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Riduzione del Superticket in Lombardia e crisi del Ssn

19 APR - Gentile Direttore,

il primo provvedimento approvato dalla nuova Giunta Regionale della Lombardia è stato la riduzione dei superticket: una promessa elettorale che è stata mantenuta con stimabile celerità. I commenti a questo provvedimento della Giunta sono stati unanimemente positivi. Anche il commento di FederAnisap è positivo, soprattutto perché in Italia non siamo abituati a vedere trasformate, con tanta celerità, le promesse elettorali in provvedimenti amministrativi.

 

Detto questo, però, non possiamo tacere su quanto, da più parti, è stato sottoposto all’attenzione di tutte le forze politiche, durante la campagna elettorale, sullo stato di crisi che sta attraversando il Servizio  Sanitario Nazionale. Purtroppo le risposte che abbiamo avuto in campagna elettorale sono state poche, parziali e spesso molto generiche.

 

Ispirati da pragmatismo e dalla speranza che ciò che evidenziamo sia attentamente valutato, soprattutto a livello governativo ma anche da tutte le Regioni, riproponiamo una analisi, basata sugli studi pubblicati nell’ultimo anno, delle problematiche che determinano gravi carenze del Servizio Sanitario Nazionale.

 

Riteniamo opportuno iniziare da una rilevazione pratica sugli effetti che potrà avere la delibera della Regione Lombardia che riduce i superticket.

 

FederAnisap ha realizzato una rilevazione sui pazienti che hanno eseguito prestazioni, nel Marzo 2018, presso lo Studio Radiologico “Citta di Parabiago” (Milano), che eroga circa 110.000 prestazioni all’anno. Sappiamo perfettamente che questa indagine non ha un valore assoluto ma, sicuramente, può avere un importante valore indicativo.

 

Risultati: numero di pazienti che nel marzo 2018 hanno effettuato prestazioni nella struttura: 6790; percentuale degli esenti dal pagamento del ticket: 53,72%; percentuale dei pazienti che hanno pagato il ticket: 46.28%.

 

Benefici che avrebbero ottenuto dalla Delibera Regionale i pazienti che pagano il ticket: il 53,40% risparmio 0,00 euro; il 3,94% risparmio di 0,30 euro; il 1,17% risparmio di 1,80 euro; il 7,41% risparmio di 4,50 euro; il 4,20% risparmio di 7,80 euro; il 2,45% risparmio di 10,50 euro; il 27,40% risparmio di 15 euro.

 

Questi risparmi incidono per il 3,77% sul budget della struttura sanitaria. Se la Regione in questione non incrementerà in egual misura i budget, inevitabilmente si aggraveranno i problemi che vengono esposti di seguito e che affliggono la Sanità.

 

Il blocco dei finanziamenti, con conseguente blocco dei budget sia per le strutture pubbliche che per quelle private convenzionate, accompagnato al blocco delle assunzioni nel pubblico e ai piani di rientro ai quali sono state sottoposte diverse Regioni, ha determinato una crescente difficoltà all’accesso alle prestazioni, causato da un consistente allungamento delle liste di attesa sia nel pubblico, dove è stato maggiore, ma anche nel privato convenzionato.

 

Alcuni esempi significativi:

1) nel 2017 tempi medi di attesa per una visita specialistica 65 giorni nel pubblico e 32 nel privato convenzionato

2) rx articolare 22giorni nel pubblico 8,6 nel privato convenzionato

3) colonscopia 96 giorni nel pubblico (+27 giorni dal 2015) 46 nel privato convenzionato

4) visita oculistica 88 giorni nel pubblico 56 nel privato convenzionato

5) visita ortopedica 56 giorni nel pubblico (20 giorni in più rispetto al 2013) 27 nel privato convenzionato

6) in Lombardia 63 giorni per una colonscopia e 52 per una gastroscopia nel privato convenzionato

 

Che cosa ha provocato questa difficoltà d’accesso alle prestazioni:

1) nel 2016 12,2 milioni (dati Censis) e 6 milioni (dati Istat) di cittadini hanno rinunciato ad eseguire almeno una prestazione che gli era stata prescritta dal medico curante.

2) per superare le difficoltà d’accesso, dovute alle lunghissime liste d’attesa, i cittadini hanno effettuato prestazioni da privati, pagandoli di tasca propria, spendendo nel 2016 31,9 miliardi; 503 euro pro capite e 1966 euro per nucleo familiare. Questa spesa è superiore di tre volte rispetto a quella che sostengono i francesi e di due volte  rispetto a inglesi e tedeschi.

3) la cosa che sorprende di più e rammarica è che questa spesa è sostenuta per i 2/3 da cittadini a basso reddito.

 

Da ultimo va fatto notare che nel 2016 il finanziamento pubblico del nostro Servizio Sanitario Nazionale, rapportato al PIL, è stato del 6,5% mentre quello dell’Europa a 14 è stato dell’8,3 %.

 

Ci aspettiamo dal nuovo Governo e dalle Regioni provvedimenti organici che ci portino fuori dalla situazione attuale che ha fatto venir meno l’universalismo dell’assistenza sanitaria pubblica, da sempre uno dei principi fondamentali del nostro Paese.

 

Mauro Potestio

Presidente Federazione Nazionale delle Associazioni Regionali o Interregionali delle Istituzioni Sanitarie Ambulatoriali Private (FederAnisap)

19 aprile 2018
© Riproduzione riservata


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