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20 SETTEMBRE 2020
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L‘assordante silenzio della presidente Chersevani contro i deliri omofobi dei medici italiani

18 GEN - Gentile direttore,
non farò pubblicità gratuita alle tesi omofobe e a dir poco volgari della collega endoscopista di Torino, Silvana de Mari, come altre testate fanno, ma dopo l'appello del collega Davide Bastoni trovo il silenzio dei colleghi della Fnomceo e del Ministero della Sanità ancora più assordante.

È necessario più che mai una presa di posizione chiara contro l'omofoba sanitaria da parte della Presidenta Chersevani per uscire dall'attuale silenzio che giustifica anche i più grossolani deliri omofobi dei Medici.

La collega de Mari sta facendo un'esibizione incredibile, con affermazioni che non sarebbero state opportune neanche nell'ottocento, quando già si era stabilito, in qualche modo, che l'ano, (scusi la precisazione) a causa della prostata o dei corpi cavernosi posteriori delle donne così come il clitoride fossero organi sessuali, e non solamente il pene maschile o la vagina, che fino ad allora ed anche per la collega, veniva considerata solamente come tubo di collegamento con le ovaie a fini riproduttivi.


I libri di fisiologia pur essendo stati sempre espliciti sul tema, furono scavalcati dalle superstizioni e dall'ottusità religiosa, che evidentemente sono ancora prevalenti tra i medici italiani.

Esistono medici Lgbt in grado di reagire a queste continue provocazioni volgari da parte dei colleghi e delle colleghe? Esistono medici gayfriendly capaci di fermare il continuo delirio di tutti i medici omofovi come la De Mari?

L'ambiguità della deontologia professionale, l'assenza di riferimenti al Diritto al Coming Out per lavoratori della sanità e per pazienti nel CCNL e l'assenza di formazione professionale per l'accoglienza generale e specifica delle persone Lgbt rappresentano tutti i momenti in cui si dovrebbe intervenire e invece si tace.

L'effetto è la continua persecuzione e l'aumento dei suicidi da parte soprattutto degli adolescenti Lgbt! Il silenzio della Chersevani è pertanto una grave colpa professionale. Si chiama omissione! Le dichiarazioni omofobe esplicite dei colleghi sono invece un dolo vero e proprio: istigazione al suicidio, alle violenze omofobe in famiglia e al bullismo.

E' urgente una risposta strutturale, a partire dalla Fnomceo, a salvaguardia soprattutto delle vite degli adolescenti sottoposti all'autorevole violenza di chi non dovrebbe più essere una mia collega, per questo vi chiedo con forza e determinazione di  FIRMARE  E CONDIVIDERE TUTTI L'APPELLO

Manlio Converti
Psichiatra
Attivista Lgbt


18 gennaio 2017
© Riproduzione riservata


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