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Senza specializzazione per il medico non c’è lavoro

05 SET - Gentile direttore,
lo spunto per questa lettera è nato due giorni fa incontrando per caso una amica, neo abilitata alla professione di medico chirurgo, che non vedevo da diversi mesi. Alla domanda “come va?” la risposta è stata più o meno la stessa dei suoi colleghi (13.000) nella medesima situazione: sguardo al cielo fra lo stanco e il rassegnato e braccia allargate. “E come deve andare? Si aspetta che esca questo benedetto bando di specialità per andare a lavorare, se riesco ad entrare, chissà dove”

Se proviamo per un attimo a vestire i panni degli studenti, la situazione attuale dell'iter post laurea di medicina e chirurgia in Italia oscilla oggettivamente tra l'osceno e il grottesco.
 
Siamo ai primi giorni di settembre e il bando per l'ammissione alle scuole di specializzazione non è ancora uscito. Sappiamo solamente che ci saranno novità rispetto agli scorsi anni ma non sappiamo i dettagli quindi si ha solo un'idea dei requisiti richiesti e delle modalità di ammissione.

Intanto gli aspiranti specializzandi attendono di giorno in giorno con ansia sempre crescente per il loro futuro incerto.

 
A questo dobbiamo aggiungere che 1 scuola di specializzazione su 10 è a rischio accreditamento perché non conforme alle nuove regole stabilite dal MIUR il quale, impegnatissimo a considerare ogni singola virgola su didattica/ricerca/personale/sicurezza/internazionalizzazione, non ha previsto il caos che si sarebbe creato nel tagliare di fatto dei posti in un sistema già critico di per sé per mancanza cronica di borse di studio.
 
Un ragazzo/a di 25-26 anni laureato neoabilitato, magari fuorisede e con una non agevole situazione economica, si trova nell'impossibilità di poter progettare il suo futuro lavorativo (e quindi familiare) perchè il MIUR non si decide a strutturare in modo sistematico l'intero percorso di formazione, dall'ammissione alla formazione post laurea, collegandolo in maniera conforme alle esigenze lavorative e pensionistiche.
 
Il perenne clima di incertezza e di ritardo è fonte di notevole stress per gli aspiranti specializzandi i quali vedono sulla strada della loro formazione una serie di ostacoli, intoppi e rallentamenti che potrebbero essere evitati se solo si decidesse di affrontare il tema concretamente e privilegiando maggiormente il lato umano sui laccioli burocratici che con la medicina pratica hanno ben poco a che vedere.
 
Oggi in ambito medico senza formazione post laurea le possibilità lavorative sono scarse e senza lavoro non si può ipotizzare un progetto di vita stabile. E questo, per un ragazzo di 26 anni con alle spalle i lunghi anni di studi del corso di laurea, è quanto di più destabilizzante possa esserci
 
Le possibili soluzioni a queste problematiche sono note da tempo:

a) Laurea abilitante alla professione che consente di risparmiare fino ad un anno di tempo tra laurea e concorso di specializzazione. Il MIUR deve capire che un anno in meno vuol dire risparmio di denaro per lo studente, immissione nel mondo del lavoro con un anno di anticipo e possibilità di poter progettare il futuro con maggiore serenità

b) Bandi di concorso emanati per tempo e costanti, senza cambiamenti di anno in anno che vanificano l'effettiva pianificazione da parte degli studenti sulla base delle modalità di ammissione.
 
c) Accreditamento delle scuole più flessibile, in linea con gli affanni delle strutture ospedaliere/universitarie causati da cronici sotto-finanziamenti della sanità che portano i medici a gestire sempre più pazienti con sempre meno risorse e personale
 
d) Aumento del numero di borse di studio per specializzazioni e corso di formazione in MG per renderli conformi alle esigenze lavorative dei prossimi anni. L'ottava economia mondiale con uno dei migliori sistemi sanitari del mondo non può lasciare fuori dalla formazione post laurea circa metà dei laureati. Tutto questo non è né etico, né morale, nè economicamente conveniente.

e) Maggiore integrazione fra formazione e medicina sul territorio. L'insegnamento della medicina esclusivamente in ambiente ospedaliero universitario è un concetto ormai desueto e che dovrà per forza di cose evolvere in una formazione mista ospedale/territorio vista la progressiva trasformazione della medicina da ospedalo-centrica a territorio-centrica.
 
Si spera dunque che il legislatore e i tecnici del ministero possano affrontare la questione in maniera più pragmatica e con più attenzione alle esigenze concrete dei giovani medici che hanno il diritto di poter progettare una vita stabile e serena.
 
Non so se a suo tempo il centauro Chirone abbia ottenuto dal MIUR dell'Olimpo l'accreditamento della sua scuola, quali valutazioni abbia ricevuto dai tecnici delle divinità pagane e quanto tempo abbia avuto per conformarsi alle direttive.
 
Fatto sta che, in ogni caso, il suo discepolo Asclepio un po' di strada pare l'abbia fatta.

Roberto Bellacicco
Studente di medicina e chirurgia Unipr


05 settembre 2017
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