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Il vero cambio epocale è la “Femminilizzazione” della Medicina

16 APR - Gentile direttore,
mi unisco anche se un po’ in ritardo agli interventi che si succedono sul Suo giornale e che hanno come comune denominatore il salvataggio del soldato Ryan, ovverossia del medico e della Medicina. Una nobile professione, di antichi e sacri natali, da un pò di tempo svilita da un approccio economicistico, declassata, ridotta al silenzio e inquadrata in ritmi e produttività di tipo industriale.
 
Un approccio (quante volte lo abbiamo detto e sentito in questi anni) indubbiamente rozzo, lineare nei tagli, superficiale e presuntuoso nelle analisi (condotte dall’esterno, da chi su quel lavoro ci campa non facendolo, non assumendosene le responsabilità ma allo stesso tempo traendone profitto a tutti i livelli, amministrativi, politici, gestionali), che perdipiù commette l’errore di sottovalutare i medici.

Ma non era per questo che scrivo, caro Direttore. Scrivo perché in questo clima l’incipit della nuova Presidenza, come succede ad ogni elezione, mi aveva fatto ben sperare. Perché veramente stiamo attraversando un cambio epocale, che forse era stato percepito, ma non colto nella sua portata. Anzi. Il vero cambio epocale è la Femminilizzazione della Medicina, tanto da guadagnare un item nella relazione del Presidente e nessun cedimento sul fronte delle presenze femminili da parte della molto esclusiva enclave dei rappresentanti nel Comitato Centrale.

 
Il problema però, a mio avviso, anche se ancora una volta le donne “sono solo parte del menù ma non siedono a tavola”, non riguarda l’assegnazione di posti. E non riguarda neanche l’esortazione alla valorizzazione delle stesse, come qualcuna ha auspicato: sappiamo tutti quanto lavoro e quanto valore gira nelle aule e nelle corsie, come ho scritto in altre occasioni.

La Femminilizzazione è la prima realtà che, in questa associazione medica, ma anche nel paese tutto, nel consunto schema della Rappresentanza in tutte Ie istituzioni, richiede, o meglio, eticamente avrebbe meritato il riferimento alla necessità di un cambio di passo. Da tempo oramai le donne hanno dimostrato di avere a cuore il governo. A partire dalla relazione di cura fino alla cura del mondo. E coerentemente vanno affermando quanto fallace sia stata la seconda ondata del femminismo che ha inseguito pressochè esclusivamente le pari opportunità, soprattutto in merito al protagonismo.
 
In tempi non lontani, un primo seminario in casa ANAAO su Donne, Medicina e Rappresentanza Democratica: Relazione, Passione, Autorità (Padova 2014), e successivamente iI primo Corso Nazionale Donne Sanità Sindacato rivolto ad iscritte da tutto il Paese (Napoli 2016), hanno affrontato questi temi a partire dal pensiero e dagli interventi di Anna Rosa Buttarelli che, con l’opera Sovrane, ha posto inequivocabilmente le basi teoriche dell’autorità femminile.

La tappa successiva, non facile e non scontata, è stata la costruzione di un percorso di formazione fatto da donne, rivolto alle donne, nello specifico Mediche, nell’ambito della FNOMCeO. Dove l’Osservatorio della Professione al Femminile ha dato vita ad un Corso sul tema “Per una Medicina al Femminile”, che oggi è a disposizione in forma itinerante di tutte le Federazioni che ne facciano richiesta.
 
E’ una realtà già consolidata ed espressione di trasformazione in casa FNOMCeO, frutto ragionato di esperienze professionali e personali in Medicina, dell’apporto di altre discipline (humanities), dell’incontro col pensiero della differenza, con contributi metodologici della Pedagogia Medica.
 
Con questa offerta formativa è in atto una sfida alla complessità dei tempi attuali  1) uscire dal campo minato del protagonismo e dalle trappole della contraddizione emancipazione vs maternità, del resto comune a tutte, e che rischiano di tenere anche le donne curanti eternamente bloccate tra vittimismo ed esclusione; 2) uscire dall’enunciato “politiche di genere”, recuperare e far maturare, prima tra le componenti dell’Osservatorio e poi tra le partecipanti ai Corsi, i concetti di Rappresentanza e Autorità. Inoltre bisognava riallacciare i fili della storia delle precedenti donne in Medicina, riconoscersi nelle loro battaglie per la salute, nelle loro ricerche e innovazioni: un cammino utile a recuperare sostegno, responsabilità e solidarietà nel cammino individuale e scientifico.

