano

 

12 ottobre 2016
© Riproduzione riservata


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