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Convenzione Medicina generale. Sì a risorse certe e no a tavoli separati

21 MAR - Gentile direttore,
al tavolo delle trattative per la medicina generale convocato a Roma il 13 marzo 2019 c'eravamo anche noi, che abbiamo dato il nostro parere sulle proposte di parte pubblica ad oggi tutte sbilanciate a favore di Aziende e Regioni e Province e deficitarie nelle esigenze immediate delle migliaia di medici della medicina generale.
 
Noi, conformemente a quanto istituito dalla legge n.289 del 2002, riconosciamo in Sisac la delegazione di parte pubblica che rappresenta le Regioni e le Province autonome per il rinnovo dell'accordo dei nostri professionisti, nominata dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano.
 
Pertanto, nel metodo, il tavolo di trattativa dovrebbe essere quello, mentre prendiamo atto che c'è qualcuno che lo lascia a metà seduta per trattare in tavoli separati ministeriali in spregio a chi mette il cuore oltre gli ostacoli per trovare soluzioni alle nostre difficoltà e discutere serenamente, in conformità alle regole ed ai regolamenti, qualche cosa che ci manca da oramai nove anni.
 
In quanto al merito non ci sembra che per duecento euro lordi al mese di aumenti, di cui il 70% va ulteriormente trattato dalle Regioni e Province autonome, sia sufficiente discutere di certificazione INAIL, diritti sindacali, giovani e cooperative di servizi. I medici di medicina generale necessitano di ben altro! dopo che dal 2010 vengono privati della vacatio contrattuale che, al contrario, viene annualmente data alla dirigenza medica, secondo quanto previsto dalla L.165 che ci ricordano continuamente.

 
Soprattutto, e non si fa certo populismo a dire il vero, necessitano di risorse certe, immediatamente, per il loro personale di studio, per i loro associazionismi, per limitare la burocrazia imperante, per lasciarci fare clinica piuttosto che centralinisti di smistamento sanitario, per occuparci delle patologie croniche.
 
Se la parte pubblica propone le incombenze della 165, dall'altra parte si dovrebbe proporre ferie, malattia pagata, sicurezza sui posti di lavoro, etc, non certo la certificazione INAIL retribuita meno di quello che prendiamo per una compilazione telematica che porta via trenta minuti di tempo alla nostra clinica.
 
Se da parte pubblica si vuole discutere di aggregazioni, dall'altra parte si dovrebbe spiegare loro che attualmente ci sono 20 modelli differenti di aggregazioni che andrebbero delineate come un solo modello a livello nazionale. Se da una parte si propone di alterare i diritti sindacali e la rappresentatività presente in tutti i contratti della sanità, dalla nostra parte bisognerebbe sottolineare che prioritariamente, entro due mesi, a noi stanno a cuore le categorie dei medici di famiglia, della continuità assistenziale, soprattutto della emergenza sanitaria territoriale, di cui si parla sempre troppo poco, e della medicina penitenziaria, relegate, in marzo 2018, in secondo piano rispetto a tutto il resto.
 
E per tutto ci vuole tempo, servono discussioni approfondite, serve soprattutto tutelare normalmente ed economicamente tutti i settori della medicina generale attuali
 
Dott. Nicola Paoli
Coordinatore Nazionale Cisl medici di medicina generale

21 marzo 2019
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