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Il counselling non può essere un monopolio dei Counselor

25 SET - Gentile Direttore,
ho letto con molta attenzione le dichiarazioni rilasciate a margine del convegno organizzato dai Counselor. In verità i contenuti delle dichiarazioni non mi hanno sorpreso. Non mi hanno sorpreso perché alcuni colleghi mi avevano già fatto pervenire un video con l’intervento del rappresentante dei Counselor italiani.

Ovviamente auguro ai Counselor ogni successo sul piano professionale. Ed il mio augurio è assolutamente sincero proprio perché non riesco ad individuare alcun punto di contatto tra l’attività di Counselor e la professione di Psicologo…a meno che non si tratti di counseling psicologico.
Per consentire la comprensione di ciò di cui parliamo, è opportuno partire dalla condivisione del linguaggio e dei termini utilizzati. Il termine inglese di Counselor si traduce in italiano in Consulente e Counseling in Consulenza.

Condivido, convintamente, anche la definizione di Counselor/Consulente come una attività/professione di aiuto. Certamente chi chiede una Consulenza/Counseling sta chiedendo aiuto e consiglio.


Se voglio predisporre la mia dichiarazione dei redditi chiedo la consulenza di un Commercialista o di un Ragioniere. Se litigo con il mio vicino, prima di partire con una denuncia o una causa, chiedo una consulenza legale. Prima di far un intervento chirurgico chiedo una consulenza (il termine utilizzato in medicina è consulto) ad un Medico Specialista. Se devo acquistare un appartamento chiedo la consulenza ad un Notaio e ad un Architetto. E così via.

In Italia ed in Europa esistono professioni “ordinate”, regolamentate con legge, e professioni non regolamentate. È alquanto evidente che una Consulenza/Counseling in un ambito professionale regolamentato dalla legge può essere efficacemente effettuato solo da un Professionista abilitato. Se io chiedo una consulenza/counseling “legale” devo rivolgermi, obbligatoriamente, ad un avvocato.

In verità il cittadino è libero di chiedere una Consulenza/Counseling a chi più gli aggrada, ma è altrettanto evidente che chi fornisce la Consulenza/Counseling in ambiti professionali riservati deve essere abilitato a fornirla. In assenza di abilitazione si configura l’esercizio abusivo di professione. Non a coso, recentemente, il Parlamento ha inasprito le pene per l’esercizio abusivo delle professioni sanitarie.

La condanna per l’esercizio abusivo non è finalizzata alla difesa corporativa degli interessi di una o più categorie di professionisti. Assolutamente no. La condanna dell’esercizio abusivo di una professione sanitaria serve a tutelare un diritto costituzionalmente garantito che è quello della Salute dei cittadini.

L’elencazione sintetica di questi principi basilari servono a delineare gli ambiti nei quali i professionisti possono esercitare legittimamente l’attività di Counseling/Consulenza.

Delineati i contesti, è opportuno provare a fare un passo in più. Il Counselor effettua Consulenze in quale ambito? Ritengo possa considerarsi doveroso indicare l’ambito nel quale si offre il Counseling. Gli ambiti possono essere innumerevoli: giuridico, commerciale, medico, psicologico, ingegneristico, sportivo, linguistico, scolastico, artistico, filosofico, infermieristico, olistico, nutrizionale, ecc.

Una informazione trasparente, coerente e chiara dovrebbe forse includere la dicitura “Counselor in…”. Ciò per consentire ai cittadini di fare una scelta oculata e consapevole.

La mia meraviglia nell’ascoltare la relazione al convegno è stata quella di sentir parlare solo ed esclusivamente di “counseling psicologico”, quasi fosse il solo counseling possibile. E tutti gli altri ambiti?

Negli Stati Uniti l’Apa - American Psychological Association fin dagli anni 50’ e 60’ ha considerato il “counseling psicologico” parte integrante ed inscindibile della psicologia, a tal punto da sottoporre ad approfondite analisi e valutazioni i diversi modelli di counseling psicologico modelli che via via venivano proposti. E stiamo parlando degli Stati Uniti dove non esistono le professioni “ordinate”.

Di certo esistono molti altri ambiti dove è possibile esercitare attività di counseling. Giusto per elencarne qualcuno: - orientamento professionale delle persone non occupate; - capacità sociali e life-skills; counseling manageriale; counseling pastorale; lavoro nelle scuole; counseling contro l'emarginazione socio-culturale; counseling agli immigrati e ai rifugiati. E ce ne sono certamente molti altri.

A fronte di tante opportunità professionali è sospetta l’idea di definire il counselor come un professionista in possesso di alcune tra le tante competenze psicologiche.

Se dovessi semplificare l’idea che è venuta fuori dal convegno dei counselor la sintetizzerei in questo modo: gli Psicologi abilitati ed iscritti all’Ordine professionale si dedicano alla “cura/terapia” delle patologie psicologiche; i Counselor hanno le competenze per intervenire sulla “Psicologia del Benessere”.

Niente di più falso. La definizione di “Salute” che chiunque può leggere su una targa posta all’ingresso del Ministero della Salute sul lungotevere a Roma, è: “stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non solo assenza di malattia”. Questo è il concetto di Salute definito dall’Onu ed universalmente accettato.  Per inciso la Costituzione italiana tutela il diritto dei cittadini alla tutela della Salute e quindi “al completo benessere fisico, mentale e sociale e non solo assenza di malattia”.

Gli psicologi, in quanto professione sanitaria non si interessano e trattano solo la patologia, ma concorrono, con le loro prestazioni professionali, al “benessere” dei cittadini. Ne discende che tutto ciò che riguarda il “benessere psicologico” dei cittadini è di competenza degli psicologi.
Bando alle polemiche. Si può e si deve discutere con tutti. Con il massimo rispetto ma sempre e solo nell’alveo delle disposizioni di legge e nel supremo interesse del diritto, sancito nella nostra Costituzione, alla salvaguardia della Salute.

Mario Sellini
Segretario generale Associazione unitaria psicologi italiani (Aupi)

25 settembre 2018
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