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Sanità integrativa in odontoiatria. Meglio l’indiretta

28 DIC - Gentile Direttore,
ho trovato molto interessante la discussione sulla Sanità Integrativa tra il dr. Nick Sandro Miranda, libero professionista tesoriere OdMeO UD, e il dott. Marco Vecchietti, Consigliere Delegato della RBM Assicurazione Salute SpA. E’ un argomento che riguarda da vicino molti colleghi e moltissimi pazienti.

Tralascio i riferimenti letterali che possano portare via tempo alla lettura, ma ciò che si ricava da tale scambio di comunicazioni è una evidente preoccupazione riguardante la deriva burocratica e economicistica della professione, che rischia di essere governata e condizionata da elementi esterni (dr. Miranda). Da parte sua la Sanità Integrativa si presenta come lo strumento per dare ai cittadini la possibilità di accedere alle cure, in una situazione, come quella attuale, in cui si nota una difficoltà in tal senso. (dott. Vecchietti).


Ciò che appare strano è che i Fondi Sanitari integrativi, in ambito odontoiatrico, non siano decollati come le compagnie si aspettavano e questo risultato non è dovuto soltanto ad una normativa incompleta riguardo tali aspetti. Si cita spesso il pensiero del paziente, ma in realtà sembra essere il fattore più trascurato. In molti Fondi integrativi infatti viene a mancare la libertà di scelta del dentista curante. Questo è il motivo per cui solo poco più del 10% dei pazienti aderirebbero ad un Fondo Sanitario.

Questo accade non solo in Italia ma anche in Irlanda dove solo una piccola parte dei pazienti aventi diritto, usufruisce dei servizi odontoiatrici coperti da assicurazione, causa la mancanza di scelta.

Inoltre se la Sanità Integrativa ha veramente a cuore la prevenzione come mai investe tanto in campagne di comunicazione, ma non copre i bassi costi di tale branca? In odontoiatria infatti non sempre tutte le sedute di igiene orale necessarie (prevenzione secondaria) sono coperte dal Fondo, dimostrando un vero disinteresse verso tali aspetti. Anche ciò che dice il dr. Miranda riguardo i condizionamenti da parte del terzo pagante è reale.

Qui in Italia più del 70% dei dentisti afferma che le convenzioni interferiscono con la componente clinica del lavoro. Inoltre le tariffe imposte, l’aumento del costo del personale per obblighi burocratici, i ritardi nei pagamenti, fanno sì che più dei due terzi dei dentisti italiani manifestano l’intenzione di non rinnovare tali accordi. Conosco la realtà americana ed analizzo periodicamente, tramite ricerche mirate, la situazione italiana e devo dire che posizioni espresse dal dr. Miranda sono giustificate da una realtà, che probabilmente anche lui conosce bene.

Se veramente si vuole che la Sanità Integrativa funzioni a favore del cittadino insieme alla componente medica, allora è utile passare ad una Assistenza Indiretta che non comporti rapporti diretti tra Fondo e Dentista, che lasci la libera scelta al paziente, che offra un contributo nell’affrontare le prestazioni (responsabilizzando in questo modo il paziente alla propria salute), che lasci al professionista la libertà del proprio tariffario e che copra completamente le terapie preventive (igiene orale). Questa soluzione, attualmente inesistente, dimostrerebbe il vero valore sociale della Sanità Integrativa, evitando contrasti tra le diverse posizioni ed eliminando qualsiasi posizione di conflitto di interessi.

Il dr. Miranda non ha dimostrato nella sua lettera una visione superficiale né tantomeno ideologica della situazione, ma a mio parere ha correttamente espresso il suo disagio, illustrando la preoccupazione che deriva dal suo vissuto di operatore sanitario. Etichettarla come “ideologica” dimostra una mancanza di comprensione e una lontananza dalla realtà che i medici e i pazienti condividono tutti i giorni.

Tiziano Caprara
Libero Professionista


28 dicembre 2017
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