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Stabilizzazioni al palo in Campania

09 OTT - Gentile Direttore,
circa due anni fa, in contemporanea con la discesa in campo del governatore Vincenzo De Luca, ci eravamo occupati del problema dei precari della regione Campania, chiedendoci cosa si potesse realmente fare per la stabilizzazione delle figure atipiche nelle regioni soggette a piano di rientro.

Avevamo anche fatto notare che, poiché il SSR della regione veniva garantito con il contributo di personale precario che, sia con contratti di dipendenza a tempo determinato, sia con contrati flessibili, prorogati tutti in continuità assistenziale da oltre 5 anni, tale personale rappresentasse, per la regione Campania, un costo storicizzato nei bilanci e l’unica possibilità di poter garantire l’assistenza minima sui LEA.

La risposta del presidente della regione, in un incontro con l’intersindacale della dirigenza, fu all’insegna del massimo interesse sul problema e tutti ricordiamo le sue parole ed il suo impegno affinché “nessun precario andasse a casa”.

In effetti, l’attuale consiliatura si era aperta con i migliori auspici. La Campania, con la nota n. 2974/2015 è stata la prima regione ad attuare la stabilizzazione di oltre 800 lavoratori, in maniera compatibile con le norme dettate dal DPCM del 6 /3 / 2015. Tale procedimento vedeva esclusi i precari cosiddetti “atipici “che, secondo il comunicato del 15 luglio 2015 del Governatore, sarebbero potuti essere stabilizzati con un doppio passaggio, prima trasformati in contratti di lavoro subordinato a termine, poi stabilizzati con assunzioni a tempo indeterminato.


Prima che tale progetto potesse realizzarsi, il Parlamento è intervenuto sulla materia, emanando la legge 208/2015 ed in particolare l’articolo 1 comma 543.

La regione Campania è comunque tornata ad interessarsi del problema precariato in sanità, promulgando la legge regionale n.10 del 31 /3/2017, e facendo in modo che la Struttura Commissariale iniziasse finalmente a fare un censimento dei precari della sanità (completato il 31/5/2017)ed impegnandosi ad emanare successivamente le modalità di stabilizzazione degli stessi. Purtroppo, però, con nota prot.0150298, controfirmata dalla Direzione Generale per la tutela della salute e dalla dirigenza della U.O.D. del personale del S.S.R. è stata vietata l’applicazione dell’art.1 comma 543 della legge 208/2015, con la motivazione che il tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti regionali ed il comitato permanente per la verifica dei LEA non avrebbero espresso il parere del piano di fabbisogno previsto dall’art.1 comma 541, lettera B della succitata legge 208/2015.

Come tutti sappiamo, poi, nel luglio del 2017,il ruolo di Commissario per la sanità in Campania, è stato affidato dal Consiglio dei Ministri al presidente della regione.
C’erano davvero tutti i presupposti per una conclusione positiva della vicenda “precari della sanità in Campania”.

Ed invece ci si ritrova alle prese con un reale “passo del gambero” dell’ente regionale, che sta tornando ad autorizzare i concorsi pubblici in varie aziende a discapito dei diritti dei tanti dirigenti medici e sanitari che, per anni, hanno garantito il mantenimento dei LEA nel S.S.R. Il tutto mentre altre regioni in piano di rientro, non ultima la regione Lazio, hanno di recente, attraverso decreti commissariali emanati a seguito di concertazione con le OO.SS. iniziato un percorso di stabilizzazione di circa 1400 unità di personale precario.

Tutto ciò ha naturalmente provocato grande preoccupazione nei precari della sanità campana, che si stanno organizzando in un movimento spontaneo che inizia a coagulare un forte seguito e che, naturalmente, non può essere lasciato da solo dai sindacati della dirigenza e dalle confederazioni, fra le quali la COSMeD, presente in parte attiva e firmataria delle leggi nazionali negli incontri al ministero della Salute con i sottosegretari Fadda e De Filippo.

Già la segreteria aziendale Anaao Assomed del Cardarelli, una delle aziende in cui si è verificato questa manovra contraria alle precedenti consultazioni con i sindacati e lesiva dei diritti dei precari, è intervenuta con forza con un comunicato.

L’Anaao Assomed e la Cosmed, braccio politico dell’associazione, nelle cui fila militano anche l’Aaroi, la FVM ed altri sindacati della dirigenza, e che rappresenta circa il 43 % del tavolo delle confederazioni della dirigenza del pubblico impiego, non si sottrarranno all’impegno preso nei confronti dei precari e sono certo che anche le altre sigle della intersindacale faranno sentire la loro voce. Non si può correre il rischio che i precari della sanità, che tanta fiducia hanno riposto nel presidente De Luca, ancor più dopo la sua nomina a Commissario, si ritrovino con una concreta eventualità che non siano più riconosciuti i loro diritti e non sia più data la tanto agognata dignità alla loro professionalità, per troppo tempo abusata e bistrattata.

Da primi in Italia ad attuare il processo di stabilizzazione del personale in ambito sanitario non possiamo diventare il fanalino di coda…. Per tali motivi, dopo un’estate torrida, si preannuncia un “autunno molto caldo “ .

Giulio Liberatore
Direzione Nazionale Anaao Assomed
Segretario Generale Aggiunto Cosmed


09 ottobre 2017
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