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Sanità penitenziaria. L’Asl “Unica” è una buona soluzione

18 MAR - Gentile direttore,
la recente proposta della FIMMG della ASL unica nazionale penitenziaria, basata sulle premesse correttamente richiamate in un recente articolo di quotidianosanità.it è una ottima cosa da incoraggiare e se possibile da estendere, per ulteriori ragioni cliniche e scientifiche, segnatamente nel campo della salute mentale.

Infatti è nozione comune, suffragata da una ricca bibliografia medico scientifica, che i disturbi rilevati in ambito carcerario e che emergono, spesso inopinatamente e inaspettatamente al momento dell’arresto o dell’inizio della detenzione, ponga dei tortuosi enigmi clinici per i quali molto spesso la spiegazione piu’ logica e reale, attiene la simulazione. Come noto, nella pratica clinica dei servizi di salute mentale, il tentativo di simulazione, la menzogna del paziente non viene considerata, nella presunzione che chiunque si rivolga al medico è perche è genuinamente malato e chieda un aiuto per la sua malattia. Tale discrasia cognitiva, concettuale de antropologica condiziona enormemente la pratica clinica ed espone i sanitari operanti nella salute mentale dei servizi delle ASL ad errori e potenzialmente a denunce da parte della autorità giudiziaria se da diagnosi erronee derivano problemi giudiziari (evasioni, omicidi, suicidi, lesioni personali gravi ecc).


Pertanto aspetti clinico diagnostici speciali richiedono a mio avviso risposte speciali, ben calibrate, appropriate, specifiche e basate su prove di efficacia.
Non secondarla e la necessità di salvaguardare i clinici che operano nei servizi del SSNJ, che spesso vengono minacciati o comunque raggiunti con prassi delle piu’ varie e apparentemente innocenti, anche da persone terze (avvocati, colleghi e altri sanitari), allorché si trovino a decidere su certificazioni e quant’altro. Non dimentichiamo infatti quanti di noi sono presenti sui social e come le nostre famiglie siano “raggiungibili” dai tanti malfattori circolanti.
Poiché ritengo che questa prassi non sia degna di un Paese che si ritiene “civile”, e poiché i medici del SSN sono decisamente stufi dell’ingresso delle ideologie, non fondate su prove di efficacia, nella pratica clinica con autori di reato, plaudo a tale iniziativa FIMMG.

In aggiunta sarebbe utile ragionare anche ad un albo unico nazionale degli psichiatri forensi e criminologi, alle dipendenze del Ministero di grazia e Giustizia, nel quale lo status del consulente medico abbia delle protezioni concrete ed adeguate, al fine di evitare che casi penali di particolare gravità ed efferatezza, vengano attribuiti a CTU alle prime armi o che operino in altri contesti operativi e per i quali la CTU è un occasiona di reddito integrativo.
La qualità della prestazione peritale ne guadagnerebbe e così anche la procedura penale che nel nostro paese è spesso oggetto di controversie politico-giornalistiche.
 
Dott. Vittorio Di Michele
Psichiatra
Dottore di Ricerca in Psicopatologia e Neuroscienze
Dirigente Medico responsabile del Centro di Salute Mentale di Penne

18 marzo 2019
© Riproduzione riservata


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