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Definizione fabbisogni personale Ssn: un’occasione da non perdere

15 FEB - Gentile Direttore,
il 31 gennaio scorso si è tenuta una riunione preliminare tra il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin e i sindacati della dirigenza del SSN alla quale seguirà un incontro tecnico ancora da calendarizzare. Scopo dell’incontro è stato quello di mettere a fuoco le metodologie che verranno utilizzate per una rivisitazione degli standard di personale all’interno del SSN.
 
Le OO.SS. presenti (tra cui Fassid - Area SiNaFO) hanno chiesto di essere coinvolte nelle decisioni sul metodo da adottare per quantificare il fabbisogno di personale sanitario, anche al fine di poter dare seguito a quanto già previsto dalla legge di Stabilità 2016 (i cui termini sono stati in ogni caso prorogati dal Milleproroghe) che aveva sostanzialmente aperto alla possibilità di nuove assunzioni per far fronte alle eventuali carenze di personale, anche a seguito dell'entrata in vigore dell'orario di lavoro europeo.
 
Il tavolo tecnico istituito dal Ministero della Salute ha già cercato di definire la necessità di personale, facendo riferimento alla misurazione del tempo medio di produzione delle attività sanitarie, prevalentemente in ambito ospedaliero.

 
La metodica adottata, che non ha per nulla considerato le necessità di risorse della dirigenza sanitaria, non ha riscontrato la condivisione del ministro che si è dimostrata perplessa e, in ogni caso, interessata a nuovi contributi. Alcune organizzazioni sindacali, di contro, hanno indicato come esempio accettabile il  metodo  adottato  dalla Regione Veneto e contenuto in una delibera ad hoc emanata alla fine del mese di dicembre.
 
Comunque, l’incontro si è concluso con l’impegno da parte del ministro per  un  nuovo confronto finalizzato alla definizione metodologica del percorso da avviare senza, peraltro, determinare blocchi sulle azioni già poste in essere dalle Regioni. In chiusura il Ministro ha promesso (e ha già provveduto) a inviare alle OO.SS. lo schema adottato su cui potranno essere formulate le necessarie osservazioni o controproposte.
 
In sostanza, la questione che stiamo affrontando consiste prevalentemente nel trovare un metodo di valutazione che non si limiti alla mera “produzione” correlata alle prestazioni. Se è pur vero che si è sempre parlato di “produzione di salute”, non può essere accettabile che il lavoro all’interno del Servizio Sanitario Nazionale, la sua qualità e i suoi effetti, siano misurati solo sulla base delle prestazioni effettivamente rese (come ad esempio: una visita ambulatoriale, una TAC o l’allestimento di una sacca per nutrizione parenterale). Ogni “prestazione” rappresenta il frutto di una serie di processi che, a prescindere dalla formazione e dall’aggiornamento fortunatamente obbligatori, comprendono tra l’altro: la valutazione clinica del caso e delle possibili alternative diagnostiche e terapeutiche, l’interazione disciplinare, la partecipazione a commissioni tecniche, le attività riorganizzative, ecc. .
 
La storia della definizione dei fabbisogni ha visto numerosi tentativi di valutazione dei carichi di lavoro e dei volumi prestazionali che hanno, però, dimostrato il grave limite di essere calibrati all’interno di un  mondo  lavorativo “ideale”, non turbato da alcun elemento di criticità.
 
Un mondo in cui non sono contemplati i quotidiani ostacoli che frenano e rendono, troppo spesso, problematico l’esercizio dell’attività assistenziale. Tutti noi sappiamo bene che il mondo reale è un’altra cosa dovendo, a parte tutto, fare i conti anche con  le  non uniformi complessità dei diversi  contesti organizzativi.
 
Risulta, pertanto, necessario ed urgente cambiare l’ottica per affrontare, nel concreto, una problematica così complessa. Innanzitutto, partendo dalla considerazione che, nonostante i LEA, la realtà ci rappresenta un contesto assistenziale in cui sono incardinati diversi livelli di assistenza garantita.
 
Alludiamo alla complessità del sistema che, ovviamente, comprende al suo interno servizi che svolgono esclusivamente funzioni di base, ma anche servizi che garantiscono molto spesso ulteriori linee di attività complementari (ma non meno importanti).  Poi ci sono i servizi cosiddetti di “eccellenza” ovvero quelli che svolgono tutte le linee di attività utili nel settore specifico di appartenenza garantendo il massimo livello qualitativo.
 
Non bisogna, poi, dimenticare che le attività sanitarie sono svolte all’interno di due diversi scenari di riferimento: Ospedale e Territorio che, a loro volta, pur avendo esigenze difformi, svolgono attività diverse ma complementari.
 
Il nostro sindacato si è già impegnato ed ha avviato, da tempo, studi finalizzati alla definizione del fabbisogno di personale nei due diversi ambiti (Ospedale e Territorio), tenendo conto anche del bacino di utenza di riferimento e conseguentemente delle linee di attività poste in essere.
 
E’ bene ricordare che le nostre indagini riguardano un settore (quello dell’assistenza farmaceutica ospedaliera e territoriale) che non solo assorbe gran parte delle risorse economiche del SSN ma pone in campo, anche,   tutta una serie di linee di attività che riguardano in modo trasversale tutti i reparti e i servizi ospedalieri e territoriali. I risultati della nostra indagine raccontano, purtroppo, una situazione molto preoccupante.
 
Viene, infatti, fotografata e denunciata una realtà che dobbiamo, per forza di cose, definire allarmante. Il numero del personale dirigenziale farmacista, attualmente impegnato nelle attività assistenziali, è lontano anni luce da quello che pretenderebbe il reale fabbisogno.
 
Questa situazione, causata anche dalle ristrettezze economiche a tutti note, non può più essere tollerata atteso il fatto che si potrebbe determinare un vulnus assistenziale e un inaccettabile rischio professionale correlato alla   cronica penuria di risorse umane.
 
Tuttavia, non accettando la politica dello struzzo, siamo dell’idea di dover proseguire in questo esercizio valutativo sperando di riuscire a fare breccia nel granitico muro di una certa politica che riconosce e persegue squallidi, quanto pericolosi, modelli restrittivi del tutto piegati alle logiche economicistiche.
Quando si sbandierano i risultati di risparmi ottenuti attraverso una progressiva riduzione degli organici in sanità, ipocritamente   si dimentica di sottolineare gli effetti che questi processi producono.
 
E questi effetti si chiamano: inappropriatezza, medicina difensiva, diseconomie, ricorso a gestioni esterne, eccetera. Tutte situazioni che proliferano maggiormente in ambiti organizzativi inadeguati e che producono (quelli sì!) un enorme incremento della spesa pubblica, ben superiore agli eventuali costi del personale.
 
Raccogliamo quindi di buon grado la disponibilità del Ministro, anche nella consapevolezza che, almeno per quanto ci riguarda, i compiti li abbiamo già fatti e siamo pronti a mostrane i risultati!
 
Roberta Di Turi
Segretario Generale Fassid area SiNaFO 
 
Giangiuseppe Console
Presidente Fassid Area SiNaFO

15 febbraio 2017
© Riproduzione riservata


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