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Decreto Rmn, riconoscimento professionale e autoverifica

16 NOV - Gentile direttore,
desidererei intervenire nuovamente, vista la sospensione del TAR Lazio del provvedimento del Ministero della Salute circa gli standard di sicurezza e impiego per le risonanze magnetiche e visti gli ultimi contributi di ordine professionale (11/10 e 14/11) a riguardo di una evidente difficoltà dei TSRM a consolidare più in generale una propria affermazione, confermata da una assenza costante delle medesime istituzionalità rappresentative, sia professionali che scientifiche, ai “tavoli” che contano; infatti non a caso la sospensiva è relativa ad un ricorso di una ditta costruttrice.

La prima riflessione, quindi, è circa l’errore costante di analizzare le problematiche in assenza di opportune autoverifiche: sembra sia di difficile ammissione per i TSRM che i problemi spesso inizino e finiscano con i comportamenti degli stessi medesimi professionisti, come già in passato è accaduto: posso ricordare gli studi condotti dai medici radiologi (cfr. «Il radiologo» n.3/99 e n.5/2000) su ciò che sarebbe poi diventato il famoso d. lgs. 187/00, che hanno anche ispirato la computazione de “l’atto medico radiologico” del 2007, emanazione di cui i TSRM non hanno saputo nemmeno emularne la corrispondente formula tecnica (un fin troppo facile “atto tecnico radiologico”), che avrebbe consentito di contrastare efficacemente il processo di costante delega verso gli assai invisi “aspetti pratici”, che di fatto persevera un pur mistificato cursus ancillare, che palesemente continua ancor’oggi a produrre (tutti) i suoi puntuali effetti.


La seconda è che è il grande problema delle professioni sanitarie in generale è di non saper guardare indietro e trarne la giusta lezione: se negli anni dalla seconda metà dell’Ottocento fino alle riforme dell’ultimo ventennio, attraversando l’epopea delle leggi Crispi-Pagliani del 1888; della legge n. 455/1910 e del R.d. n. 1265/1934, i medici ed i farmacisti sono riusciti ad affermare i motivi sociali ma anche , ovviamente, legali che hanno determinato più di un secolo di una posizione di primaria importanza, oggi gli stessi aspetti nodali del cambiamento in corso nei sistemi sanitari: processi di “concorrenza amministrata” supportata dalle ultime due riforme (502/92 e 229/99) e di logiche manageriali e criteri di efficienza economica, se da un lato tendono a rafforzare il potere decisionale del paziente, dall’altro stanno progressivamente – e paradossalmente – sostituendo proprio le fondamenta su cui si reggeva tutto l’ambito sanitario stesso: giustappunto la logica di tipo “professionale” su base autoreferenziale.

La terza è che, visto quanto sopra, non è applicabile una logica di giustificazione esclusivamente “esterna” ai temi di problematicità professionali, e perché bisogna anche intervenire con una nuova logica etico/deontologica, che abbandoni pompose ma inutili formule epiche o bibliche, per invece stabilizzare la centralità degli aspetti di (autentica) autonomia, responsabilizzazione, consapevolezza del proprio ruolo e di completa – e soprattutto non frammentata o addirittura equivoca – dimensione professionale, da trasferire poi negli atti normativi propri della professione: soltanto così si potrà risolvere la fondamentale empasse degli artt. 1 e 2 del Decreto Ministeriale 26 settembre 1994, n. 746.

Le soluzioni sono da ricercare, trovare ed applicare maggiormente lì, meno altrove.

Altrimenti si finirebbe col fare la figura di Robert Hook (1635 – 1703) che, accampando inconsistenti “diritti d’autore” sulle scoperte di Isaac Newton (1642 –1727) sulla gravitazione universale, si vide indicare lo stemma della National Geographic, che mostra la scritta latina “Nullius in Verba”.

 
Dr. Calogero Spada
Dottore Magistrale
Specialista TSRM in Neuroradiologia
Abilitato alle Funzioni Direttive
Abilitato Direzione & Management AASS


16 novembre 2018
© Riproduzione riservata


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