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Il numero chiuso può essere riformato, non abolito

di Giammaria Liuzzi

24 SET - Gentile direttore,
da giovane medico in formazione specialistica non posso che nutrire attenzione alla proposta del Ministro della Salute Giulia Grillo di riforma dell'accesso a medicina. Premetto immediatamente che, a mio avviso, "abolire il numero chiuso" tout court sia sbagliato, oltre che impraticabile: ha senso formare decine e decine di migliaia di medici ogni anno? Le Università hanno, banalmente, le aule per farli frequentare tutti? Con quale qualità formativa?
 
Nell'articolo apparso ieri su Quotidiano Sanità, in cui il ministro spiegava a grandi linee questa riforma, si legge: "Rivedremo le modalità di selezione, ad esempio prendendo spunto dal modello francese che prevede libero accesso al primo anno e sbarramenti successivi in modo da premiare il merito. Anche in questo modello ci sono dei pro e contro, ma può essere una buona base di partenza per migliorare il sistema attuale". Da ciò, si evincono due cose:
(A) Il ministro non vuole abolire il numero chiuso, ma vuole riformarlo, e questo mi fa tirare un grande sospiro di sollievo.

 
(B) Il ministro vuole ispirarsi al modello francese, che ha dei pregi e dei difetti.
 
Questa dichiarazione, che io giudico di buon senso, deve portare ad una riflessione sul Modello Francese, contestualizzandolo al nostro Paese, e bisogna partire da queste 3 cifre cifre:
16.064 = medici iscritti al concorso di specializzazione nel 2018
6.934 = contratti di specializzazione a concorso nel 2018
8.569 = fabbisogno di specializzandi secondo la conferenza Stato-Regioni 2018
 
Chiunque, leggendo questi dati, capirebbe che i medici da formare ci sono eccome, quello che manca sono gli specialisti, e occorrono quindi più contratti di specializzazione, non certo più medici.
 
Bene il "Modello Francese" quindi, ma ottimizzato. Occorrerà leggere nel dettaglio la riforma per dare un giudizio complessivo e nel merito. A mio avviso, però, il nuovo test dovrebbe:
1) Tarare gli ingressi al 2°anno di Medicina a seconda del fabbisogno di specialisti (stabilito ogni anno dalla conferenza permanente Stato-Regioni) : il numero di ingressi al 2°anno deve essere più o meno identico al numero dei contratti di specializzazione e di Medicina Generale. Massima programmazione, zero sprechi.
 
2) Garantire la qualità dell'insegnamento in tutti i 6 anni di medicina, soprattutto nel 1°anno "aperto a tutti".
 
3) Fare un test di selezione al 2°anno composto esclusivamente da domande di carattere medico, proprio per (cito il ministro) "premiare il merito".
 
4) Rendere la laurea in medicina una laurea "veramente ablitante", per rendere più rapido l'ingresso nel mondo del lavoro ai neolaureati.
 
5) Confrontarsi, infine, con tutte le associazioni di giovani medici e giovani studenti di medicina che avranno la volontà di contribuire alla stesura di queste riforme.
 
Dr. Giammaria Liuzzi
Componente direttivo nazionale Associazione Liberi Specializzandi
 

24 settembre 2018
© Riproduzione riservata


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