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Sempre più necessario un welfare supplementare per il Mezzogiorno

13 DIC - Gentile Direttore,
il SSN compie 40 anni e dal convegno “Qualità in Sanità, tra equità e sostenibilità” in programma oggi e domani a Napoli ho rilanciato una proposta di Welfare Supplementare per il Sud, che già avevo presentato ad ottobre al Convegno “Mezzogiorno d’Italia: ultima spiaggia” organizzato da EUR.A.PRO.MEZ (Associazione Nazionale per il Progresso del Mezzogiorno d’Italia.
 
Si tratta di un progetto che, se avviato, potrebbe ridurre i gap assistenziali con il resto del Paese, ristabilendo quell’equità e quell’universalismo che dovrebbero essere alla base del nostro Servizio Sanitario. Il Welfare supplementare potrebbe essere finanziato attraverso i Fondi Europei, oggi pericolosamente a rischio per mancato utilizzo, che quindi sarebbero finalizzati a garantire la perequazione territoriale.
 
È doveroso spiegare in quale situazione ci troviamo: nel Mezzogiorno un quarto dei cittadini è costretto a mettere mano al proprio portafoglio e, troppo spesso, a rinunciare a curarsi a causa del proprio reddito (28%). Basti pensare che per far fronte alle mancanze del SSN il 70% di chi vive al Sud ricorre a visite specialistiche pagate di tasca propria (+7,6% rispetto alla media nazionale). Superiore alla media anche la frequenza di ricorso ai farmaci pari all’87%, una cifra che si discosta di oltre 15 punti percentuali rispetto alla media nazionale.

 
Le Forme Sanitarie Integrative possono finanziare aree di prestazioni economicamente non più sostenibili dal SSN garantendo comunque la loro erogazione mediante delle strutture pubbliche o convenzionate. Le Regioni potrebbero trasferire ad un terzo (fondi sanitari/compagnia di assicurazioni) in tutto o in parte l’onere economico connesso all’erogazione delle prestazioni sanitarie di una determinata area di trattamenti, garantendo comunque al cittadino il rispetto dei LEA predefiniti su base territoriale e a fronte di un budget di spesa predeterminato (il premio assicurativo). Analizzando il quadro complessivo credo sia necessario investire su fondi pensione e fondi sanitari territoriali. Inoltre, si potrebbero promuovere fondi welfare territoriali per assicurare tutele integrative in campo pensionistico, sanitario ed assistenziale, consorziare gli enti locali e favorire una pianificazione integrata. Coinvolgendo aziende, ordini professionali e categorie presenti sul territorio sarebbe possibile dare vita ad un welfare del territorio e ampliare così le esperienze di welfare occupazionale.
 
Come evidenziato dall’VIII Rapporto RBM-Censis cresce il rancore degli italiani nei confronti del SSN. Questo sentimento negativo dilaga nel Mezzogiorno dove quasi la metà degli intervistati si dichiara arrabbiato di fronte ad un Servizio Sanitario che non sembra essere in grado di curarli nei tempi e nei modi adeguati e li obbliga a diventare migranti della salute. Il fenomeno della mobilità sanitaria, infatti, è aumentato del 21% rispetto al 2015 e lo scorso anno ha coinvolto 1,7 milioni di italiani E la situazione pare in peggioramento poiché il federalismo fiscale non ha fatto che accrescere il divario. Se prima del 2017 la speranza di vita era pressappoco la stessa in tutto il Paese, oggi per un uomo campano è di 74 anni contro i 76 di un lombardo e per quanto riguarda le donne è di 80 contro 83.
 
Preoccupanti anche i dati relativi alla cronicità e all’obesità, superiori alla media nazionale. Infatti, il 15,9% degli abitanti del Sud presenta una malattia cronica grave, mentre negli over 65 il tasso di persone in condizione di multicronicità è addirittura del 47% (+5% rispetto al Nord). Per quanto riguarda l’obesità, in Campania oltre la metà delle persone sono in sovrappeso o obese, anche a causa di una maggiore sedentarietà (un fenomeno che riguarda il 57,7% dei campani) dovuta a una minore offerta di strutture sportive e ad un PIL pro-capite inferiore.
A contribuire alla più bassa speranza di vita, anche una minore attenzione alla prevenzione: il tasso di adesione allo screening mammografico, ad esempio, è del 55% al Nord, mentre si ferma al 36% nel Mezzogiorno.
 
Ad aggravare la situazione il meccanismo delle detrazioni, attualmente vigente: quasi il 60% dei costi sostenuti da tutti i cittadini italiani attraverso la Finanza Pubblica per garantire le risorse necessarie al funzionamento di tale sistema, viene assorbito dalle regioni del Nord, meno del 20% da quelle del Sud e delle Isole.
 
Analizzando il quadro complessivo credo sia necessario investire su fondi pensione e fondi sanitari territoriali. Pubblico e privato potrebbero affiancarsi e garantire il diritto alla Salute, riconosciuto anche dalla nostra Costituzione, a tutti. Per farlo perché non seguire la strada di un reddito di salute? Inoltre, si potrebbero promuovere fondi welfare territoriali per assicurare tutele integrative in campo pensionistico, sanitario ed assistenziale, consorziare gli enti locali e favorire una pianificazione integrata. Coinvolgendo aziende, ordini professionali e categorie sarebbe possibile dare vita ad un welfare del territorio e ampliare così le esperienze di welfare occupazionale.
 
Ad oggi, la macro-area Sud e Isole è quella con il minor numero di assicurati (soltanto 1 cittadino su 10 usufruisce di polizze sanitarie collettive/Fondi Integrativi e poco meno del 10% di polizze sanitarie individuali). Di conseguenza, in questa zona del Paese la Spesa Sanitaria Intermediata pro-capite è di soli 18,90 € a fronte di una Spesa Sanitaria Privata pro-capite pari a 495,42 € (3,8% contro il 13,3% del Nord-Est).
 
Attualmente gli italiani che già hanno una forma sanitaria integrativa beneficiano di una riduzione della loro spesa sanitaria privata di 2/3. Ed essendo l'attuale impianto della Sanità Integrativa di matrice prevalentemente occupazionale anche la sua diffusione ricalca la struttura produttiva del Paese favorendo inevitabilmente le Regioni del Centro Nord dove sono presenti la maggior parte delle Pubbliche Amministrazioni (Centro) e del tessuto produttivo delle Piccole Medie Imprese (Nord) che rappresenta la spina dorsale della nostra economia.
 
Marco Vecchietti
Ceo di Rbm Assicurazione Salute 

13 dicembre 2018
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