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Specializzazioni mediche. Una soluzione praticabile c’è

08 SET - Gentile Direttore,
le manifestazioni pubbliche di questi giorni da parte dei neo-laureati in Medicina sia per il ritardo nell’uscita del bando per l’ingresso alle Scuole di Specializzazione che per il numero largamente insufficiente di posti ad oggi programmati da parte del Ministero, stimolano riflessioni da parte di chi alla formazione sia pre che post-Laurea ha dedicato gran parte della propria vita professionale di docente.
 
Queste riflessioni sono amare ma necessarie in un processo di autocritica che in un qualsiasi paese civile obbliga ogni individuo alla consapevolezza dell’equità del suo agire quotidiano.
 
Il Corpo Accademico delle Scuole di Medicina ha fra i suoi principali doveri quello di una didattica rigorosa, efficace ed aggiornata sulla base di una ricerca ed assistenza altrettanto rigorose ed adeguate ai progressi della Medicina basata sull’Evidenza.
 
Ogni giorno insegniamo ai nostri giovani il sapere più attuale e di qualità nelle varie discipline che compongono il “core curriculum” del Medico di oggi. Li laureiamo dopo decine e decine di esami e purtroppo dobbiamo riconoscere che al momento della Laurea, i nostri giovani possiedono un notevole bagaglio di conoscenze teoriche ed una scarsa esperienza pratica. Tale esperienza però dovrebbe essere completata negli anni di formazione delle varie Scuole di Specializzazione che dovrebbero offrire ai nostri giovani medici la base per un sapere e un agire uniforme e completo.

 
In primis, il docente si deve obbligatoriamente chiedere se le Scuole esistenti nel territorio nazionale sono in grado di fornire esperienze ed insegnamenti qualificati. Il processo di censimento e revisione delle qualifiche strutturali e didattiche delle Scuole sono state recentemente avviate dal MIUR: circa il 40% delle Scuole hanno ricevuto un parere positivo, il 9% una bocciatura e il giudizio è ancora pendente per il 47% di esse.
 
Augurandoci che anche queste ultime ricevano un giudizio positivo, sarebbe doverosa una ulteriore reale verifica sulle capacità delle singole Scuole di far sviluppare al meglio i valori professionali, le attitudini, l’etica, le basi scientifiche e di comunicazione con il paziente tali da rendere gli Specializzandi dei professionisti capaci ed autonomi nel loro futuro di specialisti. Quest’ultima non ci risulta applicata.
 
Va comunque riconosciuto che negli ultimi decenni l’educazione formativa del medico ha seguito delle grandi trasformazioni, con il risultato finale dell’avere oggi dei professionisti più preparati, efficienti ed esperti. In vari paesi come la Comunità Europea, l’Inghilterra, gli Stati Uniti ed il Canada, i curricula formativi del medico sia pre che post-Laurea sono stati uniformati e questo ne consente la possibile circolazione ed impiego. E questo purtroppo, quello dell’emigrazione dei nostri giovani medici, è il punto più dolente.
 
A fronte infatti di una possibile domanda di formazione specialistica che pare attestarsi quest’anno fra le 13.000 e le 15.000 unità, siamo ad oggi con uno stanziamento di Contratti di Formazione Specialistica e di Medicina Generale totalmente insufficiente, stimabile intorno a poco più della metà delle domande e quindi del reale fabbisogno.
 
Questo scenario, di per se estremamente preoccupante, potrebbe assumere i connotati di estrema gravità laddove lo si confronti con l’attesa carenza di professionisti nel sistema pubblico. Il numero di specialisti che i nostri atenei formeranno è ampiamente insufficiente a garantire la tenuta di una sanità pubblica che, sul fronte della professione medica difficilmente potrà sopportare un ulteriore taglio di risorse umane.
 
Come docente mi chiedo come può essere il nostro Ministero così miope e insensibile di fronte ad un divario che lascia migliaia di medici neoabilitati nell’impossibilità di completare il proprio percorso di studio con una specializzazione che è l’unico mezzo che permetta loro di accedere ad un posto di lavoro.
 
Chiaramente il motivo è puramente economico: mancano le risorse per creare un numero superiore di contratti. Così facendo però lo Stato Italiano spreca ben 150.000 euro che ha speso per formare fino alla laurea ogni singolo medico.
 
Cosa dovrebbe chiedere allora a gran voce l’Accademia Medica Italiana?
Sicuramente un intervento immediato con un aumento del numero dei Contratti di Formazione Specialistica e di Medicina Generale e nello stesso tempo una programmazione unica degli accessi al corso di Laurea in Medicina che consideri tutto l’intero percorso di formazione sia pre che post-Laurea.
 
In pratica, se un Anno Accademico vede in una Sede l’immatricolazione di 200 nuovi studenti al corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia, a questi stessi 200 futuri medici deve essere garantito o l’accesso alla formazione specialistica o a quello di Medicina Generale attraverso la programmazione di uno stesso numero di contratti post-Laurea.
 
Questa potrebbe essere una semplice e possibile soluzione del problema.
 
Teresita Mazzei
Professore di Farmacologia Oncologica Università di Firenze
Vice Presidente OMCEO Firenze

08 settembre 2017
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