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Arriva l’estate. Ed anche quest’anno mancano i medici

12 GIU - Gentile direttore,
l’estate si avvicina, le tante piogge hanno lasciato, timide, spazio al sole, le temperature sono miti. Si avvicina l’estate. E’ il tempo del cambio stagione e della prova costume, prima rituale solo femminile, oggi non solo. Soprattutto in estate e nel nostro paese, il caldo prelude alle vacanze, al riposo. I medici non fanno eccezione, anche per togliersi di dosso la fatica di un lavoro diventato sempre più duro e poco gratificante, con carriere mozzate da un eccessivo abbattimento delle figure gestionali e professionali. Una popolazione che abita i nostri ospedali sempre più anziana e stanca e che quindi, a maggior ragione, attende le vacanze quale valvola di sfogo.
 
Il mettere un punto e a capo, per poter ripartire ricaricati da energie che adesso non si riescono più a trovare. Esaurite. Oggi le vacanze sono messe a rischio. Durante l’inverno si sono tappati buchi dei tanti colleghi andati in pensione rinunciando alle vacanze invernali, a volte alla malattia lavorando seppure malconci, a rimanere in servizio seppure stimbrati per lavorare… nel rispetto delle norme CEE sul riposo dopo la notte, rinunciando alla formazione, lavorando di più e regalando ore alla azienda.


Grazie a tutto questo il sistema ha tenuto botta. Ma adesso tutti sanno che, se nei mesi estivi si vuole andare in vacanza, il costume è troppo stretto, non ci si sta. I buchi in organico diventano tragicamente visibili. Ci si appella, e per fortuna che esiste alla sola norma che stabilisce che il medico abbia diritto a 15 gg di ferie consecutive nel periodo estivo. Ma quale periodo? E con quali conseguenze per chi rimane ala lavoro?

Ed allora, nel momento in cui, spinti dalle giuste richieste della famiglia, si vorrebbero prenotare la vacanze si vive nel terrore, non si può fare o meglio non si può fare nelle certezza che poi si possa partire veramente. Si è appesi. Si litiga tra colleghi. Si accusano colleghi malati o in 104, primario, direzione, sindacati. Tutti quelli che vengono in mente. I più vicini per primi. Ed allora esplode tutta al rabbia dell’inverno esce, si manifesta.
 
Le aziende che avrebbero dovuto prevedere che con gli organici ridotti all’osso non si possono garantire ferie e malattie corrono ai ripari, ma non potendo più, come negli anni passati, avvalersi di contratti atipici vietati dalla legge Madia, cercano di tamponare con la produttività aggiuntiva, solo che non sempre basta. Quando si è stanchi non sono i soldi in più a risolvere il problema. Seppure pagato bene, se invece di riposare si raddoppia il lavoro per poter poi andare in ferie, di fatto non ci si riposa. Un medico giovane ce la fa, un anziano no. E’ di riposo più che di soldi oggi si ha bisogno.
 
E poi, umanamente, oggi quante ore in più riesce a fare bene un medico spremuto oltre l’inverosimile. Inutile dire che i colleghi impauriti, stizziti, esasperati chiedono ai sindacati di intervenire ben sapendo che tutti gli interventi che si potevano fare sono stati già fatti e nei rari casi in cui si sia riuscito ad arrivare alla soluzione vera, di prevedere assunzioni, queste stesse son bloccate da lungaggini burocratiche per non dire da assurdità di normative regionali che impongono di usare graduatorie vecchie o di altri territori con il divieto di farne nuove e specifiche come la legge vorrebbe, norma però disattesa nelle regioni commissariate.
 
Ma anche dove tutto sarebbe possibile, oggi mancano i medici e quindi la possibilità di sostituzione di ricambio, visto che per anni la politica è stata sorda alle tante proposte fatte dai sindacati di aumentare il numero delle borse di studio alle esigenze vere determinane dai carichi di lavoro e non alla spartizione tra cattedre universitarie per dipiù con fondi stanziati per le borse di studio insufficienti. Intanto le vacanze o meglio la speranza delle vacanze si avvicina, la pressione della famiglia aumenta, lo stordimento di chi dovrebbe dare risposte pure. Tutti i reparti sono coinvolti. Tutti gli ospedali. Oggi sono poche le isole felici. La prova costume si preannuncia un disastro se non inutile.

Anche quest’anno si chiuderanno i servizi ritenuti non essenziali ed ammalarsi in estate diventerà il solito calvario per malati sempre più in balia dei tagli alla sanità. I pronto soccorsi si intaseranno ulteriormente visto che tutto sarà emergenza. Ma è soprattutto li che mancano maggiormente i medici, e proprio li che il medico è stato spremuto di più. Sono quei colleghi che più di tutti dovrebbe poter riposare. Col caldo e con l’ansia si cerca di correre ai ripari sballottati come biglie impazzite in un flipper.
 
Troppo tardi verrebbe da dire, ma non si può, ed allora cercheremo di rabberciare una soluzione che oggi , forse per il caldo, non vedo, aspettando infine che l’autunno faccia dimenticare a chi ci governa il problema costume in attesa che il prossimo problema, la prova Mammut, ovvero l’iperafflusso dovuto al freddo, ci faccia ritornare nel panico ricordandoci che mancano non solo i medici ma soprattutto il letti.

Non so come dirvelo: assumete subito, fate concorsi per ospedale, formate più colleghi, aprite alla formazione specialistica in ospedale. Non aspettate il caso di cronaca, il morto non assistito. Agite. E’ già troppo tardi. L’estate è arrivata.
 
Francesco Medici
Consigliere Nazionale Anaao Assomed 


12 giugno 2018
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