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Il caso “118” di Bologna. Medici e infermieri sono sulla stessa barca

19 MAR - Gentile Direttore,
da cittadino, infermiere di Soccorso Sanitario (Centrale Operativa e Soccorso Extraospedaliero) e politico, con tutta franchezza non riesco a capire e collegare le motivazioni inerenti il “caso Bologna” inerente il Soccorso Sanitario e in particolare la diatriba tra competenze, ruoli e funzioni mediche e infermieristiche.
 
Il DPR del 27/03/1992 (Atto di indirizzo e coordinamento alle Regioni per la determinazione dei livelli di assistenza sanitaria di emergenza pubblicato sulla G.U. n. 76 del 31/3/92 - Serie Generale), con le sue successive modifiche e integrazioni, non è più in vigore o non gode di validità?
 
L’articolo 4 (competenze e responsabilità nelle centrali operative) non cita appunto responsabilità medico-organizzativa e responsabilità operativa infermieristica all’interno delle Centrali Operative di Soccorso Sanitario?
 
Inoltre le Modalità organizzative della centrale non constano a far si che ogni centrale dell'emergenza sanitaria afferisce ad una direzione medico-ospedaliera, individuata di norma nell'ambito della direzione dei servizi di assistenza ospedaliera e nel responsabile del dipartimento di emergenza?

 
Il personale di centrale, formato da infermieri professionali, non deve poter usufruire, h 24, di un medico di appoggio disponibile operativamente nell'ambito del servizio ospedaliero/i afferente/i al sistema delle emergenze. Il personale di centrale deve aver seguito un particolare iter formativo teorico-pratico per essere in grado di gestire le complesse tematiche inerenti il coordinamento delle risorse, l'interfaccia con l'utenza, le comunicazioni telefoniche, la geografia stradale, la sicurezza, i protocolli operativi sanitari ed organizzativi, gli interventi complessi con la partecipazione di unità dell'emergenza non sanitaria? (comunicato n. 87 PDCM G.U. n.126)
 
L’articolo 10 (prestazioni del personale infermieristico) non cita che il personale infermieristico professionale, nello svolgimento del servizio di emergenza, può essere autorizzato a praticare iniezioni per via endovenosa e fleboclisi, nonché a svolgere le altre attività e manovre atte a salvaguardare le funzioni vitali, previste dai protocolli decisi dal medico responsabile del servizio?
 
Mi pare vi siano bilanciate responsabilità a carico delle due figure professionali e quindi nessuna sostituisce o si sovrappone all’altra, ma concorrono insieme a erogare al meglio un servizio di Soccorso Pubblico tarato e non indotto sulle reali esigenze dei cittadini.
 
Non credo sia un atto legislativo schizofrenico in quanto presumo che, se non il politico di turno, almeno qualche tecnico prestato alla politica abbia partecipato alla stesura dell’atto legislativo. E’ vero che, purtroppo, quando viene redatto un atto legislativo statale completo e proiettato in avanti, ci sono delle storture che si inseriscono o si sovrappongono costituzionalmente o non costituzionalmente (Conferenza-Stato Regioni, rappresentanze varie e altri), che da come si legge sembra non comprendono o non conoscono il tema reale e ne determinano una applicabilità diversificata a livello nazionale.
 
Non penso sia un abuso di professione in quanto l’abilitazione dello Stato per entrambe le figure c’è. E’ da rivedere sicuramente il percorso formativo specialistico delle due professioni citate, non più erogabile al “corsificio locale/regionale” ma come ho già ribadito in più sedi e scritti, la professione nasce e prosegue nella Scuola quale unica istituzione nazionale riconosciuta e deputata alla nascita e crescita delle professioni. Con questo presupposto sarà più facile legiferare meglio algoritmi decisionali, protocolli, atti medici delegati.
 
Nessuno parla o scrive di non-professioni che da anni operano nel Soccorso Sanitario (Centrale Operativa e Soccorso Sanitario Extraospedaliero), con attività subdole o sperimentazioni di cui temo l’avanzata del terzo che godrà, se i due litiganti non chiuderanno la contestazione. E’ tempo e ora che il Soccorso Sanitario operi e si avvalga di professioni e professionisti strutturati quali medici, infermieri e autisti-soccorritori (autisti soccorritori ancora mancanti di un profilo professionale serio), abilitati dallo Stato mediante formazione scolastica. Non più affidato a seconde e terze parti in tutto e per tutto oppure a figure professionali “ibride”.
 
Una revisione del sistema di Soccorso Sanitario pubblico (si pensi che il Soccorso Sanitario e quindi il Ministero della Salute non fanno parte del Comitato Interministeriale per la Sicurezza della Repubblica), oltre che più ampiamente di Soccorso Pubblico di cui l’Italia oggi ha necessità, non si improvvisa: la legge Madia sulla P.A. e il recente DDL sulla sicurezza urbana pongono ancora poca lungimiranza (vedi organizzazione del Numero Unico Europeo di Emergenza, revisione Forze dell’Ordine, situazione Vigili del Fuoco, ruolo della Protezione Civile).
 
Si costruisca con metodo, con pazienza e in un rapporto che sia fecondo tra il passato, il presente e la proiezione verso il futuro. Se questa scansione temporale anziché essere vissuta come una ricerca viene vissuta come una pura frenesia, temo che il risultato non sia all’altezza delle aspettative.
 
Marco Torriani
Consigliere (uscente) Ipasvi Brescia, già Consigliere Comunale e Presidente Consulta Sicurezza e Prevenzione


19 marzo 2017
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