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Quale futuro per l’infermiere di famiglia?

05 NOV - Gentile direttore,
circa 250 professionisti sanitari, provenienti da diverse regioni italiane, si sono riuniti nei giorni 25 e 26 ottobre scorsi a Ivrea per il III Congresso nazionale dell’Associazione Infermieri di Famiglia e Comunità (AIFeC). Un appuntamento significativo fin dalla location: il Polo Universitario “Officina H” si trova all’interno di una delle ex fabbriche Olivetti, attualmente sede del Corso di Laurea in Infermieristica dell’Università di Torino, la cui collaborazione è risultata determinante per la riuscita del Congresso.
 
Il contemporaneo svolgimento ad Astana, in Kazakistan, della Conferenza dell’OMS sulla Primary Health Care è stata una coincidenza importante per ribadire la centralità delle cure primarie non solo in Italia, ma in tutto il mondo, come ha sottolineato Alessandro Stievano – membro italiano dell’International Council of Nurses, ICN – che ha letto in anteprima le nuove dichiarazioni dell’OMS, a quarant’anni esatti dalla nascita della dichiarazione di Alma Ata e dalla nascita del nostro Sistema Sanitario Nazionale.


Come è stato osservato in apertura del Congresso, quello che era un vivace laboratorio di macchine per scrivere si è trasformato in un laboratorio di idee per l’innovazione, lo sviluppo e la sostenibilità dei servizi socio-sanitari in un’ottica di proattività, prossimità e globalità. Tre elementi cardine caratterizzano l’Infermiere di Famiglia e Comunità (IFeC): la prevenzione e promozione della salute, la presa in carico infermieristica delle persone nei luoghi di vita e la gestione partecipativa dei processi di salute individuali e della comunità, per aiutare le persone a raggiungere il miglior risultato di salute possibile.

Il vicepresidente AIFeC Ginetto Menarello ha sottolineato come l’acquisizione di competenze infermieristiche avanzate non possa prescindere da adeguati percorsi formativi universitari post-base. In tal senso appare importante il progetto europeo ENHANCE, presentato da Isabella Roba (Azienda Sanitaria Ligure) per la definizione un curriculum formativo europeo.

La valenza di tale formazione è stata riconosciuta dall’Unione Europea, che ha nominato la Regione Piemonte sito di riferimento nel programma per l’innovazione per l’invecchiamento sano e attivo (EIPonAHA) nel 2013, dato che sia l’Università di Torino sia l’Università del Piemonte Orientale (rappresentata al congresso da Sara Bidone e da Erica Busca), hanno attivi Master di primo livello in infermieristica di famiglia e di comunità rispettivamente dal 2005 e dal 2013.

Molto spazio è stato dato alla discussione di esperienze sul campo che testimoniano la validità dell’approccio proposto.

Flavio Paoletti (ASUI Trieste) ha presentato il modello delle microaree, attivo da vent’anni nel capoluogo friulano: una modalità di presa in carico della persona fragile basato sulle figure dei referenti di microarea (afferenti a professioni sociali e sanitarie) i quali presidiano sul campo quartieri ad alto rischio di disagio fisico, sociale e psichico. Questo modello è riuscito nell’intento di far emergere non solo i bisogni nascosti, ma anche le risorse delle comunità e il capitale sociale racchiuso al loro interno, dimostrando nel tempo di saper prevenire gli accessi in pronto soccorso e i ricoveri urgenti soprattutto per le patologie psichiatriche.

Imma Cacciapuoti ha presentato il modello delle case della salute dell’Emilia Romagna, regione all’avanguardia nell’applicazione del nuovo assetto organizzativo introdotto dalla DGR 291 del 2010.

Monica Marini ha invece illustrato lo stato di applicazione della DGRT n. 597 del 4 giungo 2018 della Regione Toscana rispetto all’istituzione dell’Infermiere di famiglia e di comunità.
 
Le ricadute economiche della prevenzione della fragilità nell’anziano sono state anche illustrate in modo esemplare da Ernesto Palummeri, geriatra che ha coordinato per la Regione Liguria il progetto europeo SUNFRAIL.

Floriana Montani e Rachele Rocco hanno presentato il progetto europeo CoNSENSo, rivolto ai cittadini over 65, realizzato In Piemonte e Liguria in contesti rurali dove i servizi tradizionali faticano ad arrivare; questo progetto ha portato l’IFeC nelle comunità locali costituite in gran parte da anziani per valutare il rischio di cadute, di mancata aderenza alle terapie, di malnutrizione, di inattività fisica e d’isolamento sociale.
 
