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Che l’infermiere non sia più quello di 30 anni fa se ne sono accorti solo i giudici

di Laura Rita Santoro e Mauro Carboni

24 GEN - Gentile direttore,
dopo aver visto la puntata del 22 gennaio della trasmissione televisiva “PresaDiretta” su Rai3, non abbiamo potuto non riflettere sul gap esistente tra quanto ascoltato circa gli infermieri italiani che operano nel Regno Unito e ciò che accade in Italia.
 
Certamente non ci siamo meravigliati per l’elevato livello di professionalità emerso, poiché gli infermieri italiani si formano all’interno delle Università da oltre venti anni. Se a questo aggiungiamo che in Italia, pur lavorando un numero di ore molto superiore ai limiti previsti dalla legge, in un contesto di continua riduzione di personale e di risorse in genere, riescono comunque a mandare avanti interi ospedali e il territorio, raggiungendo buoni risultati in termini di salute, allora è palese che non possono essere messi in discussione né il livello di professionalità, né la loro abnegazione.
 
Il caso ha voluto che “PresaDiretta” abbia, in qualche modo, riportato alla luce la questione infermieristica italiana che, se non per portata, per la sua durata ha quasi raggiunto la storica “questione meridionale”.
 
Nonostante tutte le innovazioni sullo status degli infermieri non hanno sortito alcun reale cambiamento nell’ambito dell’organizzazione del lavoro e dei riconoscimenti contrattuali. In Italia l’infermiere opera esattamente come trent’anni fa! Appare chiaro che, però, l’infermiere non è più lo stesso di allora e questo lo testimonia anche il fatto che molti altri Paesi a sanità avanzata “ce li stanno rubando”. Noi li formiamo e poi li diamo agli altri, in barba alla carenza di 60.000 unità (dati OCSE).
 
Senza intenzioni polemiche, sembra che in Italia gli unici ad aver compreso, oltre gli stessi professionisti, che lo stato giuridico (e quindi le responsabilità) degli infermieri sono cambiate, sono i giudici con innumerevoli sentenze riguardanti la loro responsabilità professionale, tant’è che gli Infermieri oggi sono costretti a pagarsi un’assicurazione per la responsabilità civile e le eventuali azioni di rivalsa della P.A.
 
In questo quadro siamo ancora con la partita negoziale in corso per un contratto che si presenta a dir poco atipico. La legge di bilancio non ha previsto le giuste coperture per valorizzare la professione infermieristica a fronte di responsabilità non paragonabili ad altri all’interno del comparto sanità.
 
La rappresentanza di parte pubblica propone un rinnovamento della classificazione del personale infermieristico “figurativa”, transitoria e senza quantificarne la parte economica; chiede deroghe al rispetto della normativa sull’orario di lavoro, senza considerare l’enorme peso della responsabilità dell’assistenza e il rischio a cui si espone la cittadinanza che ricorre alle cure sanitarie; vuole privare l’infermieristica delle funzioni di coordinamento connotandole come funzioni ad esaurimento; rifiuta la diminuzione dell’orario di lavoro del personale turnante nelle 24ore, da 36 ore settimanali a 35.
 
Prevede, in linea con la teoria della piramide rovesciata, un incremento economico maggiore, rispetto a quanto sarebbe previsto dal tabellare stipendiale, per le retribuzioni più basse. Cosa possibile e auspicabile solo evitando un rinnovo contrattuale all’insegna dell’appiattimento e del disconoscimento dei livelli di responsabilità e delle funzioni. I fondi messi a disposizione della contrattazione non riescono a coprire nemmeno la rivalutazione economica delle indennità.
 
Solo per fare un esempio, un infermiere reperibile di notte e nei giorni festivi percepisce, per 12 ore di pronta disponibilità, la vergognosa cifra di 22 euro lorde totali!
 
Laura Rita Santoro e Mauro Carboni
Nursing Up, Lazio

24 gennaio 2018
© Riproduzione riservata

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