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Campania. Troppe incongruenze nel riordino rete di emergenza

09 GEN - Gentile Direttore,
si manifesta un vivo apprezzamento per le posizioni espresse da autorevoli interlocutori come la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri e la Società Italiana Sistema 118 a difesa del servizio di emergenza urgenza, rappresentandosi l’esigenza di una riforma che riaffermi la centralità della persona, quale soggetto destinatario di un soccorso appropriato, tempestivo e qualificato, oltre che uniforme, sul territorio nazionale.
 
Siamo ormai giunti ad un punto di non ritorno in cui la devastazione prende le forme di un modello improntato ad un’ irrefrenabile demedicalizzazione dei mezzi avanzati di soccorso, che trova la sua espressione matematica nell’adozione pratica della formula proposta da Agenas alle regioni in piano di rientro dal debito (riv. Monitor n. 27/2011).
 
Sebbene il Regolamento sugli standard minimi ospedalieri ha stabilito un minimo di 1 mezzo di soccorso ogni 60 mila abitanti nei limiti di un superficie non superiore ai 350 km quadrati, l’Agenas provvede ad un conteggio medio tra il criterio demografico e quello dell’estensione geografica con l’effetto paradossale di ridurre sotto la soglia prevista dal decreto ministeriale il numero di mezzi di soccorso in aree ad alta concentrazione demografica.

 
Fuor di tecnicismi, l’esito di tale paradosso è di palmare evidenza nel nuovo Piano Ospedaliero della Regione Campania dove si programmano per l’intera area metropolitana di Napoli, più di tre milioni di abitanti, solo 33 ambulanze, 1 mezzo di soccorso avanzato ogni 90 mila abitanti! E se si tiene conto che almeno tre ambulanze sono allocate sulle isole, la proporzione è ancor più drammatica, con 1 mezzo di soccorso avanzato ogni 100 mila abitanti sulla terra ferma con alcune postazioni attive solo 12 H in violazione di legge regionale e di buon senso!
 
Se invece si seguisse più correttamente le indicazioni ministeriali, le ambulanze sarebbero 51. Vi è poi il problema della qualificazione dei mezzi conteggiati in ragione di una inaccettabile lettura “estensiva” del contenuto delle linee guida del 1996, tale da configurare la sussistenza di “mezzi di soccorso avanzato di base”. Non previsti in alcun dato normativo, essi altro non sono che mezzi avanzati dedicati al soccorso di base. Infatti le linee guida del 1996 si limitano ad affermare per i mezzi di tipo A ( sec. vecchia nomenclatura) che essi possano essere adibiti sia al “soccorso” (ovviamente di base!) che al “soccorso avanzato”.
 
La differenza è nel personale di bordo! Il soccorso avanzato non lo fa infatti il mezzo in sè ma l’azione del medico responsabile del soccorso e di infermieri specializzati autorizzati all’esecuzione di specifici atti sotto la sua direzione e controllo. Nella demedicalizzazione l’infermiere invece finisce per costituire, del tutto illegittimamente, un surrogato del medico nel soccorso avanzato, trovando a sua volta un surrogato nell’operatore laico. Ed allora se il soccorso avanzato si completa con l’operato medico, tanto da prevedere l’automedica di supporto, le ambulanze “senza medico” devono essere espunte dal conteggio dei mezzi di soccorso avanzato. Altrimenti quali le garanzie assistenziali per il cittadino?
 
E non si usi, a sproposito, l’ organizzazione “hub and spoke” a giustificare la trasformazione dei mezzi di soccorso in mezzi essenzialmente di trasporto. L’ambulanza, nelle patologie tempo-dipendenti deve essere lo strumento mobile in grado di direzionare il paziente verso la struttura più adeguata nel minor tempo possibile e non solo “consegnarlo” verso il “primo centro di smistamento”, come sancito dall’atto di indirizzo e coordinamento ex DPR del 27.03.92: «Superare il concetto di trasporto, sempre e comunque del paziente al pronto soccorso più vicino, con quello di trasporto assistito al pronto soccorso più idoneo per intervenire nel modo più rapido e razionale nell'iter diagnostico-curativo».
 
Né si parli di efficienza sui tempi quando l’unico dato pubblico di rilevamento è quello premiale della griglia LEA: un tempo medio che accorpa tutti i codici d’intervento e tutti i mezzi di soccorso senza distinzioni! Federconsumatori ha più volte denunziato ciò ma, nonostante le prerogative di legge e le indicazioni del Ministero, la Regione Campania continua ad ignorare la richiesta di partecipazione di un’associazione dei consumatori di rilievo nazionale all’iter programmatorio, ritenendo forse più rilevante quella di enti portatori d’interessi corporativistici, certamente meritori, ma ben diversi da quelli dei cittadini utenti.
 
Le intuibili implicazioni in termini di efficienza e sicurezza, e di morti evitabili, impongono la formazione di un fronte comune avverso interessi neppure troppo velati, non convergenti con quello pubblico, ed un immediato intervento da parte del Ministero della Salute.

Avv. Carlo Spirito
Sportello Sanità Federconsumatori Campania e Membro Consulta Giuridica Nazionale Federconsumatori


09 gennaio 2019
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