“Femminilizzare la Medicina significherebbe dunque accompagnare la propria scelta di diventare “medica” con la coscienza profonda della propria differenza femminile che, conservata, radicalizzata, sostenuta, diventa un valore che trasforma l’ambiente sanitario e disfa i paradigmi che lo hanno disumanizzato. Gli uomini-medico non potranno realizzare questa trasformazione da soli oppure continuando nelle loro strategie tradizionali. Saranno le donne fedeli a se stesse, alle proprie genealogie, alle sapienze differenti che trasformeranno le relazioni di cura in ambito medico, se lo vorranno.”(A.R.Buttarelli,Relazione di cura e rappresentanza alla luce della femminilizzazione della medicina, Speciale Dirigenza Medica, n.2, 2017).

Il Corso, iniziato nel gennaio 2017, ha contato già tre edizioni nello stesso anno presso gli OMCeO di Caserta, Bari e Trento. Inutile rimarcare quanto questa esperienza abbia restituito alle organizzatrici in termini di entusiasmo, contatto con i problemi della professione e delle vite di ognuna, a fronte della tematica innovativa e dell’obiettivo di trasformazione; e quanto ad ogni edizione aumenti il numero di colleghe che richiedono repliche, anche per valutare gli effetti del cambiamento. Ma non basta: oggi questo processo, attraverso alcune sue protagoniste, si è incrociato con Le Accademie della Maestria femminile, un progetto della Fondazione Scuola di Alta Formazione per Donne di Governo e della Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea di Roma.
 
Di queste fa parte L’Accademia Le Mediche il cui razionale richiama gli obiettivi del corso Per una Medicina al Femminile:
“Oggi la scienza medica è prevalentemente femminile nei numeri, ma è urgente che ad insegnarla, apprenderla e praticarla siano menti e corpi sessuati che la scelgano e la abitino con agio. Perfino ora ancora non conosciamo come potrebbe insegnare una donna libera dai condizionamenti di un corpus medico di neutralità, quali percorsi o preferenze potrebbe più facilmente seguire il suo apprendimento come studentessa, su che cosa infine si potrebbe incentrare, nella clinica, quella differenza che oramai sta entrando sempre più nelle nostre coscienze. In pratica, esiste una maestria medica delle donne?....Probabilmente gli stessi canoni della Scuola, dall’Insegnamento alla Ricerca, e anche le ragioni e le finalità della Medicina dovranno tener conto di questa differenza, ed essere riscritte. Una Medicina non più solo universale ed universalistica, ma aperta alla trasformazione dei saperi e in relazione efficace con la realtà”.

La responsabilità e la lungimiranza delle mediche, lontano dagli annunci ma vicino al quotidiano, all’interno di istituzioni che si dice non godano ottima salute, hanno dato il via ad una riflessione teorica in grado, per citare la filosofa Maria Zambrano, di incidere “sull’agire politico delle donne che, senza abbandonare l’intimo, il contestuale e il domestico, si dispone con leggerezza a occupare un posto personale e chiaro nella storia.”

Crediamo che, in vista delle varie iniziative annunciate, questa esperienza, frutto di un triennio di lavoro dell’Osservatorio della condizione medica femminile, debba essere seguita con attenzione all’interno della FNOMCeO. E, a proposito del bisogno di formazione denunciato nella relazione del Presidente, che auspicava in vista degli Stati Generali l’apporto di altri sguardi e contributi, cominciamo a guardare in casa nostra. Le donne in Medicina, forti della relazione di cura, delle esperienze di didattica, dell’analisi delle criticità vissute come studentesse e poi lavoratrici della sanità in tutti i suoi ambiti, hanno già messo in atto un’azione di trasformazione.
 
Un progetto educativo che, a partire dalla crisi della rappresentanza, si pone l’obiettivo di governare la transizione alla femminilizzazione delle cure. Un progetto tanto necessario quanto finora inesistente nell’attuale panorama della offerta formativa e nel futuro della professione medica. 
 
Sandra Morano
Ginecologa

16 aprile 2018
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