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La donna medico oggi: vera risorsa o semplice parafulmine?

05 GEN - Gentile Direttore,
in un’attualità costernata da fatti e misfatti di ogni tipo e gravità, anche a chi non è avvezzo all’argomento, non appare difficile riuscire a cogliere i reali segnali di criticità e preoccupazione che emergono dal mondo sanitario. Una realtà complessa in cui, oltre ai problemi connessi al mancato ed auspicato rinnovo contrattuale che tiene “ingessata” l’intera categoria professionale da ben oltre sette anni di paziente e logorante attesa, con inevitabili risvolti negativi sotto l’aspetto lavorativo e  psicologico, si continuano a far emergere anche le diversità e disparità di “genere” tra medici di sesso diverso, il cui acuirsi sembra volerci ribaltare in un mondo “sorpassato”, dal quale si fa enorme fatica ad uscirne.
 
Dalla recente conferenza nazionale “Donne-Sanità-Sindacato”, tenutasi a Napoli lo scorso 14 dicembre, i dati emersi non sono stati proprio incoraggianti, se si pensa che il nostro sistema sanitario per quanto sia in evoluzione e competizione con quello europeo, in termini di qualità ed efficienza, non altrettanto può dirsi in termini di meritocrazia e valorizzazione delle competenze professionali delle donne medico, allorché finisce per collocarle come “parafulmine” in cima o quasi al tetto del settore di rispettiva competenza.

 
Nell’attuale contesto sociale in cui si danno per acquisiti elementi fondamentali quali le pari opportunità è, a dir poco, inaudito, a maggior ragione nell’ambito della sanità pubblica, che sia ancora in atto un assurdo processo di differenziazione e gerarchizzazione in grado di attribuire alle differenze biologiche una capacità di strutturazione sociale. Lo dimostrano i dati in sanità dai quali è possibile evincere che per le donne medico sussiste una incomprensibile quanto illogica difficoltà diffusa, con molte dottoresse in corsia e poche nei ruoli apicali.
 
Credo siano maturi i tempi per dire basta a questo processo di discriminazioni in atto che altrimenti rischia di diventare irreversibile, per poter iniziare ad intraprendere una serie di misure organizzative e culturali volte a facilitare e valorizzare il ruolo della donna medico nel SSN.
 
In questa ottica l’Anaao si sta muovendo cercando, si spera con l’apporto di tutti, di indirizzare l’impegno sindacale verso una sempre maggiore realizzazione delle pari opportunità nella sanità: vigilare ed intervenire sull’organizzazione del lavoro per favorire la conciliazione tra tempi di lavoro e tempi di vita, come ad esempio intervenire sulla flessibilità dell’orario di lavoro, sulle sostituzioni per lunghi congedi di maternità e/o parentali, sulla valorizzazione delle politiche di conciliazione lavoro-famiglia, sulla previsione di nidi aziendali, sulla estensione delle tutele ai profili contrattuali atipici ; oggi purtroppo le tutele ricadono, in termini di costi sociali ed economici, sui colleghi della donna medico,  dando vita così ad una guerra tra poveri. Lo Stato deve garantire tutele vere e fruibili che non ricadano sui colleghi ma sul Sistema.
 
La parità tra uomini e donne costituisce un diritto fondamentale tutelato non solo dalla Carta Costituzionale ma anche dall’Unione Europea per il conseguimento degli obiettivi di crescita, occupazione e coesione sociale.
 
La donna medico rappresenta oggi la componente più dinamica nell’universo della sanità pubblica: è un pianeta in evoluzione e crescita. Partecipa ad ogni lavoro, ad ogni attività sociale, investe di più in cultura ed in formazione, cerca di conciliare famiglia e lavoro; una donna per la quale, la terza età, a modesto parere, si avvia a diventare una fase di vita sempre più attiva, sempre più culturalmente vivace. Ma non narra tutte le angosce, le frustrazioni, i patimenti, le sofferenze morali connesse ad un modello sanitario lavorativo improntato quasi esclusivamente alle esigenze maschili.
 
Occorre, perciò, levare un grido di protesta contro lo stato di “soggezione” in cui sono costrette a vivere professionalmente. Essere oggi un medico donna, con in più la consapevolezza sindacale relativa al proprio ruolodeve, a mio avviso, rappresentare un valore aggiunto per l’Azienda di riferimento. La donna medico può e deve costituire una “piattaforma di idee”, per dirla mutuando l’espressione del nostro segretario nazionale Costantino Troise, cui partire con azioni immediate ed efficaci, indispensabili per il superamento dell’attuale sterilità lavorativa, ed utili a restituire ottimismo a tale categoria affinché ognuna di noi possa scientemente riappropriarsi, riqualificandolo, contestualmente dello svilito ruolo di donna, madre e medico.
 
La reale parità di occasioni lavorative e di progressioni in carriera significa pari dignità sul lavoro.Seguendo tale linea, l’Anaao in occasione del prossimo, mi auguro, rinnovo contrattuale,  non potrà accettare che la considerazione per la parità di genere sia relegata e separata nel “capitoletto” delle pari opportunità, bensì deve assumere nella parità dei diritti e delle tutele,  il riconoscimento delle differenze di genere.
 
Nel disegno costituzionale, a ben vedere, si annida un’idea “economica” del lavoro senza discriminazione di sesso che non va assolutamente sottovalutata. Togliere a chi è riuscita, con enormi sacrifici, a ridefinire le proprie “traiettorie biografiche” (formative, lavorative, affettive, coniugali) la speranza di crescita professionale significa demotivarla, spingerla con ancor più convinzione sulla strada dell’indifferenza, della frustrazione e, in definitiva, dell’errore.
 
La società ci guadagna o ci perde? A Voi Tutti un invito a riflettere, perché, in definitiva, un sistema sanitario che fabbrica “vittime” di discriminazioni è un sistema che fabbrica “soggetti invisibili”; per niente idoneo a tutelare appieno l’interesse del singolo e della collettività.
 
Concetta Liberatore
Dirigente Medico Oncologo Montepulciano, SI
Delegata Affari Legali
ANAAO Assomed Toscana

05 gennaio 2017
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