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Medici di medicina generale pubblici? Zaia sbaglia

di Domenico Crisarà

24 GIU - Gentile Direttore,
ho l’onore di conoscere personalmente il Presidente Luca Zaia, ho sempre avuto il piacere di constatare la sua concretezza, la sua attenzione e la sua preparazione sui temi che affronta. Proprio per questo ha suscitato in me molta sorpresa leggere le sue proposte sulla medicina generale. Mi ha colpito soprattutto il fatto che contrariamente al suo solito alla affermazione non consegua una proposta organizzativa.
 
Il Presidente afferma che inizierà la sperimentazione di almeno un medico di medicina generale dipendente per azienda sanitaria.
Molto bene ed interessante. Ma poi penso alla realtà.

Le nostre aziende socio sanitarie, dopo l’ultima riorganizzazione, hanno una popolazione mediamente di 600.000 abitanti Padova e Verona intorno al milione.

Un medico di medicina generale dipendente non organizzato con altri medici (la vedo difficile una medicina di gruppo dove alcuni medici lavorano dalle 8 alle 20 e una 6 ore come da contratto della dipendenza) che assiste diciamo 1500 pazienti e che,per contratto,deve lavorare sei ore al giorno che dati riproducibili sulla qualità dell’organizzazione può produrre.
A proposito in che modo si attribuiranno i cittadini da assistere al medico dipendente sperimentatore ?
 
Proviamo a fare delle ipotesi in supporto della sperimentazione prospettata:
Ipotesi 1: I cittadini scelgono come succede adesso . E se non lo scelgono o se lo scelgono in pochi che succede ? Il dottore riceverà i compensi previsti dal suo contratto di dipendente in ogni caso o gli sarà decurtato per il numero di scelte mancanti?
Vorrei ricordare a me stesso che in questo momento i medici di famiglia sono retribuiti esclusivamente se i cittadini li scelgono e non per la loro esistenza in vita.
 
Ipotesi 2: I cittadini vengono assegnati d’ufficio (probilmente per sorteggio) al medico dipendente sperimentatore.
Penso che saranno felici questi cittadini in quanto si vedranno privare del loro diritto di scegliersi,attraverso percorsi di fiducia,empatia,stima professionale ed umanità, il medico che segua e si prenda carico della salute e della necessità di assistenza durante tutta la vita sua e dei suoi familiari e se non soddisfatto, opportunità unica nella sanità pubblica italiana, ricusarlo a favore di un altro professionista che sente più vicino.
 
L’altro argomento che merita una riflessione e da cui si prospetta la necessità della sperimentazione è la presunta carenza di assistenza di notte nei giorni festivi e prefestivi.

Probabilmente nella formulazione della proposta al Presidente i suoi tecnici hanno dimenticato o omesso di ragguagliare lo stesso su un servizio di assistenza notturna prefestiva e festiva della medicina generale che è il servizio di Continuità Assistenziale.

Ricordo a me stesso che il servizio di Continuità Assistenziale (ex Guardia Medica) è integralmente, costitutivamente, sostanzialmente parte contrattuale e professionale della medicina generale.
Sono decenni che la Fimmg si batte per l’emancipazione del servizio e le Regioni tutte e senza distinzioni hanno sempre considerato questi colleghi i paria della professione medica.

Nessuno ha mai considerato la loro presenza di presidio dalle Cure Primarie quando gli altri riposano (perché anche i Presidenti oltre i medici hanno diritto di riposare) ma tutti li hanno e li vogliono misurare sul numero di chiamate . Come se la necessità della presenza dei carabinieri o dei pompieri sul territorio si valutasse in base al numero di chiamate che ricevono: poche rapine e pochi incendi si chiude!

Un servizio tenuto in vita senza progettualità e programmazione collocato in sedi fatiscenti con attrezzature al minimo o nulle di fatto disinteressandosi persino della tutela dell’integrità fisica dei medici: è l’unico servizio che vanta medaglie d’oro alla memoria di colleghe, non al merito della sanità, per essere state stuprate ed uccise in servizio.

Perché a questo punto, caro Presidente, non considerare di rendere efficace ed efficiente, i mezzi legislativi e contrattuali che già esistono fornendo la dignità che meritano i Medici della Continuità Assistenziale che sono già organizzati in modalità di fatto simili al suo progetto sperimentale tranne che per i diritti.

Questo risolverebbe un'altra perplessità: con quali modalità e attraverso quali percorsi formativi avverrà il reclutamento dei medici sperimentatori.
Su questo tema bisognerà fare molta attenzione per non incorrere in ricorsi ed impugnative varie perché, credetemi, sarà molto ambito anzi ambitissimo, poter lavorare 6 ore al giorno da dipendente anziché 3 da convenzionato.
 
Altra riflessione la attività domiciliare, quella nei distretti e quella burocratica quando lo studio è chiuso ai pazienti che è ormai debordante rispetto alla attività clinica, e la burocrazia è un’invezione della politica non dei medici, il medico dipendente sperimentatore come riuscirà a conciliarsi con gli orari di ambulatorio (lo farà a zona 2-2-2 o 1-3-2?)?.
 
Ed infine il dato economico e il costo di tutto questo?
Ma questo non è sicuramente un problema in una regione virtuosa come la nostra .
 
E ritorno all’inzio del mio ragionamento.
Ho troppa stima della cultura e dell’intelligenza e della presenza sui problemi del presidente Zaia per credere che queste mie banali e semplici riflessioni Lui non le abbia fatte e non le abbia poste ai suoi tecnici.
 
Ma conoscendo anche la sua lealtà e il suo attaccamento all’appartenenza credo e voglio sperare che le sue proposte siano dettate, anche con genuine convinzioni, alla necessità, per contiguità ideologica e geografica, di sostenere una politica delle cure primarie volta a privatizzare la sanità che ha suscitato critiche e dubbi in tutta la nazione
 
Domenico Crisarà
Segretario Generale Regione
FIMMG Veneto  


24 giugno 2017
© Riproduzione riservata

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