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Infermieri e Oss. A ciascuno il suo ruolo

di F.R.

27 GIU - Gentile Direttore,
sono una studentessa d'infermieristica, che ha deciso d'intraprendere questa strada perché conosco da sempre il valore degli infermieri avendoli come genitori. Un periodo di malattia, lungo un anno, ha facilitato la mia scelta professionale e colgo l'occasione per ringraziare anche tutti gli infermieri che ogni giorno si sacrificano per noi. Sacrifici che conosco bene e che ho iniziato ad affrontare io stessa.
 
Premetto che sto studiando presso un noto istituto oncologico, fiore all'occhiello dell'Italia e vanto per noi in tutto il mondo per le scoperte fatte in questo campo e per l'ottima qualità dell'assistenza. Quindi anche se studentessa, credo di poter parlare delle mie esperienze positive in questa struttura, così diversa dalle altre.
 
Si parla tanto di lavoro d'equipe, ma spesso si confonde il lavoro di squadra con l'idea di figure intercambiabili e non complementari.
 
Così come un infermiere non può fare il medico, un oss non può fare l'infermiere e viceversa. Nel mio Istituto ho visto il vero lavoro d'equipe al servizio dell'assistito. Non è un “tutti fanno tutto”, ma un “lavoriamo insieme, ognuno facendo il suo lavoro e facendolo bene”. Posso garantire che gli assistiti ne sono molto soddisfatti, tanto da parlare alla gente dei professionisti che ci lavorano.
 
Va da sé che un infermiere demansionato, troppo carico di lavoro, finisce col commettere errori spesso anche fatali. Questo avviene, da quello che ho potuto notare in altre strutture, quando si fa tutto di fretta e con pressapochismo, soprattutto durante la terapia.
 
Le scrivo perché sono rimasta basita dalla lettera del signor Minghetti, OSS e Presidente del MIGEP. Nella lettera afferma che un infermiere non è demansionato se imbocca o se cambia un pannolone. Eppure sentenze più o meno recenti della Cassazione affermano il contrario.
 
Quindi mi chiedo, il signor Minghetti che intenzioni ha? Vuole forse prendere il posto dei giudici, oltre che quello degli infermieri (da tempo leggo il suo profilo e le idee che espone)? Ha facoltà per farlo? Che io sappia la legge non ammette ignoranza ed è il legislatore che fa le leggi, non noi, quindi non credo che possa decidere lui cosa sia il demansionamento, tantomeno gli infermieri.
 
Ma andiamo avanti. Nella lettera si parla di fuga dell'infermiere dal letto del paziente perché l'infermiere rifiuta determinate attività e le lascia agli OSS. Si parla anche di rifiutare attività che permettono le valutazioni. Inorridita. 0
 
Primo perché il signor Minghetti parla di una professione, generalizzando e screditando facendo passare gli infermieri per scansafatiche. Secondo perché non mi risulta che per valutare la cute o altri bisogni sia obbligatorio provvedere personalmente alle cure igieniche. Non credo che un dermatologo abbia bisogno di usare manopola e padella per valutare il suo paziente. All'università ormai ci fanno studiare delle scale che aiutano nella valutazione e allo stesso tempo lasciano qualcosa di tangibile.
 
Sono proprio le frasi che lasciano intendere che l'infermiere abbia intenzione di allontanarsi dal paziente che denotano ignoranza in materia. I cosiddetti piani di assistenza infermieristici, con tutta la raccolta dati, non si fanno stando seduti dietro ad una scrivania. Chi lo dice che un infermiere che si dedica alla pianificazione assistenziale non guardi in faccia la persona o che non valuti i suoi bisogni?
 
Forse sarà così nel suo reparto, signor Minghetti, non certo da noi. Grazie agli OSS che lavorano con impegno e professionalità nel nostro Istituto, spesso l'infermiere riesce a ritagliarsi del tempo per poter relazionarsi con il paziente, rassicurarlo, educarlo, rispondendo alle sue domande e così è successo anche a me, quando mi si è presentata l'opportunità di fare una raccolta dati per il piano di assistenza, successivamente presentato all'esame di tirocinio.
 
Mi sono resa conto immediatamente come le informazioni fossero più complete e la relazione stessa con il paziente fosse più empatica. Tutte cose che con un'assistenza standardizzata come ancora oggi, purtroppo, vedo, non vengono alla luce.
 
A tal proposito aggiungo che a me piace stabilire una relazione empatica guardando negli occhi il mio assistito, proprio perché ho affrontato personalmente una patologia tra le più fatali, con tutti i dubbi e le paure che ne sono conseguite. Non bastano cinque minuti d'igiene per rassicurare un paziente. Non basta fare la battutina e stringere la manina, per poi fuggire nell'altra stanza e solo chi ci è passato può capirlo.
 
Un paziente ha diritto ad avere le sue risposte, ha diritto di sapere che cosa potrebbe accadere e come deve procedere, ha diritto di vedere colmate le sue lacune, così come un infermiere, in quanto responsabile ha diritto di decidere come organizzare l'assistenza.
 