Numerosi gli interventi proposti di educazione terapeutica e promozione della salute, anche attraverso momenti di socializzazione e gruppi di cammino – attività semplici ma non banali – che contribuiscono a ritardare l’istituzionalizzazione delle persone anziane, favorendone l’autonomia pur nella loro fragilità. Un modello efficace e sostenibile: i dati pubblicati su riviste economiche internazionali relativi alle fratture di femore suggeriscono che i costi del servizio IFeC sarebbero bilanciati semplicemente riuscendo a prevenire tre cadute accidentali in un anno.

L’esempio di Consenso ha fatto scuola e in alcune ASL del Piemonte è stata inserita la figura dell’IFeC all’interno delle cure territoriali, come ad esempio nell’ASL TO4, dove il Direttore Generale Lorenzo Ardissone ha introdotto l’intervento delle Infermiere di Famiglia e di Comunità, Patrizia Milazzotto e Laura Caravino, alle quali ha affidato il ruolo come un “foglio bianco” su cui scrivere un servizio innovativo, in un’ottica lungimirante di prevenzione, in collaborazione e integrazione con gli infermieri del Servizio di cure domiciliari, (ai quali l’IFeC si propone come complementare e non come un sostituto), i Medici di Medicina Generale e le risorse specifiche del territorio.

Giada Licalzi, esperta Invitalia per il programma Strategia Nazionale Aree Interne – Ministero della Salute, ha riportato in tavola rotonda che tale ruolo è stato richiesto in molte piani per le aree interne. Alla tavola rotonda, presieduta dal Coordinatore del Corso di Laurea in Infermieristica Diego Targhetta Dur e dal Coordinatore del Master IFeC dell’Università di Torino Pasquale Giuliano, hanno partecipato il Presidente di Cittadinanza Attiva, Tonino Aceti, il rappresentante della Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche, FNOPI, Nicola Draoli, il Segretario della SIMG Piemonte in rappresentanza della SIMG nazionale, Claudio Pietro Nuti, e l’Assessore alle Politiche Sociali della Regione Piemonte, Augusto Ferrari, che ha aperto importanti ragionamenti sulla valenza sanitaria del reddito di cittadinanza. Tale aspetto pone l’IFeC tra le figure che possono affiancare gli altri operatori-socio sanitari nei centri per l’impiego.

Promuovere la salute significa in primo luogo conoscere i determinanti di salute e agire su di essi, come ha illustrato magistralmente Giuseppe Costa (Università di Torino) impegnato nella tutela dell’equità di accesso alle cure ed esperto europeo in materia.

L'infermiere di famiglia e di Comunità si presenta, per formazione e vocazione, quale ruolo chiave per l’attenzione alla bassa soglia e per l’azione di advocacy più svantaggiati nell'accesso ai servizi, un anello di congiunzione tra sociale e sanitario per l'integrazione dei livelli di assistenza.

A conclusione del Congresso sono stati presentati gli obiettivi per il 2019 dell’Associazione, nata nel 2009 con lo scopo di dare visibilità a una branca dell’infermieristica che può contribuire ad affrontare le criticità del contesto sociosanitario attuale per la tutela della salute nei luoghi di vita, in sinergia con tutti gli attori delle cure primarie, con i cittadini in primo piano.

Una campagna d'informazione per i genitori sull'uso sicuro dei media a schermo per i bambini fino a sei anni e due progetti di formazione, uno per operatori a contatto con bambini e adolescenti e uno per operatori a contatto con gli anziani, saranno divulgati dall'associazione nel 2019, in collaborazione con altre associazioni, quali APRIRE Network (Assistenza Primaria in rete), AGE ( Associazione Geriatri Extraospedalieri), AIT ( Associazione Infermieristica Transculturale) e CESPI (Centro Studio Professione Infermieristica).
 
All’insegna dell’arte, perché assistenza infermieristica è, nelle parole di Florence Nightingale “una delle Belle Arti. Anzi, la più bella delle Arti Belle”, il congresso è stato ritmato dalle poesie del paesologo lucano Franco Erminio, dai quadri dell’artista Eugenio Guarini, dalla musica di Bob Dylan nello spettacolo teatrale sulla storia di Adriano Olivetti “Direction home” presentato da Le Voci del Tempo nella suggestiva cornice della chiesa di S. Bernardino, dalle riflessioni dello scrittore Duccio Demetrio e dai canti del Coro Bajolese, che ha ricordato il valore della vita associativa per sviluppo del capitale sociale.
 
Paola Obbia, Matteo Masotto, Lucia Pavignano, Ginetto Menarello
Associazione Infermieri di Famiglia e Comunità (AIFeC)

05 novembre 2018
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