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Medici sempre più in crisi. Non ci resta che scrivere a Ippocrate

18 APR - Gentile Direttore,
“Consapevole dell'importanza e della solennità dell'atto che compio e dell'impegno che assumo, giuro……”. Inizia cosi il giuramento che migliaia di giovani colleghi, ogni anno, recitano all’unisono, in coro, più o meno convinti…

Caro Ippocrate,
a sentire quelle voci ti assicuro che sale un orgoglio unico, un’emozione indescrivibile, una forza che ti permetterebbe in quel momento di conquistare il mondo…ma purtroppo il tutto dura solo qualche minuto. il tempo che si concluda la cerimonia.

Caro Ippocrate,
Se vedessi oggi il mondo medico come è ridotto penso che preferiresti aver vissuto l’epoca del paternalismo medico.
Ma sapessi quanto è difficile oggi esercitare la medicina in “…libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento rifuggendo da ogni indebito condizionamento”.
Si perché oggi, il medico che ai tuoi tempi aveva un ruolo sociale salvaguardato e definito, oggi è vittima di quotidiane aggressioni politiche, sociali, verbali e fisiche, che inevitabilmente soffocano e condizionano lo svolgimento della propria missione.


Tuttavia noi medici proviamo ogni giorno a “curare ogni paziente con eguale scrupolo e impegno, prescindendo da etnia, religione, nazionalità, condizione sociale e ideologia politica e promuovendo l'eliminazione di ogni forma di discriminazione in campo sanitario”.
Anche se oggi, quelli veramente discriminati siamo noi medici.
L’organizzazione dell’attuale sistema sanitario nazionale mira a crearle le diseguaglianze molto più di quanto non possa fare un medico.

I finanziamenti destinati alla Sanità vengono tagliati annualmente, la spesa sanitaria per ogni cittadino è in costante calo dal 2013, pensa caro maestro che oggi è di 600 dollari al di sotto della media Ocse europea e in Europa ben 14 Paesi investono più dell'Italia. Tra i Paesi del G7 siamo fanalino di coda per spesa totale e per spesa pubblica, ma secondi per spesa out-of-pocket, (ovvero soldini che escono direttamente dalle tasche dei cittadini) segnale inequivocabile che la politica ha scaricato sui cittadini una consistente quota di spesa pubblica, senza rinforzare la spesa intermediata".

Come se non bastasse la suddivisione dei fondi tra le regioni continua a ‘punire’ la nostra Regione (la Campania) che ha la colpa di essere troppo giovane, e troppo in difficoltà sociale…ma niente paura Ippocrate, tra qualche anno il problema sarà eradicato all’origine perché i giovani emigrano e continueranno a farlo, tra i tanti giovani che vanno via ci sono i cosiddetti ‘cervelli’, quelli che contribuiscono a rendere grande il mondo, son tra i primi e trovano altrove il riconoscimento professionale che qui viene loro negato dall’assenza di prospettive lavorative.

A pagarne il prezzo più caro però sono i cittadini.
Oggi, caro Maestro, non è facile neanche affidare la reputazione professionale esclusivamente alla competenza e alle doti morali;
Piuttosto oggi una reputazione è difficile averla e soprattutto, siamo costretti, per salvaguardarla, ad avere un legale di riferimento.

Si maestro,
oggi infatti esiste un tribunale che è ben diverso da quello dei tuoi tempi, quello popolare. La disgregazione dello stato sociale e dei ruoli ad esso connessi ha fatto si che il medico venga visto come capro espiatorio della morte, del disagio, con la colpevole e silenziosa connivenza dello stato.
Capirai bene che diventa difficile nel nostro mondo “promuovere l'alleanza terapeutica con il paziente fondata sulla fiducia e sulla reciproca”.

Il modello paternalistico di Pellegrino e Thomasma, centrato sull'alleanza terapeutica, teso a valorizzare l'autonomia e riscoprire il reciproco senso di fiducia tra medico e paziente, è stato di fatto soppiantato da un tipo di rapporto contrattualistico in cui medico e paziente sono soggetti che stipulano una sorta di contratto prestazionale.

Oggi il medico è considerato solo uno strumento per raggiungere un obiettivo, che in alcuni casi, non è la cura della malattia, ma la cura delle paure di ogni singolo cittadino, la cura delle insoddisfazioni sociali, la cura della rabbia nei confronti di istituzioni che oggi, maestro, non sono in grado di reggere l’urto del progresso.

Se oggi vedessi le condizioni in cui versano molti ospedali pubblici, con infrastrutture obsolete, con scarsità di personale, non penso saresti fiero di questo progresso.
I vincoli economici hanno colpito al cuore un sistema di cure invidiato per anni da tutto il mondo, quello equo e solidale, peraltro espresso nella nostra carta costituzionale. Ormai tutto viene ricondotto ad un mero calcolo economico.

E’ in atto caro maestro, una vera e propria rivoluzione copernicana della medicina, e del sistema di cure.
La paura più grande che oggi abbiamo, ma non come medici ma come pazienti, è che la visione universalistica delle cure che hai trasmesso e che la legge ha scritto, stia per essere soppiantata da una visione di classe sociale della medicina in cui, senza soldi non si possano avere le cure migliori nei tempi giusti.
Spero che la nuova classe dirigente abbia la sensibilità di riconoscere l’esigenza di un sistema di cure universalistico, equo, fruibile da tutti, magari partendo proprio dalla lettura accurata del tuo giuramento.

Spero che il fondo sanitario nazionale venga ridistribuito in maniera più equa, perché senza fondi non è possibile creare sanità di eccellenza.
Occorre rivisitare il ruolo del medico negli ospedali e sui territori, occorre intensificare il percorso di assunzioni da un lato e tornare riconoscere il duro lavoro precario svolto per anni da molti medici dall’altro.
Soprattutto occorre fornire ai medici gli strumenti per poter continuare a svolgere la missione.
Sai caro maestro cosa manca maggiormente ai nostri giorni? La competenza di amministrare un capitolo cosi importante come la salute della gente. Lo stato deve acquisire la capacità di programmare i fabbisogni di personale, i fabbisogni di salute. Le malattie sono aumentate dimolto dai tuoi tempi ed occorre oggi più che mai, che l’offerta sanitaria non prescinda dalla incidenza di queste.

Caro Ippocrate,
le vite delle persone non possono essere amministrate come una gestione di condominio, dove si risparmia sulle lampadine delle scale che non vengono cambiate.

Ogni giorno nelle sale operatorie, nelle tante corsie, nei reparti di ricerca migliaia di colleghi lavorano per salvare vite. Un apparecchio sulla cui manutenzione si è risparmiato si può rompere. Una scorta di medicinali può finire, un medico può avere una defaillance perché è stato in servizio per 16 ore di seguito. Ogni giorno un caso di ordinaria sanità può diventare il caso di ordinaria follia. Servono medici, ricercatori, scienziati per gestire la sanità. Affiancati da bravi amministratori, certo. E con politici a distanza di sicurezza.

Ma caro Ippocrate,
una cosa è certa, non ci arrediamo, nonostante tutto continueremo a svolgere la nostra missione, e non per soldi, non per gloria, né per audacia, ma solo perché siamo nati medici e moriremo medici.

Pierino Di Silverio
Direttivo Nazionale Anaao Giovani

 

18 aprile 2018
© Riproduzione riservata


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