Mi hanno fatta sorridere le Sue parole “forse vogliono avere il potere dell’assistenza infermieristica? “. Ha letto la parola INFERMIERISTICA?
Sta ad indicare ciò che un infermiere deve fare, ovvero il processo di nursing: raccolta dati, analisi, diagnosi infermieristica (diversa da quella medica), intervento e valutazione. Non assistenza qualsiasi quindi, quella la può fare chiunque, come disse ad un convegno un Presidente IPASVI che stimo moltissimo. Assistenza INFERMIERISTICA.
 
Il Tribunale di Cagliari si è espresso così nella sentenza del 06.10.2015, n. 1302: “Il primo effetto del ruolo di supplenza imposto dalla mancanza del personale di categoria A e B/BS, il più evidente perché non necessita di una prova diversa dal fatto notorio, è per l’appunto la confusione dei ruoli, e, quindi, il non essere riconosciuto come dominus dell’assistenza.
L’utilizzazione dell’infermiere factotum ha, quindi, determinato, per effetto della sistematica confusione dei ruoli professionali, un gravissimo danno all’identità professionale sul luogo di lavoro e all’immagine: è di elementare evidenza, infatti, come la figura del “tuttofare” si ponga agli antipodi rispetto a quella propria del profilo professionale cui appartengono gli infermieri”.
 
L'infermiere non è un tuttofare e non può fare sempre il vostro lavoro o si crea addirittura un danno. In effetti i pazienti, lo dite voi stessi sulle vostre pagine, vi chiamano infermieri. Addirittura la stampa, nei titoli di episodi che vi riguardano, vi chiamano infermieri. I parenti vi “autorizzano” (ma non basta a renderlo legale) a procedure infermieristiche. Devo dedurre quindi che se un paziente mi autorizza posso effettuare un intervento chirurgico al posto del medico? Non mi pare.
 
Quindi ho davvero bisogno di perdere tempo con attività che vi competono per valutare i bisogni delle persone assistite? No. Altrimenti gli OSS non hanno motivo di esistere. Perché se dobbiamo fare il vostro stesso lavoro non ha molto senso la vostra figura, che così scredita Lei stesso, signor Minghetti. Ci sono tanti infermieri disoccupati in giro, quindi perché a questo punto assumere OSS? Se all'infermiere competono igiene, letti, locande, secondo Lei (e non secondo la legge), perché assumere una figura assistenziale in più? L'infermiere alla fine “costa” poco più di voi, ma può fare molto più di voi, può assumersi la totale responsabilità di fronte alla legge. Ci rifletta.
 
Perché dovremmo fare una legge per farvi “somministrare” (le virgolette sono un obbligo) terapia e per farvi medicare ferite, se poi non siete in grado di svolgere semplici attività come avvisare l'infermiere se qualcosa non va?
 
Se poi io non mi fido, mi basta venire lì e guardare la cute mentre fate igiene. Ma di sicuro non ha senso che due figure spendano energie sulla stessa attività e poi magari altri aspetti dell'assistenza, come l'educazione al paziente o una valutazione dello stato nutrizionale, vengono tralasciate.
 
Quelle non aiutano la guarigione secondo Lei? Non si tratta di prevenzione secondo Lei educare una persona ad evitare comportamenti scorretti?
Da noi funziona così e gli assistiti non fanno altro che tessere le lodi degli infermieri e di tutti gli altri operatori sanitari, proprio perché in realtà, non abbandoniamo mai il paziente e valutiamo ogni aspetto di lui, ogni suo bisogno. Non resta che decidere se volete una sanità al risparmio o una sanità di qualità.
 
Un ultimo appunto. Una squadra di calcio è composta da tanti giocatori, ma il portiere non si allontana dalla porta lasciandola indifesa per segnare un gol. L'attaccante non para con le mani o commetterebbe fallo. Si gioca insieme, ma ognuno ha un suo ruolo.
 
Se in alcune strutture vi costringono a mettere in pratica procedure infermieristiche dovete e potete rifiutarvi denunciando la struttura, altrimenti siete colpevoli quanto coloro che vi costringono. La mia malattia è stata una conseguenza di una reazione avversa ad un farmaco, riflettete. Un giorno anche a voi potrebbe andare tutto storto e allora ne pagherete le conseguenze a vita, insieme al paziente. Queste sono professioni che richiedono responsabilità e professionalità! Non potete giocare con la vita altrui per un vanto personale!
 
Smettiamola anche di sfruttare gli studenti infermieri per attività di competenza dell'OSS, tralasciando invece il sapere infermieristico. Da una spremuta d'arancia non uscirà mai succo di prugna. Se non s'insegna allo studente ad essere infermiere, quando uscirà dall'università sarà un pessimo infermiere. Io voglio essere assistita da gente competente. Quindi non aspetterò che l'IPASVI intervenga su questo, lo faccio presente io stessa. Il Corso di Laurea in Infermieristica va riformato e subito! I corsi da OSS devono essere più seri! Non devono essere una mera fonte di guadagno. Noi saremo i vostri infermieri e loro i vostri OSS domani!
 
Distinti saluti e un ringraziamento a tutti gli OSS che aiutano davvero gli infermieri ad essere infermieri.
 
F.R.
Studentessa d'infermieristica

27 giugno 2017
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