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Ragionando sul nuovo ordine professionale “multialbo”

07 FEB - Gentile direttore,
ho letto con interesse quanto affermato dal dott. Benci rispetto al nuovo ordine professionale “multialbo” che entrerà in vigore il prossimo 15 febbraio 2018. Condivo l’analisi della serie di criticità prospettate. Confido, anche, nell’oculata attenzione che il livello tecnico e politico del Ministero in collaborazione con il CONAPS e con l’ex federazione nazionale dei collegi dei TSRM sapranno porre alla serie di nodi messi in evidenza da Benci.

Ritengo utile, tuttavia, dare seguito al confronto dialogico aperto su quest’argomento, anche per offrire ulteriori elementi di riflessione a coloro che si sono assunto il compito di vigilare sull'emanazione dei decreti ministeriali.

Primo aspetto da tenere presente è senza dubbio l’attivazione per la prima volta a ben 17 albi, con un impatto di oltre 200.000 professionisti chiamati a regolarizzare la loro prima iscrizione. Forse sarebbe utile che i decreti prevedessero due misure specifiche per rendere tale impatto gestibile:

- la prima legata alla necessità che nei decreti il processo sia suddiviso in fasi distinte, prevedendo due o tre mesi per organizzare le segreterie (che chiamate a gestire le iscrizioni secondo le indicazioni ministeriali); ulteriori quattro mesi per procedere alla registrazione dei professionisti; quindi dare seguito alla prima iscrizione annuale, per passare dopo, alla fase elettorale di albo;

- la seconda misura è correlata al controllo dei titoli; condivido quanto suggerito da Benci, che propone in ogni ordine la presenza di due commissari per ciascun albo, che dovrebbero gestire con la segreteria dell’ordine la fase di controllo/registrazione e supportare (provvisoriamente) il Consiglio Direttivo dell’ordine per le scelte che hanno implicazioni per le varie professioni; questa funzione, avrebbe carattere temporaneo, verrebbe meno con l’elezione delle commissioni di albo; in questa fase l’apporto delle singole associazioni rappresentative è determinante.
Credo che la fase di registrazione possa svolgersi nel secondo semestre del 2018 e quella di prima iscrizione coincidere con il mese di gennaio del 2019. Un anno mi sembra un tempo ragionevole per mettere a regime una legge dello Stato.

Il secondo aspetto da affrontare è la mancata omogeneità tra le varie professioni. In questa sede è il caso di porre l’attenzione all’aspetto più evidente. Mi riferisco al diverso numero di professionisti, tanto da far ritenere giustificata una diversa articolazione territoriale degli albi. Su questo avrei alcune considerazioni da evidenziare.

Il modello di partenza (quello adottato dagli ex collegi dei TSRM) è su base provinciale o al massimo interprovinciale. Questo modello di articolazione territoriale, forse potrebbe rappresentare un problema per quelle figure professionali che non superano le diecimila unità in tutto il territorio nazionale.
 
Una possibile soluzione, a questa presunta difficoltà, potrebbe essere quella di prevedere l’elezione di solo due membri con la funzione di commissione di albo di ordine. Fare confluire gli eletti, in modo pesato, in una commissione di albo regionale (chiamata a svolgere una funzione sussidiaria rispetto alle commissioni provinciali o interprovinciali) e fare confluire, con le stesse modalità previste per le altre professioni presenti nell’ordine, il livello regionale nella commissione di albo nazionale. Ritengo importante, che su quest’argomento, una presa di posizione, attraverso il CONAPS, da parte dei diretti interessati e comunque, eventuali soluzioni non possano eccedere la delega consentita dalla Legge.
 
Il terzo problema è dato dalla composizione dei futuri Consigli Direttivi. La norma impone di garantire un’adeguata rappresentanza di tutte le professioni che ne fanno parte, allo stesso tempo deve essere assicurato all’interno del consiglio un peso proporzionale alla numerosità. Condivido l’idea di Benci, che il sistema di governo, in un ordine di questo tipo debba essere diverso dagli altri ordini. Credo che la soluzione più semplice sia quella di prevedere un consiglio direttivo dove sono rappresentati tutti gli albi attraverso un loro delegato (o Presidente di albo), ognuno con un’espressione di voto pari alla numerosità degli iscritti all’albo.

Questo meccanismo oltre a semplificarebbe la gestione dei futuri Consigli Direttivi (evitando organismi da 30 persone), potrebbe facilitare l’inserimento, anche a metà mandato, di successivi albi senza dover azzerare necessariamente il Consiglio Direttivo in carica.

Per l’immediato, tale modello di rappresentatività, in via transitoria, potrebbe da subito fungere da organo di consultazione, per i Consigli Direttivi a oggi in carica. In questo modo potremmo facilitare una transizione armoniosa e progressiva tra la vecchia e la nuova prassi di governo dell’ordine. Ovviamente in questi processi il fattore umano è sempre decisivo per un ottimale funzionamento del sistema.

Angelo Papa
Fisioterapista


07 febbraio 2018
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