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Operatori aggrediti, pazienti smarriti e responsabilità dei media

15 FEB - Gentile Direttore,
ieri mi sono capitati due episodi emblematici della nostra amata sanità. La mattina mi sono recata a visitare una nostra infermiera, con le ossa nasali fratturate a seguito di aggressione in PS. Ha tentato di proteggere il medico della sala rossa, donna pure lei, vittima di aggressione mentre era impegnata a trattare un numero di pazienti superiore alle normali disponibilità logistiche.
 
Mi ha colpito l’aria quasi incredula dell’infermiera, la grande dignità, l’orgoglio per un gesto, quello di solidarietà verso la collega che, ha ribadito, non poteva non fare. Ma lo sguardo era triste, addolorato.
 
Pensare che molti dei nostri infermieri, vengono formati sul “caring massage” proprio al fine di suscitare in loro una maggiore consapevolezza del “prendersi cura”, anche attraverso il tatto, con la persona malata.  
 
Come tutti gli ospedali italiani, il picco influenzale ha messo a dura prova tutti, operatori, che si sono trovati a fronteggiare un’onda davvero “anomala” di malati, spesso anziani e complessi, pazienti che spesso hanno dovuto sopportare attese per essere visitati e attese di giorni in barella per essere ricoverati.

 
Il nostro Policlinico si è attrezzato potenziando i posti letto, almeno 4/6 in più in ogni reparto, destinando alla medicina interna 20 pl di chirurgia, acquistando altre barelle (ne abbiamo a disposizione del Pronto Soccorso 75) e incrementando il personale di supporto. Abbiamo fronteggiato più di 120 pazienti totali, con picchi di 85 in attesa di posto letto in una area destinata ad ospitarne 25, applicato procedure di sovraffollamento, creato procedure per liberare il più velocemente possibile le barelle del 118.
 
La direzione sanitaria ed i colleghi dell’ospedale tutti si sono impegnati fino allo stremo, sotto una cabina regionale attenta, che ha monitorato ora per ora le problematiche del PS, ha attivato accordi con le strutture accreditate per decongestionare il ps e istituito il “telemed” con il 118 per trattare tempestivamente gli infarti. Il nostro paese ha una aspettativa di vita tra le più alte al mondo, anche grazie alle performance di un buon sistema sanitario.
 
Oltre il 70% dei pazienti arrivati in ps era ultrasessantacinquenne, moltissimi gli ottantenni e pure novantenni, con un incremento di oltre il 16% di codici rossi, soprattutto per problematiche respiratorie. Molti anziani sono stati convogliati in ospedale dalle case di riposo, in condizioni spesso di forte debilitazione. Il mio non vuole essere un intervento tecnico.
 
Sono convinta che abbia ragione chi parla di necessità di una riforma perché, nonostante l’indubbio e qualificato sforzo del Ministro Lorenzin di mettere mano a problemi complessi e in attesa da anni di definizione (la soglia di standard per struttura, l’appropriatezza,  i deficit aziendali, i nuovi Lea) e gli sforzi di tutte le regioni di fare meglio, a partire dalla mia, che dopo dieci anni e’ in grado di uscire dal piano di rientro, avendo migliorato non solo i conti, ma anche la griglia Lea, la situazione demografica, epidemiologica ed economica del paese impone ormai un diverso approccio.
 
E qui vorrei citare l’altro episodio che mi e’ capitato ieri mattina. Ho personalmente raccolto la protesta di una signora, il cui marito ha ricevuto presso il nostro Policlinico un trattamento di protesi per un aneurisma, trattamento delicato e di ottima riuscita. Ma il marito era entrato con una polmonite e dimesso con una cura antibiotica da seguire.
 
Ebbene la signora si lamentava perché non era riuscita a contattare telefonicamente il reparto di dimissione per un’informazione sull’antibiotico. Quando l’ho invitata a contattare per questo il medico di base è letteralmente caduta dalle nuvole. Man mano che si scende dal nord al sud la nostra cultura è ospedalocentrica.
 
La mia Regione sta facendo grandi sforzi per cercare di far partire l’assistenza territoriale, ma parallelamente va cambiata la cultura della gente, che spesso si reca in ospedale anche quando potrebbe essere curata altrove.
 
In questo quadro complicato si innesta la grande frattura sociale che si è venuta a creare tra operatori e pazienti, testimoniata dall’alto numero di denunce per responsabilità professionale, dal livello elevato di aggressioni ad operatori sanitari, dai toni con i quali talora ci si avvicina ai servizi sanitari, dalla difficoltà di comunicazione che talora trovato i pazienti con i medici, preoccupati talora di mettere in atto una medicina difensiva inutile e costosa.
 
Tutto questo in servizi che sono tra i migliori al mondo e che, soprattutto, sono universalistici, il nostro bene più prezioso, che va difeso con orgoglio, determinazione sacrificio, senso etico.
 
Speriamo che questa sia la settimana di approvazione della nuova legge sulla responsabilità professionale, che può rappresentare un grosso aiuto per riappacificare gli animi, anche per la grande enfasi posta sul monitoraggio, prevenzione e gestione del rischio clinico.
 
Chiediamo, però, accorati, un aiuto alla stampa. E’ giusto denunciare ai cittadini situazioni di mal governo sanitario, è iniquo l’attacco ai ps quando sono presi d’assalto dai cittadini malati. Bisogna far capire alla gente la complessità di certe situazioni e di certi momenti. E’ come lamentarsi del traffico durante un ingorgo dovuto al crollo di una strada.
 
Certi tipi di articoli o di servizi televisivi, che non tengono conto della complessità della situazione, rischiano di avvilire gli operatori, indurre nell’utente un senso di frustrazione e di rabbia, che si traduce a volte in violenza e certo non aiuta il sistema.
 
E’ urgente ricreare una nuova alleanza perché è a rischio il nostro sistema universalistico. Vanno organizzati negli ospedali corsi di comunicazione con i pazienti. Vanno trovate le strade per una nuova cultura sanitaria e civica.
 
Che anche la stampa ci aiuti in questo. E’ il primo passo verso una nuova auspicata riforma.
 
Tiziana Frittelli
Direttore generale Policlinico Tor Vergata, Roma

15 febbraio 2017
© Riproduzione riservata


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