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L’inidoneità fisica è una discriminante legittima?

27 GIU - Gentile Direttore,
la sentenza del Tribunale Alessandria, n. 96 del 21/03/2018, mi ha molto colpita e preoccupata, nel contempo. Abbiamo molti colleghi in attesa di assunzione e/o trasferimenti. Se nel lavorare, un operatore sanitario, si danneggiasse irreparabilmente, deve rinunciare a sperare ad un trasferimento o comunque ad un posto di lavoro? Però non può sperare in una pensione? 

Ci sono colleghi che lavorano sottopagati e sfruttati. Così come sfruttati, ho motivo di credere che non abbiano, neanche, gli strumenti per lavorare in modo idoneo e senza rischi per la salute. Io stessa ho dovuto fare il giro letti, in una casa di riposo, bidet, posizionamento cateteri con guanti da cucina, utilizzati e riutilizzati. Ovviamente non credo di aver mai visto un sollevatore per i pazienti. Nelle case di riposo, ad esempio, benché sia auspicabile avere un infermiere e un operatore socio sanitario, nelle situazioni più “oneste”, assumono i soli infermieri che, debbono fare di tutto e di più!  Tutti questi colleghi accettano, passivamente, di lavorare in condizioni pessime, nell’attesa di un futuro migliore, invece….  Ciò è pazzesco e crudele! 


Nel passato qualcuno mi ha accusato di consigliare dichiarazioni false, ma in amore ed in guerra, come nella ricerca del lavoro, potremo sentirci di non denunciare ciò che è vero, oppure rinunciare a lavorare? C’è scelta? 

Sono allibita! Nel passato si diceva che dovevano essere tutelati i soggetti deboli. Invece, ci troviamo, tristemente a dover dichiarare di non volere figli, all’occorrenza sarebbe preferibile fornire certificati di sterilità? 

Una collega, infermiera, disse che, in un recente concorso, all’orale, sebbene non si debba fare, le è stato chiesto se volesse dei figli? Benché, la collega non fosse in gravidanza ed era ben lontano dall’esserlo, ingenuamente, disse che un domani, tra un paio d’anni, avrebbe voluto dei figli. La collega ebbe l’impressione di essere stata discriminata, per quella risposta, che io le avrei, caldamente, sconsigliato. Era un orale, quindi ne l’esaminatore, ne l’esaminato, potevano dimostrare molto! 

E’ scorretto dire di mentire! Però se quel posto di lavoro è anelato da anni e fosse l’unica chance?! Quanto è biasimevole la menzogna del lavoratore, che per necessità, mente? Il lavoratore potrebbe confidare in attenuanti generiche?  

Trovo pazzesco tutto ciò! 
 
Laura Rita Santoro
Coordinamento Regionale Nursing Up Lazio 


27 giugno 2018
© Riproduzione riservata


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