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La politica si assuma la responsabilità di trovare una soluzione per le parafarmacie

01 MAR - Gentile direttore,
quanto detto e dibattuto lunedì scorso in Federfarma dai vari esponenti politici e non, ha generato una discussione interna nelle nostre assemblee.
Nelle nostre assemblee non abbiamo mai parlato di superamento del contingentamento delle farmacie perché non si riteneva fosse praticabile.

Siamo rimasti lusingati della considerazione nei nostri confronti, perché per la prima volta siamo stati presi in considerazione come farmacisti ma a nostro avviso non era la sede opportuna poiché si parlava anche di parafarmacie e soprattutto del loro superamento ma purtroppo senza contradditorio.
 
Senza un tavolo di concertazione è impensabile trovare una soluzione che metta d’accordo tutti.

Ad oggi non si può parlare di eliminazione del farmacista, confezioni starter, blocco di nuovi codici univoci, superamento delle parafarmacie senza che ci sia un accordo tra le parti poiché ci sono in ballo molti posti di lavoro e la sopravvivenza di molte famiglie.


Inoltre nel mondo delle parafarmacie non c'è una spaccatura, come si vuol far credere ma solo sensibilità diverse: c'è chi rappresenta, come nel nostro caso i farmacisti titolari di sola parafarmacia e chi il mondo delle parafarmacie e hanno quindi obiettivi diversi.
 
Chi poi dovrebbe fare da arbitro su questo eventuale confronto, cioè la FOFI e la politica, dovrebbe avere una maggior spinta a prendersi delle responsabilità, ciò potrebbe dare una accelerazione alla risoluzione di un tema così difficile e complicato.

Noi oggi chiediamo l'intervento di entrambi poiché il tempo è scaduto.

Invece nella convention di Federfarma si è assistito a tutt'altro, e dispiace dirlo. Chi ha dato un pessimo esempio di sè è stata la classe politica che in un paio di interventi ha espresso un cinismo disorientante su temi come il diritto al lavoro ed alla professione. Abbiamo assistito ad affermazioni tipo: “non possiamo farci nulla se farmacisti che hanno apeerto una parafarmacia si sono illusi con la speranza della fascia C” che tradotto significa arrangiatevi giustificandolo col fatto che le parafarmacie sarebbero tutte in mano ai capitali e GDO e che è per questo fatto, che in questi anni di governo sono state contrastate, giustificando tale contrasto con la tutela della salute.

Invece mi domando, dopo l’approvazione della legge sulla Concorrenza e l’entrata dei capitali chi tutela la salute da una logica commerciale?
Un altro esponente di partito poi rinnega un punto di programma del suo movimento che chiede la fascia C alle parafarmacie sostenendo che non è d’accordo.

Altri hanno fatto della filosofia senza affrontare il tema e fare una proposta.

Paradossalmente chi ha fatto una proposta concreta, al di là se sia condivisibile o meno è stato il presidente di Federfarma Cossolo, al quale va dato atto che ha posto il tema con equilibrio, anche se le proposte uscite in parte non possiamo condividerle.
La politica che deve risolvere , quella che per noi farmacisti titolari di parafarmacia è diventata una emergenza sindacale , sembra che se ne sia lavata le mani dopo averci messo in questa condizione.

Ritornando alla proposta di Federfarma possiamo condividere il riassorbimento come principio ma non come unica possibilità per arrivare ad una soluzione.

Ricordiamo che le sedi rimaste del concorso Monti, dopo i vari interpelli regionali, come propone Federfarma, sono quelle che da anni ed anni sono perennemente rifiutate. Se si parla di riassorbimento non vediamo altre soluzioni che un abbassamento temporaneo, e ripeto
temporaneo, del quorum per i soli f.cisti titolari di p.f.cia – o altrimenti la Farmacia Non Convenzionata o come vi è negli altri paesi il solo criterio della distanza, o ancora come propose l'Antritrust il n. minimo di farmacie per comune.

Altrimenti ritorniamo ad un sistema meritocratico come ai tempi di Giolitti dove alla rinuncia o morte del titolare la sede veniva rimessa a concorso e chi era più meritevole se la aggiudicava.

E’ infatti proprio per l’ereditarietà che non ci sono più sedi disponibili che permettano un minimo di sopravvivenza economica. Ciò significa che il sistema dei concorsi per l’assegnazione delle sedi si è esaurito. Per cui crediamo che vada eliminato.

Chiediamo alla politica di assumersi la responsabilità di trovare una soluzione per i colleghi, che stando oggi le cose, non hanno prospettive né per loro e né per le proprie famiglie. Altrimenti è preferibile che le cose rimangano come sono.
 
Si parla sempre di Europa e di prendere esempio dalle nazioni più virtuose e al tal proposito vorrei citare l’esempio della Germania che ha un ruolo importante nell’andamento politico-economico della UE.

Nel 1961 (parliamo di 56 anni or sono) un collega ricorse alla Corte Costituzionale tedesca chiedendo la libera professione superando gli steccati quali il contingentamento che la limitavano.

La Consulta accolse le istanze del collega tedesco e da allora non esiste più la P.O. ed ogni collega è libero di esercitare la professione.
In più nello stesso paese esistono le cosiddette Farmacie Non Convenzionate.
Sono passati 56 anni ed il nostro Paese con la propria classe politica non riesce a trovare una soluzione per un processo di liberalizzazioni che non ha mai concluso il suo corso.

Non dimentichiamo i colleghi che hanno trovato sistemazione nel circuito delle parafarmacie, e che vengono assunti con un contratto del commercio da fame. Noi abbiamo pensato anche a loro in quanto un loro ricollocamento può avvenire anche attraverso un riassorbimento poiché abbiamo stimato che un eventuale riassorbimento creerebbe 2000 posti di lavoro.

Per concludere la nostra proposta rimane quella che abbiamo espresso nell'emendamento presentato alle Legge di Stabilità a firma Fregolent su cui siamo disposti a confrontarci.
 
Dr. Daniele Viti
Presidente Unione Nazionale Farmacisti Titolari di Sola Parafarmacia (UNAFTiSP)


01 marzo 2018
© Riproduzione riservata


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