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I nuovi master  per le professioni sanitarie e Babbo Natale

23 DIC - Gentile Direttore,
in riferimento all'accordo raggiunto nell’osservatorio delle professioni sanitarie tra il MIUR ed il Ministero della Salute, che determinerà l'attivazione di diversi percorsi formativi post–base (alcuni dei quali già previsti da diversi anni, altri di nuova istituzione), non si può che accogliere la notizia con piacere, seppur velatamente. Il velo che oscura il piacere in questione diventa tanto più spesso quanto più si rapporta la formazione alle aziende che dovrebbero recepirla, e diventa tanto più opaco quanto più si va a valutare le modalità con cui questa formazione viene erogata.

Sono serviti ben 12 anni perché si sdoganasse la possibilità di poter classificare un professionista non medico come “specialista”, così come previsto dalla l. 43/2006 (evitando noti “risentimenti” …); la quale norma però mentre all'art 6 comma a , è esaustiva nell'inquadrare la figura del coordinatore e nel prevedere come obbligatorio il conseguimento del master in “Management delle Professioni Sanitarie” per l'abilitazione alle funzioni di coordinamento, al comma b – se da una parte inquadra il professionista specialista in possesso del master di primo livello per le funzioni specialistiche – dall'altra concede alle aziende la possibilità di ritenere gli altri titoli in questione semplicemente come “preferenziali” e non, come per le funzioni di coordinamento, obbligatori.

 
Ciò denota nella fattispecie un “limbo” normativo, lasciato alla (abitudinaria) libera interpretazione da struttura a struttura, non essendo ad oggi “normati” i profili specialistici con relative responsabilità, doveri e, soprattutto, indennità (già quella per il coordinamento è abbastanza “ridotta”); funzioni fino ad oggi espresse in maniera volutamente troppo generica, forse per meglio agevolare i conferimenti delle assai discusse posizioni organizzative (da qualcuno ritenute come “l’unica possibilità di carriera per i professionisti non medici”).
 
I lavori avviati sei anni fa dall’Osservatorio Nazionale (così come indicato – pure il decreto di costituzione del medesimo è il Decreto Interministeriale  MIUR-Salute del 10 marzo 2016 n. 155: quindi poco più di due anni or sono) per l’individuazione dei master universitari specialistici per le 22 (ancora … pardonne … 26) professioni sanitarie, ci restituiscono un documento che risulta essere un … mero (e stringato) … elenco; infatti non vi è traccia di indicazioni di maggiore esaustività su: CFU; reali sbocchi professionali; eventuali limiti della indicata “trasversalità” di alcuni percorsi, collegamenti contrattuali (al momento non precisati nemmeno nel CCNL) e anche qui, ricadute amministrative, sollevando quindi legittime perplessità su quando e soprattutto come detti lavori abbiano effettivamente avuto luogo.

L'altro importante punto su cui è opportuno porre attenzione è circa le modalità con cui la formazione di I e II livello post base viene erogata: una formazione davvero definibile come “specialistica”, deve prevedere dei percorsi formativi nettamente più regolamentati, più verificabili e meno eterogenei.
 
La criticità che ad oggi emerge è che la tendenza modaiola (e fuori controllo) nel conseguire master online con veramente così poche difficoltà in tematiche così delicate (frequenza non inferiore all'80% delle lezioni online, superamento della sola prova finale in modalità frontale ed in molti casi in assenza di praticantato), rischia di abbassare di molto l’effettivo valore formativo (L. Benci docet) derivante dal conseguimento del titolo stesso: opinabile ad esempio il concreto rilievo rappresentabile da un master così tecnico/applicativo come quello in ecografia, però conseguito attraverso modalità a distanza.
 
Proprio in riferimento alla formazione a distanza, rimangono altre questioni insolute, come l’effettivo riconoscimento dei titoli già conseguiti con tale modalità “e-learning” (per la quale sussiste anche uno specifico Accordo Stato-Regioni: 25 Luglio 2012), visto che l’elenco Italiano degli atenei telematici riconosciuti dal MIUR è una ristretta selezione di 11 atenei, ma la stragrande maggioranza, se non la totalità dei 79 maggiori atenei d’Italia (tra pubblici e privati) dedicano nella loro offerta formativa numerosissimi master (come quello già incontrato e riferito nella precedente lettera sul consenso informato e dat, offerto, giusto caso, da una università non inclusa nel “prestigioso” elenco), quindi ulteriormente sussistendo da diversi anni titoli specifici non ricompresi nel compilato “prontuario”, in assenza dei quali però cliniche sia universitarie sia ospedaliere addirittura interdicono tutt’oggi la professione per determinate aree (ad es. senologia o neuroradiologia, che secondo i compilatori non esisterebbero, pure esistono – eccome – per la dirigenza medica).
 
Concludendo, anche replicando al dr. S. Proia, () ma parafrasando il dr. Biagio Papotto: i professionisti sanitari pur non ancora praticando le magniloquenti (ma poco chiare) evoluzioni funamboliche del politichese, certamente, anch’essi sono diventati  “grandi” e non credono più né nelle favole, né alle letterine di buoni propositi da indirizzare a Babbo Natale.
 
Dott. Antonio Attanasio
AOU di Cagliari
Vicepresidente dell’ordine TSRM-PSTRP di CA/OR/SUD Sardegna
Specialista TSRM in amministrazione di sistemi informativi in ambito sanitario
Abilitato alle funzioni di coordinamento
 
Dr. Calogero Spada
Dottore Magistrale
Specialista TSRM in Neuroradiologia
Abilitato alle Funzioni Direttive
Abilitato Direzione & Management AASS

23 dicembre 2018
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