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Terapisti occupazionali ancora poco inseriti nelle aziende sanitarie. Miur apra tavolo Stato-Regioni

07 GIU - Gentile direttore,
“Lavorare per gli altri come priorità è un valore aggiunto. L’inclusione è al centro ed è un modello di vita. L’inclusione come idea di vita oggi è un valore che dobbiamo portare avanti, e voi lo portare avanti come professione. Vi chiedo di non perdere questo valore, mai. I migliori auguri per il vostro lavoro e se possibile incoraggio altri a intraprendere la vostra professione”.
 
Con queste parole l’On. Mario Marazziti – Presidente Commissione Affari Sociali Camera dei Deputati apre la Giornata Nazionale del Terapista Occupazionale che quest’anno ha avuto come cornice la Nuova Aula del Palazzo dei Gruppi Parlamentari, in Roma. Una cornice importante per un’occasione importante: il ventennale del D.M. 136/97, che ha istituito il profilo professionale del Terapista Occupazionale, portando l’Italia al passo con gli altri Paesi e premiando l’impegno di AITO, Associazione Italiana dei Terapisti Occupazionali che tanto si è adoperata per questo traguardo.

La giornata, moderata dal vicepresidente SIMFER, il Dott. Massucci e dal Vicepresidente AITO Dott. Runza, ha visto susseguirsi gli interventi di coloro che hanno fatto la storia della Terapia Occupazionale in Italia. Tra i relatori Elena Fabbruzzi, Maria Pia Massimiani, Ettore Muffo, Julie Cunningham Piergrossi, terapisti occupazionali e non che hanno ripercorso quegli anni soffermandosi sul presente e guardando al futuro.


Un futuro auspicato anche dagli altri intervenuti. L’On. Ileana Argentin, nei suoi saluti, augura la ripresa dello spazio dovuto ai Terapisti Occupazionali, come nei progetti inerenti il “Dopo di noi; il Presidente FISH e FAIP, Vincenzo Falabella, ringrazia i professionisti per il loro ruolo a servizio delle persone con lesione midollare; la medaglia di bronzo al merito della Sanità, il Presidente di SIDiMa, Arch. Rodolfo Dalla Mora, ribadisce l’importanza del protocollo d’intesa tra la sua Società e l’AITO per portare avanti progetti formativi in comunione; il Presidente di ISPO Italia, Prof. Traballesi, sottolinea l’importanza della valutazione effettuata da tutte le figure del team riabilitativo come unico modo per garantire un servizio ottimale alla persona; il vicepresidente SITO, Pier Carlo Battain, rinforza l’appello alla ricerca e alla collaborazione tra Associazioni di categoria e Società Scientifiche; la Prof.ssa Mascia, Presidente commissione nazionale della conferenza permanente delle classi di laurea per le PPSS dei corsi di laurea in Terapia Occupazionale rimarca il ruolo dell’Università nella formazione e il bisogno di calcolare al meglio il fabbisogno formativo. Anche se la professione del terapista occupazionale spesso non viene crociata come prima scelta, chi inizia il corso di studio difficilmente lo abbandona.

Ad oggi si calcolano su tutto il territorio italiano circa 4 terapisti occupazionali ogni 100.000 abitanti. Dati molto distanti da quelli di altri Paesi in Europa (145 in Danimarca, 100 in Svezia, 70 in Germania), ma anche dalla vicina Francia, che negli ultimi anni ha raddoppiato le sedi formative dopo uno studio sull’efficienza della professione.

Controcorrente anche rispetto alle linee guida nazionali, che vedono il terapista occupazionale, per fare qualche esempio, l’unica figura citata nel piano di indirizzo della riabilitazione (2011), raccomandata nelle linee guida del Parkinson (2013), nelle stroke unit (2008), ed indispensabile nell’approccio multidisciplinare e multiprofessionale definito nel piano delle demenze (2014).

Figura prevista anche nei PDTA della Sclerosi Multipla, ma che è ricevuta solo dal 10,6 delle persone con questa patologia, come si può leggere sull’ultima fotografia AISM pubblicata pochi giorni fa sul Barometro 2017.

Il Terapista Occupazionale, previsto tra i criteri di accreditamento di alcune Regioni, è attualmente poco inserito nelle dotazioni organiche delle aziende sanitarie pubbliche e private italiane, per varie motivazioni: il poco controllo degli organi competenti della corrispondenza tra profili professionali e competenze, l’abusivismo dilagante, la poca conoscenza delle potenzialità delle singole professioni, la paura di investire su nuove figure, considerando l’attuale momento di crisi.

La terapia occupazionale ha un approccio client-centered, al centro è posto l’individuo con il suo bisogno di salute considerando anche l’inserimento nel contesto sociale e i fattori che ne facilitano o, al contrario, ne inibiscono l’attività e la partecipazione alla vita scolastica, lavorativa e sociale (le direttive OMS indicano una stretta correlazione tra servizi di riabilitazione e qualità di vita).

La letteratura evidenza che la terapia occupazionale ha un ruolo distinto nei nuovi sistemi di assistenza sanitaria di base che si concentra meno sulla diagnosi specifiche e più sulla prevenzione. Come dimostrato, gli interventi di terapia occupazionale possono non solo ridurre i costi, ma anche migliorare la salute generale, la qualità della vita, e la partecipazione quotidiana degli individui e dei loro assistenti.

Promozione alla salute, prevenzione, primary care, cronicità, sono solo alcuni degli ambiti in cui i terapisti occupazionali hanno competenze. Ambiti su cui è necessario investire considerando l’evolversi del contesto socio economico del Paese.

AITO si appella al MIUR e a quanti in posizione decisionale per intervenire sulle criticità sopra esposte tramite tavoli di concertazione Stato – Regioni che analizzino l’effettivo fabbisogno formativo in relazione, non alla domanda di lavoro che scaturisce dalla fotografia attuale del territorio italiano ma, al reale bisogno di professionisti necessari a coprire le équipe multidisciplinari e multiprofessionali atte a garantire il miglior benessere bio-psico-sociale del cittadino.
 
Gabriella Casu
Ufficio Presidenza AITO


07 giugno 2017
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