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21 APRILE 2019
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La carenza di medici è un “codice rosso”

05 MAR - Gentile direttore,
il dibattito sul regionalismo differenziato è riuscito nell'intento di rallentare l’attribuzione delle nuove autonomie almeno fino alle elezioni europee. L’autonomia differenziata certificherebbe la fine del SSN che già oggi in alcune regioni non riesce a garantire i LEA ma su questo numerosi e più autorevoli autori hanno già espresso le loro valutazioni.
 
Credo però che non sarà il regionalismo differenziato a sancire la fine del SSN perché il processo è per forza di cose più lento di un secondo processo molto più rapido che  porterà in 4 anni ad una effettiva fase di transizione.
 
Mi riferisco all'emergenza formazione e alla mancanza di medici specializzati.
Parlo di emergenza perché la situazione richiede un trattamento immediato. Immediato non vuol dire tra 6 ore. Vuol dire subito, dopo aver effettuato le valutazioni del caso.
 
Attualmente il sistema formativo di specializzazione, costituito da Università + Regioni per quanto riguarda le Scuole di MG, non è in grado di sopperire al fabbisogno. Sicuramente da un punto di visita quantitativo. Secondo alcuni anche da un punto di vista qualitativo.

 
Entro il 2022 andranno in pensione circa 23.000 medici ospedalieri/ambulatoriali e 15.000 MMG per un totale di circa 38.000 medici specializzati e non ci sono le condizioni per sostituirli perché nel 2018 abbiamo  8200 borse totali.
 
Al tempo stesso abbiamo 15.000 camici grigi cioè medici che non riescono ad entrare nel sistema formativo e che non possono sostituire i pensionandi.
 
Questa situazione viene definita  “Paradosso” in retorica, “Emergenza” in medicina e “Fallimento” in politica.
 
Quando fra tre anni quei pochi medici specializzati dovranno decidere dove partecipare ai concorsi è facile immaginare che saranno più propensi a farlo in Emilia Romagna piuttosto che in Calabria portando ad ulteriori riduzioni di servizi sanitari nelle regioni meno ricche a favore del sistema privato. Sistema privato che offrirà si prestazioni sanitarie in tempi brevi ma che ha il difetto di essere fruibile solo dai cittadini più abbienti. E i meno abbienti? Rimarranno sprovvisti di assistenza mentre le aziende sanitarie non riusciranno a coprire gli organici.
 
Ecco come il fallimento della formazione riuscirà a realizzare quello che le tre regioni autonomiste vorrebbero fare in un arco di tempo più lungo: la fine del SSN e sua sostituzione in 20 SSR  a diversa competitività e con uno schema organizzativo orientato a favorire le regioni più ricche a discapito di quelle più povere.
 
Sul tema della riforma della formazione l’attuale maggioranza parlamentare ha deciso per una linea di azione che ricorda le politiche dei governi balneari della prima repubblica: “l’attesa impegnata” dove il sostantivo è riferibile ai fatti e l’aggettivo alle parole.
 
La maggioranza parlamentare si è impegnata anche nel proporre una sanatoria per la disciplina della medicina generale cioè far entrare in sovrannumero alle scuole di  MG senza vincere il concorso coloro che hanno esercitato nell'ambito della disciplina senza diploma MG e quindi in deroga alle normative UE.
 
I camici grigi sono delle vittime di un sistema malato e meritano di essere inseriti nel sistema di formazione ma non sarà una sanatoria a risolvere il problema specialmente se con essa c’è il rischio di penalizzare coloro che hanno vinto il concorso.
 
Nei paesi normali le sanatorie si fanno dopo un riordino globale del sistema per porre fine ad una serie di situazioni anomale e non per porre pezze elettorali che destabilizzano ulteriormente il sistema portando a sempre nuove sanatorie di deroghe su deroghe.
 
E’ necessario quindi guardarsi intorno e studiare i sistemi degli altri paesi europei.
 
Secondo uno studio Anaao Assomed  la formazione post laurea è di esclusiva pertinenza universitaria solo in 6 paesi europei su 22, tra cui l’Italia. Per questo motivo è stato proposto il modello di Teaching Hospital con l’utilizzo di ospedali non universitari e strutture territoriali ASL per la formazione  specialistica che dovrebbe comprendere anche il riconoscimento ufficiale della specialità in Medicina Generale e Cure Primarie gestita dagli ordini dei medici. Tale modello dovrebbe prevedere un contratto da medico-lavoratore (superando quello attuale da medico-studente) e una situazione finale caratterizzata da 1 medico = 1 borsa.
 
I due ministeri responsabili non si sono espressi su come cambiare il sistema di formazione scegliendo di attendere l’evolvere di non meglio precisati eventi mentre la situazione precipita.
 
La Fnomceo con una mozione approvata a novembre 2018 ha stabilito i 5 punti imprescindibili sulla formazione per uscire dal caos in cui ci hanno condotto anni di programmazione sbagliata. La mozione è frutto di un lavoro di sintesi che avverte le criticità del sistema e che dovrebbe ispirare l’azione riformista. Cosa ne pensino i due ministeri responsabili non è dato saperlo.
 
Esattamente cosa stiamo aspettando ad avviare l’azione riformista?
 
Roberto Bellacicco
Medico chirurgo, Taranto

05 marzo 2019
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