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Medici e oculisti ai tempi di “Dottor Google”

27 APR - Gentile direttore,
la professione del medico e quella dell'oculista nello specifico sta vivendo da tempo una situazione di notevole crisi e confusione. Numerose sono le cause ed in tanti si cimentano per analizzarle e prospettare le probabili soluzioni. I politici si dimostrano distratti verso le problematiche sanitarie e sempre più spesso si affidano ad esperti di economia sanitaria, piuttosto che ascoltare coloro che quotidianamente sono sul campo per rispondere alle richieste di salute dei cittadini.
 
Gli “ingegneri gestionali” pare siano gli unici capaci di organizzare l'intero percorso di gestione delle problematiche relative alla salute nelle varie espressioni, ma nulla sanno di medicina.

Le risorse economiche a disposizione della sanità pare siano sempre più ridotte ed i numeri ormai vengono lanciati variamente ed affiancati alle dizioni più strane PIL, Spread e ad altri epiteti di difficile comprensione dai più.

Forse il problema vero è la necessità di indagare su come vengono utilizzate le risorse economiche, trovando qui la vera chiave risolutiva.


Ma a quanto pare ai medici ed agli oculisti non è permesso mettere becco nella conduzione della spesa sanitaria, ma devono soltanto rispondere con un aumento costante della produttività, sempre però più a scapito della qualità delle prestazioni rese.

Ciò ormai innesca spesso le problematiche relative alla responsabilità professionale con gli inevitabili contenziosi medico-legali, il ricorso alla medicina difensiva ed il difficile rapporto con le compagnie assicuratrici.Il rapporto medici - istituzioni è ormai inesistente.

Inoltre il ricambio generazionale mostra una mancanza di programmazione delle scuole di specialità con un numero ridotto di medici ed oculisti rispetto ai fabbisogni, delineando in varie aree italiane la carenza di medici ed oculisti e rendendo difficile la copertura dei posti di lavoro lasciati vacanti dai pensionamenti.

Peraltro da parte dei giovani medici si evidenzia uno scarso interesse a svolgere la professione nell'ambito del sistema sanitario pubblico per svariati motivi e non solo strettamente economici.

Nel sistema pubblico vi sono condizioni di lavoro sempre più disagiate e limitazioni che rendono difficile sia la progressione della crescita professionale, che la libertà di svolgere la professione in tutte le sue modalità.

Il processo di ricambio generazionale si è ormai trasformato in uno scontro generazionale, in quanto le problematiche sanitarie sono comprese in maniera profondamente diversa dai medici ed oculisti “maturi“ rispetto ai loro equivalenti “giovani”. Va sicuramente stabilito un maggiore dialogo fra le parti, analizzando le necessità attuali dei giovani ed utilizzando saggiamente l'esperienza dei maturi, senza imperiose sovrapposizioni.

La ricerca e l'innovazione tecnologica, supportata dalle aziende farmaceutiche e biotecnologiche, è sicuramente utile, ma va interpretata in termini di migliore efficienza della diagnosi e cura delle varie patologie, con una realizzazione mirata che non vada solo a soddisfare il settore economico finanziario della sanità, ma tenga conto anche dell'aspetto umano del paziente.

Certamente contemporaneamente va adottata una politica di riparazione e manutenzione dell'esistente, non lasciando andare alla deriva un sistema sanitario che ci ha reso modello a livello internazionale. Un chiaro esempio è la ramificazione periferica del sistema sanitario italiano, con la rete dei poliambulatori specialistici territoriali e quella dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta.
 
L'intelligenza artificiale, di recente realizzazione, è sicuramente di notevole utilità come fattore predittivo, ma non potrà mai sostituire la mente umana. Ed i giovani cervelli italiani vanno messi in condizione di esprimere le loro capacità in Italia e non all'estero,creando quindi un sistema dichiaratamente meritocratico. Ma chi viene ormai sistematicamente dimenticato da istituzioni e medici è il cittadino, il paziente, l'assistito. Eppure rappresenta il migliore alleato e sostenitore.

E' difficile far comprendere che ormai bisogna curare la persona affetta da malattie e non le malattie che afflliggono la persona.
Va ricostruito il rapporto medico-paziente per poter poi sviluppare una valida alleanza diagnostico-terapeutica. Occorre dedicare maggior tempo all'ascolto del paziente con l'utilizzo dell'empatia.

Il paziente è più informato rispetto al passato e purtroppo l'informazione spesso gioca un ruolo negativo con le ormai diffuse “bufale” e le indicazioni di “doctor Google“. Tutto ciò ha ingenerato diffidenza e sfiducia nei confronti della professione medica con l'avvento di altre “professioni non sanitarie”, che si avvalgono di metodi “naturali” che nulla hanno di scientifico, ma attraggono ed ammaliano il paziente ,facendogli credere che addirittura il medico non abbia più il compito di curare.

La soluzione delle criticità esposte non è semplice e di veloce riscontro, tuttavia va messo in campo da parte dei medici un atteggiamento più positivo e propositivo nei confronti dei pazienti con un maggiore impiego della comunicazione ed un “prendersi cura” che riporti alla luce i vecchi valori etici, morali e sociali che erano presenti nel bagaglio professionale, ma forse sono ingiustamente abbandonati quando si è deciso frettolosamente di mettere in soffitta la visione “paternalistica“ della figura del medico.

I medici da parte loro sicuramente devono rendersi conto che occorre rivisitare la professione adeguandola alle esigenze moderne, partecipando al processo di educazione sanitaria degli assistiti e soprattutto cercando di volersi più bene tra di loro.

Devono imparare a comunicare meglio fra di loro, utilizzando ogni risorsa positiva per fare gruppo, cercando di limitare la competizione interna tesa a dividere, piuttosto che ad unire e ricordando di essere comunque depositari di una professione intellettuale, comunque ricercata dai pazienti, anche alla fine di percorsi alternativi utilizzati senza alcun risultato.
 
Infine fiducia e ogni genere di supporto va garantito ai giovani medici ed oculisti, ricordando che il mondo non finisce con noi e che può essere di sollievo pensare di poter lasciare qualcosa di valido alle generazioni future.
 
Danilo Mazzacane
Segretario della società scientifica GOAL (Gruppo Oculisti Ambulatoriali Liberi)


27 aprile 2018
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