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L'osteopata esclusivo lavora già in staff con i medici

09 SET - Gentile direttore,
questa è l’esperienza di un giovane tirocinante dell’Istituto genovese. Come i suoi colleghi dell'Istituto Europeo per la Medicina Osteopatica (IEMO), Saverio Gaudino svolge intensa attività di tirocinio fin dal primo anno di studi in osteopatia dopo la maturità. Terminato il terzo anno di corso su cinque, egli dispone dell’autonomia sufficiente per svolgere attività clinica supervisionata all’interno e all’esterno della scuola. Il Grand Prix 2017 di Bolzano, nota kermesse internazionale di tuffi, ha rappresentato la sua prima esperienza di lavoro con gli atleti professionisti, consentendogli di operare insieme a fisioterapisti e medici accreditati.
 
L’apprezzamento degli atleti agonisti sottoposti ai trattamenti manuali conferma l’utilità della partecipazione degli osteopati nelle attività di prevenzione e cura. Non solo un’esperienza gratificante, come testimoniato anche dai campioni olimpici Tania Cagnotto e Klaus Dibiasi - con lui nelle foto - ma anche l’incentivo per completare bene gli studi e dedicarsi a tempo pieno alla professione di osteopata. “Non avrei potuto affrontare questa esperienza senza la disponibilità degli atleti e dello staff sanitario del Grand Prix 2017, che ringrazio per la fiducia accordatami”, sostiene Saverio.

 
”Ho compreso in questa circostanza quanto l’osteopatia sia un’attività autonoma che possa esercitarsi anche in cooperazione con le altre figure sanitarie senza timore di conflitti o sovrapposizioni. A patto, però, che gli studi siano autorevoli per autorizzazioni e controlli nazionali, oltre che per corrispondenza alle migliori pedagogie europee. Con tali premesse, per il bene dei pazienti e della professione, sostengo il varo della legge che riconosca agli osteopati competenze oggettive in riferimento al loro esclusivo esercizio”. Come giustamente sostenuto dall'Associazione delgli osteopati, il riconoscimento dei soli professionisti qualificati a seguito di studi autorizzati non potrà che incentivare l'apporto di questa nuova professione sanitaria a beneficio della prevenzione e della cura interdisciplinare.
 
Il riconoscimento dell'osteopatia più qualificata può rappresentare, pertanto, uno degli aspetti più rilevanti del DDL Lorenzin all'esame delle Camere. Una chiara opzione, cioè, in favore della cooperazione inter-professionale di alto livello, della ricerca internazionale e del merito di chi ha saputo investire nello sviluppo certificato e nell'innovazione con evidenza di risultato.
 
Luiciano Doniaquio
Osteopata, Fisioterapista e Docente dell'Istituto I.E.M.O. autorizzato dal M.I.U.R.

09 settembre 2017
© Riproduzione riservata


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