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Scandali Loreto Mare e Pascale. Non lucrare sulla pelle dei pazienti e dei medici

09 MAR - Gentile Direttore,
in modi differenti, la vicenda del Loreto Mare ed i recenti arresti al Pascale hanno messo in luce alcune tristi realtà, alcune già note ai più, altre meno, che richiedono necessariamente una riflessione “a freddo” per non ridurre tutto al clamore ed all'indignazione legittimamente suscitati. Anzitutto, per quanto deplorevoli, le situazioni di malcostume più o meno criminose che sottendono a questi eventi non sono una novità, se per esempio non più di una quindicina di giorni prima degli ultimi fatti di cronaca, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario della Corte dei Conti, il presidente Martucci di Scarfizzi aveva osservato come oltre la metà dei giudizi in tema di cattiva gestione contabile abbia riguardato, nel 2016, agenti pubblici di enti locali e sanitari.
 
Evidentemente, da una parte la politica non sa e non vuole far pulizia all'interno del settore pubblico, dall'altra se la sanità italiana è in crisi, anche la giustizia nel nostro Paese lo è (come d'altronde gli stessi magistrati da molti anni affermano): forse le due cose sono in parte in relazione tra loro, se per dare attuazione alle legittime misure che scaturivano dall'inchiesta sui cosiddetti “furbetti del cartellino” è stato necessario attendere quasi un anno e mezzo.


Ciononostante, la fiducia che gli onesti ripongono nella magistratura come nelle forze dell’ordine ci induce a credere che, al di là delle condanne “extra-processuali” che subito alcuni si sono affrettati a lanciare, la tradizione giuridica del nostro Paese riuscirà a produrre sentenze giuste che sanzionino i colpevoli di quelle che sono condotte illecite e non “furbizie”. Atti criminosi  che hanno rappresentato, tra l'altro, un danno d'immagine per Napoli e per la sanità meridionale di cui proprio non vi era alcun bisogno, così come non c'è bisogno di una nuova “guerra politica” a colpi di inchieste, che finirà per lasciare sul terreno non solo dei “cadaveri metaforici” ma, trattandosi di sanità, anche vittime innocenti in carne ed ossa.

Purtroppo, almeno per quanto riguarda la vicenda del Loreto Mare, si può dire che l'informazione ha di nuovo perso un'occasione, anche se lo stesso giorno del blitz il TG1 ha correttamente riportato un caso (molto meno eclatante per i numeri, ma non per gravità della condotta) verificatosi nel settentrione.

Era proprio necessario che la stragrande maggioranza degli organi d'informazione intitolasse “l'ospedale degli assenteisti” quando sarebbe stato più corretto parlare di “assenteisti in ospedale”? Il personale del Loreto Mare conta circa 850 dipendenti, dei quali i 55 “assenteisti  conclamati” sottoposti a misure cautelari, rappresentano meno del 6,5%: che bisogno c'era di criminalizzare anche quelli che fanno il loro dovere,  spesso a scapito del riposo e della salute? Le generalizzazioni sono sempre negative, ma parlare addirittura di  “ospedale dei medici assenteisti” (erano 2 dei suddetti 55 dipendenti, ovvero il 3,6%) è stato poi gravemente scorretto, soprattutto se si considera che questo nosocomio, per il tessuto sociale su cui insiste la sua collocazione, vede di tanto in tanto i propri sanitari aggrediti senza colpa alcuna, quando i parenti dei pazienti non sanno sfogare in altro modo la propria frustrazione ed i propri timori.

E difatti, subito abbiamo assistito all'accanirsi di svariati personaggi sul povero martoriato Loreto, avvilito fino ad oggi non da pochi suoi dipendenti infedeli, quanto da politici e direttori che, nell'attesa di un Ospedale del Mare troppo a lungo atteso, lo hanno colpevolmente lasciato a sé stesso, vittima di un degrado che non ha risparmiato la maggior parte dei nosocomi napoletani.

La bomba carta lanciata l'altro giorno nel perimetro dell'ospedale rappresenta solo l'ultimo episodio di questa triste storia di abbandono ed opportunismi, che indebolisce e deprime le capacità dei medici di resistere ad un lavoro già di per sé usurante e quelle dei pazienti di continuare a credere in quel che resta del Servizio sanitario pubblico.

Accadrà lo stesso con il “Pascale”, a tutto vantaggio delle strutture del settentrione che pur di accaparrarsi pazienti meridionali mantengono aperte liste d'attesa “a tempo zero” per chi proviene dal sud? Per poi venirci a raccontare che per le terapie oncologiche e per chi lavora anche a danno del proprio riposo i soldi non sono sufficienti!

Già, i pazienti: alla fine sono loro le vere vittime di tutta la situazione. E non tanto, come ha suggerito qualcuno con accostamenti arditi, perché gli assenteisti abbiano determinato la presenza delle barelle in corridoio. Le barelle le hanno provocate i tagli alla spesa sanitaria e la penalizzazione delle regioni meridionali volta appunto a favorire la migrazione sanitaria verso le regioni del Nord (nonché l'assenza di programmazione sanitaria da parte del precedente governo regionale). Ai pazienti è stato rubato il diritto alla salute sancito dall'art. 32 della Costituzione italiana, consentendo di fatto che si risparmiasse sulla manutenzione delle apparecchiature salvo a scandalizzarsi alla prima vittima di questa situazione. Ai pazienti è stato rubato il diritto a ricorrere a medici sereni, in massima efficienza e sottoposti ad un ragionevole carico di lavoro: nessuno se la sentirebbe di affidare la propria vita ad un pilota costretto a volare per un numero eccessivo di ore, perché dovrebbe essere normale consegnare la propria salute nelle mani di  medici demotivati ed affaticati dalla necessità di coprire turni su turni per non venir meno alle richieste della gente? Se i medici sono pochi in diverse regioni d'Italia, la carenza di personale sanitario è ormai “endemica” nelle regioni che, come la Campania, sono soggette a piani di rientro dal deficit e che, come se non bastasse, vengono ancora ulteriormente penalizzate da iniqui criteri di riparto dei fondi statali.

Così alla fine, se ci pensiamo, le vittime della sanità italiana e di chi ne parla a sproposito sono proprio i pazienti ed i medici, artificiosamente contrapposti per gli interessi di chi approfitta del legittimo sdegno provocato dalle gesta di poche persone scorrette per demolire (volutamente o per colpevole noncuranza) quel che c'è di buono al Loreto Mare ed al Pascale come negli altri ospedali napoletani.

Piuttosto, ci si impegni per individuare responsabilità chiare tra i “furbetti del cartellino” come “dell'appaltino” e si smetta di lucrare sulla pelle di chi soffre cercando la salute e di chi lavora in sanità soffrendo.  E si facciano davvero funzionare le cose: per cominciare, parlando di noi, si ponga fine al balletto delle responsabilità tra Stato e Regione e si dia subito a medici e pazienti della Campania la sanità che spetta loro.
 
Roberto d’Angelo
Segreteria Cisl medici Campania


09 marzo 2017
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