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Infermiere di famiglia. Alcune precisazioni

12 DIC - Gentile Direttore,
ringrazio il vostro giornale per aver dedicato un articolo all’Infermiere di Famiglia e di Comunità, strutturato in modo completo e ascoltando più voci che lavorano per il riconoscimento di questo nuovo ruolo a beneficio dei cittadini. Vorrei solo precisare alcuni punti, a integrazione dell’ottimo report fatto, per meglio aiutare i lettori interessati a orientarsi rispetto al mondo delle cure primarie.

Primo, anche in Piemonte le sperimentazioni sono attive, come riconosciuto con la Deliberazione della Giunta Regionale 12 giugno 2017, n. 32-5173 “Riconoscimento delle sperimentazioni parallele al progetto CoNSENSo Programma di cooperazione transnazionale Spazio Alpino 2014-2020, nelle Asl VCO, Asl NO, Asl AT”.

Inoltre, nella ricerca finanziata dal Ministero della Salute e pubblicata sul libro L’Infermiere di famiglia e di Comunità, proposte di policy per un nuovo welfare”, in Piemonte sono state mappate il maggior numero d’iniziative “bottom up” riconducibili a un ruolo avanzato dell’Infermiere nelle cure primarie.


La regione Piemonte è dal 2013 sito di Riferimento nel programma della Commissione Europea EIPonAHA per l’innovazione nell’invecchiamento sano e attivo proprio per la formazione avanzata degli Infermieri di Famiglia e di Comunità del master di primo livello, attivo dal 2005.

Anche la regione Liguria ha emanato una delibera che riconosce il ruolo nel 2017 ed è capofila del progetto ENHANCE sulla formazione post-base dell’Infermiere di famiglia e di comunità, in corso di svolgimento.

In Friuli Venezia Giulia, oltre all’esperienza della Bassa Friulana implementata dalla Dr.ssa Mara Pelizzari, anche la zona urbana di Trieste, con le microaree sta producendo ottimi risultati.

Secondo, le potenzialità dell’Infermiere di Famiglia e di Comunità sono molto utili per aiutare le persone con malattie croniche, spesso pluripatologiche, ad avere una migliore assistenza proattiva e integrata, a “navigare” meglio il sistema e senza sentirsi in lotta con i servizi. In tal senso, alcune ASL hanno attivato Ambulatori della Salute con infermieri case o care manager per la gestione della cronicità, in linea con le indicazioni del Piano Nazionale Cronicità.

Ma tali potenzialità sono spendibili meglio nella prevenzione. Non a caso il progetto CoNSENSo è stato fortemente voluto dal Dott. Salamina, che è Direttore della Struttura di Igiene e Sanità Pubblica dell’Asl Città di Torino e proposto dalla Regione Piemonte, il cui Servizio di Epidemiologia è capostipite in Italia nell’analisi dell’impatto dei determinati sociali della salute.  

Attivando interventi di bassa soglia, aperti alla popolazione e non solo ai malati, si riesce a intercettare gli stati a rischio e a proporre interventi che possono rallentare o evitare l’insorgenza di malattia e/o disabilità conseguente, spostando le risorse in modo significativo.

Il risparmio ottenuto dal partner austriaco in Carizia, evitando l’istituzionalizzazione di ottanta anziani è di circa 700.00 euro. Non quantificabile il valore della miglior qualità di vita. Le stime fatte dagli economisti che hanno analizzato i costi dei ricoveri per frattura di femore in Piemonte negli over 65enni, riportano in una riduzione del 36% il “break event point” che rende pari a zero il costo dell’Infermiere di Famiglia e di Comunità.

Terzo. Ricordiamo però che la salute si tutela in tutto l’arco della vita, da prima del concepimento, e che siamo in un panorama di epidemie, se non pandemie di malattie croniche dovute ai determinanti sociali della salute. In un paese che ha tra i più bassi tassi di “Health literacy”, o conoscenze per la salute e di comprensione dei testi scritti in Europa. Le preoccupazioni della Società Italiana di Pediatria SIP e dei Servizi di Neuropsichiatria Infantile sono altissime per il futuro.

L’AIFeC, con il patrocinio della FNOPI e della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale, SIPPS, sta lanciando una campagna d’informazione sull’uso sicuro del media a schermo nei bambini, tema non noto alle famiglie con grandi ripercussioni sulla salute.

L’AIFeC propone, inoltre, che gli Infermieri di famiglia e di Comunità siano inseriti nei futuri Centri per l’Impiego per coadiuvare il processo dell’assegnazione del reddito di cittadinanza in un’ottica di salute globale in tutte le politiche.

Quarto. Il progetto CoNSENSo, finanziato dall’Unione europea con i fondi strutturali europei (ESI), è stato selezionato quale miglior progetto di “accessibilità alle cure” dall’iniziativa ESI Funds for health, voluta dalla Direzione Generale della Commissione Europea per la salute e la sicurezza degli alimenti (DG SANTE) e dell'agenzia per i consumatori, la salute, l'agricoltura e la sicurezza alimentare (CHAFEA). Gli esperti di ESI Funds for Health hanno valutato per conto della Commissione Europea l'utilizzo dei fondi strutturali europei negli investimenti per la salute nel periodo 2016-2018, analizzando più di 7000 progetti in diverse aree tematiche. La progettazione europea è attualmente uno degli stimoli più forti all’innovazione e al cambiamento e allo sguardo lungimirante verso il futuro.

Per garantire continuità al progetto in Piemonte e Liguria sono state scelte zone pilota inserite nel programma Strategia Nazionale Aree Interne (SNAI). La risonanza del progetto ha fatto sì che già venti delle settantadue aree interne italiane abbiano nei loro programmi per la salute la presenza dell'Infermiere di Famiglia e di Comunità.

Quinto. Il dott. Scotti ha indubbiamente ragione nel dire che il riconoscimento deve essere contrattuale, ma come ben descritto dalla Dr.ssa Mangiacavalli della FNOPI, siamo in un panorama che vede gli infermieri tutti inseriti nella zona del comparto, senza alcuna distinzione tra ospedale e territorio. L’ultimo contratto non è stato firmato da un’associazione sindacale di categoria perché ritenuto lesivo della dignità professionale degli infermieri, ma è una sola sigla tra tutte quelle che invece hanno firmato. Inoltre, il riconoscimento delle Specializzazioni è ancora in fase di dibattimento.

In Spagna già dal 2010 il ruolo è riconosciuto e ogni cittadino ha, oltre al Medico di medicina generale, il proprio Infermiere di Famiglia e di Comunità assegnato.

Le difficoltà non sono, però, solo italiane e quanto riporto nell’intervista è frutto di analisi fatte dall’OMS e dell’esperienza di CoNSENSo. Il team di coordinamento del progetto, attraverso una serie d’incontri locali e internazionali, ha costruito il modello adattandolo alle diverse peculiarità territoriali. In Francia, ad esempio, il nome delle Infermiere è stato cambiato in "Coordinatore medico-sociale", per non entrare in conflitto con le altre professioni operanti sul territorio in regime di convenzione libero professionale.

In Italia, in attesa che si completi il percorso, l’esempio dei servizi a libero accesso, quali ad esempio i Consultori Familiari o la psichiatria territoriale o i SERD, potrebbe essere fin d’ora esteso ai servizi infermieristici territoriali delle ASL per consentire ai cittadini un’assistenza migliore e una migliore prevenzione.

Paola Obbia
AIFeC (Associazione degli Infermieri di Famiglia e di Comunità)


12 dicembre 2018
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