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A chi dà fastidio avere osteopati bravi e autonomi?

22 GIU - Gentile Direttore,
come formatori in Osteopatia da più di 15 anni, siamo ben consapevoli dell'alta posta in gioco riguardante il futuro di questa medicina manuale. Non ci stupiamo quindi che il partito di maggioranza relativa (Il PD), al Senato, grazie alla pasionaria Emilia De Biasi (Presidente della XII Commissione Sanità) si batta ed approvi un testo (art. 4 del DDL 1324) che regolamenta l'Osteopatia come una professione sanitaria autonoma dalle altre, mentre alla Camera dei Deputati, la capogruppo PD in Commissione affari sociali, on. Donata Lenzi ed altri, ribaltino completamente il testo, emendandolo senza rispetto per gli Osteopati.

Infatti è ben noto che tale emendamento preveda che i futuri Osteopati possano divenire tali solo dopo aver conseguito una laurea in medicina o fisioterapia.

Quale Presidente dell'Accademia di Medicina Osteopatica Superiore, già più volte in passato su questo giornale, ho avuto modo di spiegare cosa fosse la medicina osteopatica, e di come fosse ordinata autonomamente in tutti i paesi del mondo che la regolamentano: le mele non possono essere sommate alle pere. Da questo assunto che si insegna alle elementari, ricordo che le professioni sanitarie sopra menzionate rappresentano ognuna un frutto diverso, per cui è giusto che si debba proseguire nell'idea di un diverso ed autonomo percorso didattico-formativo per l'osteopatia. Il modello da seguire infatti, è quello della regolamentazione dell'Odontoiatra, definita figura sanitaria ma con un proprio percorso formativo.


Essendo il nostro un paese dove la libertà è tutelata dalla Costituzione, si deve continuare a garantire anche alle Accademie "private" di svolgere l'attività di formazione, ovviamente sottoponendole a controlli stringenti.

La nostra però non è definibile un'attività "privata", ma di servizio pubblico, poiché siamo quelli che insieme ad altre scuole che insegnano secondo le linee guida dell'OMS, da anni colmiamo l'enorme gap che larga parte della politica italiana non si è mai sforzata di colmare: quello di formare bravi Osteopati in grado di aiutare a star meglio i cittadini italiani, ma soprattutto siamo quelli che sfornano e sforneranno i futuri docenti di osteopatia che insegneranno presso le tutte le università e accademie riconosciute.

Avere Osteopati autonomi e bravi dà fastidio a qualche gruppo di interesse? L'Amos auspica che i signori Deputati boccino questo ed altri emendamenti, affinchè il testo licenziato dal Senato venga approvato dalla Camera, poiché il riconoscimento dei titoli equipollenti, accanto ad una formazione osteopatica autonoma, rappresenta una battaglia per l'attuazione dei principi fondamentali della nostra Costituzione.

Facciamo un appello a tutte le scuole di Osteopatia in Italia affinchè si possa arrivare presto ad un fronte unico ed autonomo della formazione osteopatica, capace di elaborare un piano didattico nazionale di riferimento con regole comuni, tale da poter autorevolmente evidenziare e correggere talune ambiguità di certe associazioni di categoria che mischiano malamente la formazione con la rappresentanza sindacale, ed essere forti protagonisti nelle sedi istituzionali, affinchè il confronto sulla formazione sia di alto livello e possa tutelare il titolo degli osteopati presenti e di quelli futuri.

Francesco Manti 
Presidente Amos

22 giugno 2017
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