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Vagito e carrello

08 GEN - Gentile Direttore,
una nota catena di supermercati ha realizzato uno spot pubblicitario nel quale i clienti assistono (è proprio il caso di dire!) ad un parto presso le casse del supermarket. Niente di strano, per carità, Gesù è nato nella mangiatoia di un’umida grotta! Tuttavia dovesse diffondersi l’idea che dopo il parto a casa si possa realizzare anche un angolo per il parto tra i carrelli della spesa, pare francamente azzardato.
 
Certo, trovare tra i banchi del supermercato un ginecologo anziano e dai capelli bianchi (presumibilmente anche esperto, quindi) è un bel colpo di fortuna; il fatto però che l’imperturbabile direttore del negozio chiami a colpo sicuro e per nome il medico, potrebbe far pensare che questi quasi stazionasse nelle vicinanze, pronto ad offrire le sue prestazioni.
 
Alcune domande sorgono spontanee: questo è un nuovo impiego per ginecologi in quiescenza allo scopo di arrotondare la magra pensione?
E ancora: cosa penseranno i pargoli di oggi: i bambini è vero non li porta più la cicogna (ormai lo sanno anche loro) ma potrebbe essere che nascano sotto il cavolo… nel banco della verdura al supermercato?

 
Le forbici per il taglio del cordone ombelicale sono state prima “battute” (e pagate) alla cassa? E il disinfettante, eventuali garze e quanto occorresse alla bisogna  veniva anch’esso dal bancone apposito e quindi conteggiato allo scanner prima dell’uso?
D’accordo, lo stato di necessità impone anche spirito di adattamento per tutti; ma riflettiamo un momento: se qualcosa andava storto nel parto, il medico che ha eroicamente prestato la sua opera (“a mani nude?”) sarebbe stato denunciato per malpractice? E in caso di eventuali sequele patologiche a distanza, sarebbero stati chiamati in causa il medico, il direttore del supermarket e la catena di distribuzione? Infine: il Ministero della Salute avrebbe inviato al supermercato una task force  per indagare sulle cause di un eventuale luttuoso evento avverso per un parto… sulla cassa del negozio?
 
Tempi difficili i nostri: dopo la pubblicità del parto al supermercato le conseguenze sono state molteplici e alcune inquietanti: considerata la rapidità e semplicità dell’evento, alle gravide a termine viene consigliato di prolungare il più possibile la spesa nei centri commerciali; i ginecologi evitano ormai terrorizzati di fare la spesa per i rischi assicurativi professionali connessi (pare che qualcuno single si camuffi per non farsi riconoscere, essendo costretto a procurarsi gli alimenti essenziali di persona); è stato proposto che il titolo preferenziale per il ruolo di cassiera al supermercato sia la specializzazione in ostetricia; i direttori dei supermercati potrebbero avere schedato tutti i ginecologi già loro clienti  al fine di riconoscerli subito e chiamarli con il microfono in modo da precettarli alla bisogna.
Le altre catene concorrenti di supermarket pare stiano progettando delle mini-sale parto presso le casse dei negozi con ginecologi e ostetriche finti clienti con tanto di carrello della spesa durante le ore di apertura.
 
In verità il rischio reale è che questa banalizzazione estrema del parto (… “e che ci vuole, è così semplice, lo fanno anche al negozio!”) possa creare facili e infondate aspettative nella popolazione e dunque in caso di incidenti, generare reazioni scomposte e inappropriate. Il parto è sì evento naturale ma lo sono anche le malattie e perfino i tumori: dunque questo non significa che debba avere inevitabilmente un esito perfetto!
 
Anche ciò che appare fisiologico può improvvisamente divenire a rischio di avversità e dunque è indispensabile avere a disposizione quanto la scienza ci mette a disposizione per ben operare sul posto e con rapidità. Abbiamo impiegato un secolo per abbattere la mortalità materna e neonatale dalle cifre allora spaventose e anche di 50 anni fa a numeri assai modesti e vogliamo correre il rischio di tornare al passato? Il parto a casa? Il parto dovunque, anche al supermercato? No grazie, meglio in ospedale in sicurezza e nel modo migliore possibile.
 
I bambini stanno meglio nella culla dell’ospedale che non nel carrello del supermarket!
 
Carlo Maria Stigliano
Ginecologo e tesoriere dell’Aogoi

08 gennaio 2018
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