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Sanità integrativa. Non è un problema ideologico

31 DIC - Gentile Direttore,
rispondo al dott. Vecchietti
 ringraziandolo per l’attenzione che mi dedica. Premetto non scrivo in veste di ordinista, ma esprimo esclusivamente pareri personali. Argomenterò punto per punto alle considerazioni del dott. Vecchietti.
 
Dott. Knock. Il riferimento letterario riguarda i medici che antepongono la mercificazione della salute al professare il bene degli altri, prima che il proprio. Il riferimento riguarda la minoranza dei medici perché è appurato che chi si iscrive al corsi di laurea in medicina lo fa, nella maggioranza dei casi, per motivazioni umanitarie e scientifiche piuttosto che per benefici economici.
 
Ho traslato la ricerca del profitto del medico alle società di capitale perché ho la sensazione che la tutela della salute stia passando la mano a chi, per definizione e per formazione, è alla ricerca, purlegittima, del profitto. Non è credibile che una società di capitale decida di organizzare un fondo sanitario avendo come priorità la tutela e il mantenimento della salute. Questo non esclude che la società di capitale promuova la prevenzione, ma sempre nell’ottica del profitto, vuoi per darsi un’immagine (prevenzione primaria), vuoi per indurre il consumo sanitario e per un beneficio economico (prevenzione secondaria). Quale sarebbe lo scopo dei soldi investiti in pubblicità, a volte con cadute di stile come quella apparsa su “La Repubblica”? A mio parere siamo in presenza di un conflitto d’interessi.

 
Ideologia. La mia può essere definita un’ideologia, ma anche quella neoliberista delle società di capitale che investe nella sanità lo è, e non si tratta di una parolaccia. Se si preferisce, chiamiamola idealità. Quali sono le mie idealità?
1. La difesa del SSN in ottemperanza all’art.32 della Costituzione italiana.
2. La difesa dell’autonomia del medico, sia strutturato sia libero professionista.
3. La difesa del mantenimento e della tutela della salute che si persegue soprattutto con la prevenzione primaria, agendo sui determinanti sociali, ambientali e comportamentali.
 
Efficacia della sanità integrativa (ma forse sarebbe più corretto definirla “sostitutiva” del SSN). La riforma sanitaria del 1978 nacque da un’esigenza: risolvere il fallimento della mutualità, sia per i debiti accumulati, sia per la diseguaglianza nell’accesso alle cure.
Ho citato l’esempio della sanità assicurativa statunitense, ma posso citare quella bismarkiana tedesca. A fronte di una spesa sanitaria fra le più alte in rapporto al PIL in Europa e nel 2016 era del 64% maggiore a quella italiana (OECD 2017), superandoci di poco anche come spesa privata complessiva, la Germania non brilla in tema di qualità, iniquità e diseguaglianze, e ha una speranza di vita alla nascita (2015) di quasi 2 anni inferiore all’Italia (OECD 2017). Se anche l’esempio della Germania non fosse ritenuto pertinente, chiedo al dott. Vecchietti che indichi i Paesi in cui sia presente una sanità integrativa realmente efficiente ed efficace (risultati in salute/costi) e che abbia consentito di ridurre la spesa privata complessiva.
 
SSN. E’ un miracolo che il SSN possa reggere nonostante il basso rapporto spesa sanitaria/Pil. Questo miracolo è dovuto anche all’abnegazione dei medici e del personale sanitario sottopagato e vessato dalla burocrazia (che, solo a rifletterci, non potrebbe che aumentare aumentando la spesa privata intermediata!). E’ chiaro a tutti che il servizio sanitario vada aggiornato, ma un problema così complesso non può essere affrontato con scelte riduzioniste che si rifanno alle logiche del mercato.
 
Adottare soluzioni neoliberiste a mio avviso porterà:
1. ad una crescita della spesa privata, soprattutto in termini di premi assicurativi ma non solo, nell’ambito del rapporto spese sanitarie/Pil e in termini assoluti;
2. ad incoraggiare il consumismo sanitario realizzando quanto previde Ivan Ilich con il concetto di controproduttività strutturale: troppa offerta sanitaria medicalizza la società e genera cattiva sanità compromettendo la salute;
3. ad iniquità e ad un aumento delle diseguaglianze;
4. ad una riduzione della qualità.
Tutto questo è dimostrato dai numerosi dati a disposizione e che per brevità non allego in questa sede.
 
Termino con una storia di vita vissuta e con un esempio di sanità pubblica virtuosa. La storia vissuta è quella di un collega dentista di Roma, da anni convenzionato con un noto fondo sanitario (non RBM). Inizialmente la convenzione sembrò premiare la scelta del collega che, a fronte di onorari calmierati e visita gratuita vide accrescere l’accesso di pazienti. Dopo alcuni anni il fondo, unilateralmente, decise di imporre la seduta dell’ablazione del tartaro e della lucidatura denti, solitamente svolta dall’igienista dentale, a costo zero. Morale, il collega si trovò in grosse difficoltà economiche dovendo rinunciare all’introito di una delle voci che più incidono numericamente sul bilancio dell’attività odontoiatrica. Questa è l’asimmetria di potere contrattuale che si determina convenzionandosi con i fondi sanitari.
 
Nella regione Friuli Venezia Giulia, da un anno, sono state investite importanti risorse umane ed economiche volte a implementare il servizio odontoiatrico pubblico nel quale esercito da trent’anni. Coordinati dal prof. Roberto Di Lenarda, Direttore della Clinica Odontoiatrica e Stomatologica dell’Università degli Studi di Trieste, abbiamo ammodernato le attrezzature e incrementato la fornitura di servizi extra Lea per le fasce più vulnerabili.  Infine, e questo è molto importante, stiamo organizzando programmi d’informazione sanitaria nelle scuole della regione con la partecipazione della libera professione e dell’Ordine dei Medici-Chirurghi e Odontoiatri.
Questa scelta d’investimento nel servizio sanitario pubblico è in linea con le raccomandazioni che sono emerse dalla pubblicazione del 14 dicembre 2017 del primo rapporto sulle diseguaglianze mondiali su come, appunto, ridurre le diseguaglianze.
 
Nick Sandro Miranda

31 dicembre 2017
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