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27 SETTEMBRE 2020
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Se la medicina alternativa diventa “alternativa” alle leggi dello Stato

01 DIC - Gentile direttore,
qualche tempo fa assunsi informazioni per l’apposizione di una targa all’esterno del mio studio medico. Recatomi presso il locale Ordine dei Medici, mi fu indicato come riferimento normativo la legge 175/92 , in materia di pubblicità sanitaria e di repressione dell’esercizio abusivo delle professioni sanitarie. Così feci, e con mia grande sorpresa proprio all’art. 1 lessi: “È vietato l'uso di titoli, compresi quelli di specializzazione conseguiti all'estero, se non riconosciuti dallo Stato”.
 
Io non avevo e non ho titoli in tal senso equivoci, tuttavia constatai che ogni giorno ai miei occhi si presentavano, sia sul web che su targhe all’esterno di studi “professionali”, l’indicazione di titoli quali quello di “osteopata” o di “posturologo” che, come Lei ben sa, non sono ad oggi riconosciuti dallo Stato Italiano. A questo punto, decisi di tornare all’Ordine dei Medici per chiedere delucidazioni su questa anomalia e mi fu testualmente risposto “i professionisti sanitari non possono utilizzare questi titoli, queste sono iniziative passibili di denuncia, ma non denuncia nessuno”.

 
Per quanto mi riguarda, apposi la targa all’esterno del mio studio, ma in quella occasione mi fu immediatamente chiaro che in ambito sanitario privato lo Stato Italiano non si spendeva in eccessivi controlli. Per un meccanismo per me incomprensibile l’articolo 32 della costituzione, ossia quello che descrive la salute come un fondamentale diritto del cittadino, viene tutelato in maniera differente a seconda se si parla di Sistema Sanitario Nazionale, dove le disposizioni normative e regolamentari sono asfissianti, i controlli finanche eccessivi e dove è stato previsto un sistema di controllo capillare di ogni passaggio e virgola del sistema, oppure se si parla del privato puro, dove in fondo ognuno fa quello che meglio crede. Sembra quasi che il ragionamento dello Stato sia: “se il paziente non si rivolge allo Stato per curarsi, allora sono fatti suoi”.
 
Il problema è che in un servizio sanitario non precisamente perfetto, con liste di attesa, mancanza di fondi per patologie minori, affollamento dei servizi, farraginosità burocratica, molte volte il cittadino è spinto a rivolgersi a cure private, basate sul passaparola in un ambiente, come detto, scarsamente controllato. D’altronde, le statistiche parlano di milioni di Italiani che si rivolgono alle medicine alternative per curarsi e pertanto il fenomeno di cui stiamo parlando non è di poco conto. Forti di questa palese tolleranza, una notevole quantità di operatori hanno cominciato a frequentare corsi di formazione in medicina alternativa, a seguito dei quali hanno aperto il loro studio “professionale” ed hanno cominciato a lavorare con l’accesso diretto sul paziente. Così, andando avanti negli anni, questi professionisti sono diventati sul campo, autonominati, esercenti di professione primaria, ossia di professione a diretta accoglienza del paziente che, in un clima di ignoranza generale, immaginava di andare da un medico specialista. E la prova tangibile è che basta dire che io stesso, da medico e per beffa della sorte, sono stato confuso negli anni, finanche dai miei colleghi, come osteopata o posturologo.
 
Piatto ricco mi ci ficco, e così, capita la debolezza del sistema, in Italia sono spuntati dappertutto corsi di medicina alternativa, osteopatia, posturologia, shiatzu, etc., molto costosi, naturalmente privati e pertanto autoregolamentati, che hanno cominciato a formare “professionisti primari della salute”, senza alcun vincolo nell’insegnamento delle materie, senza restrizioni nella selezione degli iscritti, e soprattutto senza alcun rispetto della programmazione sanitaria che lo Stato aveva sancito con i numeri chiusi per le professioni sanitarie. A un certo punto, quando i numeri sono cresciuti oltre il tollerabile ed il fenomeno è diventato sociale, lo Stato si è svegliato ed ha detto: “gli osteopati e i chiropratici sono molti, piacciono agli Italiani, dobbiamo riconoscerli”, il ministero ha detto “gli osteopati e i chiropratici sono molti, dobbiamo dare garanzie all’italiano, vanno disciplinati”. Ma i posturologi? Se li sono dimenticati?
 
Hanno ragionato su chiropratici e osteopati, ma si sono dimenticati i posturologi! Si sono dimenticati anche i pranoterapeuti, i terapisti somato-emozionali, i reikisti, i naturopati, i rolfisti, gli shiatzuisti, i massaggiatori thai e quanti hanno il desiderio di curare malati in assenza dei relativi titoli abilitanti previsti dallo Stato. Quindi adesso siamo di fronte ad una inutile sanatoria che farà scontenti tutti, primi fra tutti gli osteopati che, come è già successo in Francia, malediranno il giorno in cui lo Stato li avrà riconosciuti. I chiropratici, che si troveranno ad essere regolamentati come doppione degli osteopati.
 
I professionisti sanitari che lavorano in riabilitazione, i fisioterapisti più di tutti, che dovranno ingoiare una sanatoria epocale che ne diluirà competenze e professionalità. Noi medici che dovremo confrontarci con nuovi professionisti della salute che, forti del riconoscimento, ci spiegheranno i motivi per i quali le nostre diagnosi sono sbagliate e le nostre prescrizioni quindi inappropriate. Lo Stato stesso, che dovrà assorbirli, formarli, e sistemarli nel sistema sanitario nazionale con una spesa enorme ed inutile perché il sistema è già saturo, come dimostrano i numeri chiusi per l’accesso alle professioni sanitarie. Infine l’ultima beffa sarà per il paziente che verrà indotto, dallo Stato stesso, ad una inedita babele sanitaria Italiana dove per la stessa patologia saranno disponibili tante diverse diagnosi quanti sono i professionisti ai quali si rivolgerà, frammentando la unicità che deve essere peculiarità indiscussa della scienza e della medicina, ed esponendo il paziente a seri rischi di inappropriatezza diagnostica e terapeutica.
 
La consapevolezza di noi operatori del settore è che si vuole riconoscere chiropratica ed osteopatia ma senza avere risolto il problema, perché rimarrà nel cittadino il costume di rivolgersi per questioni di salute a operatori in mancanza di abilitazioni dello Stato, proprio come sta accadendo in questo momento per milioni di Italiani che, nel totale silenzio assenso delle istituzioni, sono in cura con osteopati, posturologi, pranoterapeuti, terapisti somato-emozionali, reikisti, naturopati, rolfisti, shiatzuisti, massaggiatori thai, e con quanti altri intendono la medicina alternativa come una oramai collaudata alternativa alle leggi dello Stato.

Giampaolo de Sena
Medico Fisiatra 


01 dicembre 2016
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