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Decreto migrazione e sicurezza. Parlamento garantisca accesso alle cure per tutti

23 OTT - Gentile Direttore,
il testo del decreto migrazione e sicurezza è passato al vaglio del Presidente della Repubblica, che l’ha firmato con una nota per il Presidente del Consiglio relativa ad alcuni dubbi di costituzionalità, e passa ora al Parlamento per eventuali emendamenti e approvazione finale. La Rete Sostenibilità e Salute ha preso in esame il testo del decreto approvato dal Consiglio dei Ministri e ha elaborato le seguenti considerazioni.
 
1. In generale, sostituire l’accoglienza con la criminalizzazione causa di per sé un danno alla salute, perché aumenta la sofferenza, ostacola l’integrazione e marginalizza persone che, in maggioranza, soffrono già per un grado di vulnerabilità fisica e mentale superiore alla media.
 
2. Abolendo la protezione umanitaria, restringendo l’iscrizione alle anagrafi comunali e rendendo più difficile l’acquisizione e il mantenimento della cittadinanza, il decreto aumenterà probabilmente il numero di migranti e richiedenti asilo in posizione irregolare. Per queste persone sarà non solo più arduo il controllo da parte delle istituzioni preposte allo scopo, ma diminuirà anche l’accesso al sistema e ai servizi sanitari, con potenziali rischi per la loro salute e per quella dell’intera collettività.

 
Assicurare l’accesso al sistema e ai servizi sanitari ai casi speciali o di eccezionale gravità non è sufficiente; per essere pienamente efficace, l’accesso dev’essere universale, come prevede tra l’altro la Costituzione.
 
3. Spostare una proporzione, non ancora definita ma presumibilmente grande, di richiedenti asilo dal sistema SPRAR a veri e propri centri di detenzione, quali saranno i CPR, potrebbe pregiudicare la salute di queste persone. Da un lato perché, invece di offrire accesso continuativo ai servizi sanitari del territorio, si offrirà loro assistenza, presumibilmente periodica e inadeguata, all’interno dei CPR stessi. Dall’altro perché stare rinchiusi in un centro di detenzione per mesi (il decreto raddoppia da 90 a 180 giorni la permanenza massima) costituisce di per sé un rischio aggiuntivo per la salute sia fisica che mentale.
 
Ciò è tanto più grave se si pensa che una percentuale di queste persone arriverà a questi centri con problemi pregressi anche gravi (ad esempio, esiti di tortura in patria e di abusi e malversazioni durante l’esodo verso un paese di accoglienza).
 
Per questi motivi, la RSS fa appello ai parlamentari di tutti i partiti perché si impegnino a emendare il testo del decreto in direzione di un completo accesso al sistema e ai servizi sanitari di cui godono tutti i cittadini, senza eccezioni. In caso di mancato emendamento nella direzione auspicata, la RSS esprime fin da adesso la sua opposizione al decreto.
 
Rete Sostenibilità e Salute
 
Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia
Associazione per la Decrescita
Fondazione per la Salutogenesi ONLUS*
Associazione Scientifica Andria
Centro Salute Internazionale-Università di Bologna
Giù le Mani dai Bambini ONLUS
Medicina Democratica ONLUS
Movimento per la Decrescita Felice
NoGrazie
Osservatorio e Metodi per la Salute, Università di Milano-Bicocca
People’s Health Movement
Psichiatria Democratica
Rete Arte e Medicina
Rete Mediterranea per l’Umanizzazione della Medicina
Slow Food Italia
Slow Medicine
SIMP Società Italiana di Medicina Psicosomatica
Italia che cambia
Vivere sostenibile
Federspecializzandi
Sportello Ti Ascolto – Rete di Psicoterapia sociale
AsSIS – Associazione di studi e informazione sulla salute

23 ottobre 2018
© Riproduzione riservata


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